Wise Society : La cartella clinica diventa “umana”
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La cartella clinica diventa “umana”

Il progetto della scrittrice Rosalba Panzieri ha l'obiettivo di dare dignità morale e scientifica a paure e aspettative del paziente. Sperimentazione in 50 ospedali

18 Luglio 2014

Ospedale San Filippo Neri - Foto Wikimedia by Mario1952Persone prima che pazienti. Uomini, donne e bambini con le loro diverse paure nei confronti della malattia che si trovano a dover fronteggiare. Da oggi in 50 ospedali italiani insieme a tutte le informazioni su sintomi, anamnesi e decorso anche il racconto delle proprie preoccupazioni e aspettative sulla malattia finirà nella cartella clinica che, proprio per questo, viene definita “umana”. Il progetto è l’evoluzione del laboratorio di ricerca stabile in corsia per umanizzare le terapie attraverso l’arte nato nell’aprile 2012 dall’idea della scrittrice e attrice Rosalba Panzieri appoggiata dai professori Massimo Santini e Vincenzo Loiaconi del dipartimento Cardiovascolare dell’Azienda ospedaliera San Filippo Neri di Roma. Dopo la sperimentazione portata avanti con l’adozione della cartella clinica “umana” oltre che nell’ospedale romano anche in alcuni reparti degli Ospedali riuniti di Foggia, dell’Asl 1 di Sassari e del Gaslini di Genova, il progetto è pronto a spiccare il volo con una sperimentazione allargata con l’appoggio del Cnr, della Federazione nazionale dell’ordine dei medici chirurghi e odontoiatrici (Fnomceo), dell’Associazione nazionale medici di direzioni ospedaliere, dell’associazione Ospedali pediatrici italiani, dell’associazione Salute Attiva Onlus. «Il progetto – ha detto il presidente del Cnr, Luigi Nicolais – fornisce un originale approccio, metodologico e sperimentale, alla creazione di un’alleanza terapeutica tra medico e paziente in quanto arricchisce il rapporto di nuove chiavi di lettura e informazioni sulla capacità di risposta e di reazione del degente e di chi lo cura».

Le informazioni sul vissuto non saranno, però, raccolte dai medici ma scritte di pugno dagli stessi pazienti attraverso il “modello narrativo alfa”, creato dalla stessa Panzieri. Un modello che, come ha spiegato la scrittrice in fase di sperimentazione del progetto, «è stata la risposta bianca della carta alla domanda che mi sono posta lavorando giorni su giorni accanto a persone, medici e pazienti». «Sembra una banalità – ha affermato -, invece è uno strumento di grande importanza perché non solo ridà valore alla persona, ma traduce nella pratica il concetto di accoglienza del paziente e quello di alleanza tra lui e il medico, per garantire un rapporto terapeutico migliore».

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