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Cannabis terapeutica, la filiera italiana porta posti di lavoro e soldi

Coldiretti stima un valore di 1,4 miliardi di euro e 10mila posti di lavoro dalla nascita di una cosiddetta new canapa economy. Ecco cosa serve

Andrea Ballocchi
13 settembre 2018

La chiamano new canapa economy ed è una tendenza in atto in Italia. Si tratta della coltivazione della cannabis sativa, una pianta dagli utilizzi decisamente green, a partire dalla bioedilizia fino ad arrivare alla nutraceutica, alla cosmesi e al tessile. Nel giro di pochi anni, evidenzia Coldiretti, si è passati da 400 ettari coltivati nel 2013 a sfiorare i 4000 come previsto per il 2018.

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In Italia i prodotti della cannabis terapeutica – prescrivibili esclusivamente dal medico – trovano impiego, spiega il ministero della Salute, “nella terapia del dolore per gravi patologie quali la sclerosi multipla e le lesioni midollari, ma anche nella cura dei tumori per alleviare i sintomi causati dalla chemio e radioterapia, Foto: Pixabay

Accanto alla produzione agricola di questa specie, ce n’è una altrettanto vantaggiosa e che riguarda la cannabis terapeutica, ottenuta dalle inflorescenze della pianta della varietà indica, simile dal punto di vista botanico alla sativa, la cui coltivazione aveva portato l’Italia negli anni Quaranta del secolo scorso ad assurgere al ruolo di secondo produttore mondiale con 100mila di ettari coltivati.

CANNABIS TERAPEUTICA, IMPIEGHI E BENEFICI – In Italia i prodotti della cannabis terapeutica– prescrivibili esclusivamente dal medico – trovano impiego, spiega il ministero della Salute, “nella terapia del dolore per gravi patologie quali la sclerosi multipla e le lesioni midollari, ma anche nella cura dei tumori per alleviare i sintomi causati dalla chemio e radioterapia”. I benefici sono molteplici, per questo c’è molta richiesta che, però, non può essere soddisfatta dalla produzione nazionale, con la necessità di importarla in buona parte dall’Olanda, principale produttore europeo. L’import dal Paese è aumentato di oltre il 50%, come attesta la richiesta di ulteriori 250 kg del prodotto, in aggiunta ai 450 kg già concordati sia per il 2018 che per il 2019. In Italia l’unico ente autorizzato alla produzione è l’Istituto Chimico Farmaceutico militare di Firenze.

La scarsità di scorte porta anche a ritardi e disservizi, mentre l’importazione dall’estero significa muovere economie altrui. Da qui lo stimolo di Coldiretti di incentivare la coltivazione nel Belpaese. La Confederazione nazionale dei coltivatori diretti ha stimato, con uno studio che il beneficio economico generato dalla produzione, trasformazione e commercio della cannabis a scopo terapeutico per soddisfare i bisogni dei pazienti sarebbe in grado di garantire un business da 1,4 miliardi di euro e almeno 10mila posti di lavoro generati lungo tutta la filiera.

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Cannabis terapeutica: Secondo Stefano Masini di Coldiretti “In Liguria esiste un allestimento di serre che potrebbero essere convertite e trasformate adeguatamente. Come esistono dei protocolli per la coltivazione in ambiente protetto degli Ogm, andrebbero stipulati dei protocolli di rischio specifici. Con la Pubblica amministrazione potremo definire appositi programmi di lavoro e di approfondimento per valutare forme di prevenzione e regole precauzionali”, image by: iStock

I PRESUPPOSTI PER FAR NASCERE UNA FILIERA ITALIANA – «Siamo consapevoli che rientra tra le sostanze psicotrope su cui l’ordinamento giuridico stabilisce doverose limitazioni per evitare che possa essere facilitato l’accesso al consumo» spiega Stefano Masini responsabile nazionale ambiente della Coldiretti. «Posto questo, l’Italia ha una particolare conoscenza dal punto di vista agronomico: il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea) ha sperimentato particolari azioni di selezione mirate. I presupposti per la sua coltivazione ci sono tutti: per questo è nostra intenzione presentare una richiesta al Governo per valutare le condizioni obiettive subordinate alle quali sia possibile coltivare, in ambiente protetto e in condizioni di sicurezza, la coltivazione del prodotto». Perdere questa occasione, prosegue Masini, «sarebbe un’occasione mancata». Naturalmente, ciò implica l’osservanza ferrea di tutte le procedure necessarie per la messa in sicurezza. Dal punto di vista agronomico la coltivazione della piante è semplice.

DOVE SI COLTIVA LA CANNABIS TERAPEUTICA – Le infrastrutture sarebbero già state individuate: «In Liguria esiste un allestimento di serre che potrebbero essere convertite e trasformate adeguatamente. Come esistono dei protocolli per la coltivazione in ambiente protetto degli Ogm, andrebbero stipulati dei protocolli di rischio specifici. Con la Pubblica amministrazione potremo definire appositi programmi di lavoro e di approfondimento per valutare forme di prevenzione e regole precauzionali».

Le strutture ci sono, le competenze anche, segnala Masini: «I vivaisti italiani in parte conoscono già la cannabis per uso alimentare e in ogni caso vantano una profonda conoscenza di floricoltura in serra; Ripeto, servono luoghi confinati oltre a sistemi di sicurezza che vanno definiti».

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