Wise Society : L’abilismo, spiegato: cos’è e come si manifesta

L’abilismo, spiegato: cos’è e come si manifesta

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2 Febbraio 2026

Nonostante si tenti di superare alcuni limiti, la società contemporanea, è permeata di pregiudizi e gli atteggiamenti abilisti sistemici e diffusi che vanno dalle forme più esplicite e aperta di discriminazione a quelle non intenzionali

Partire dal presupposto che esistano un corpo e una mente normali, che rappresentano la regola e che, quindi, chi non soddisfa questi standard abbia caratteristiche “inferiori”. Su questo “assunto” si basa il concetto di abilismo ovvero la discriminazione e lo stigma nei confronti delle persone con disabilità. Approfondiamo l’argomento capendo meglio cos’è l’abilismo e perché la nostra società possa oggi essere considerata una società abilista.

Simbolo disabilità

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Abilismo, che cos’è e come si manifesta

Derivato dall’aggettivo abile con l’aggiunta del suffisso -ismo, sul modello dell’inglese ableism, secondo il dizionario Treccani la definizione di abilismo è l’atteggiamento discriminatorio e svalutativo verso le persone con disabilità. Paragonabile ad altre forme di oppressione come sessismo o razzismo, l’abilismo identifica le persone in base alla loro condizione di disabilità e le tratta in modo “diverso”, limitandone diritti e partecipazione alla società.

In particolare, l’abilismo si manifesta a diversi livelli: individuale, culturale e strutturale. In particolare:

  • a livello individuale, attraverso insulti, battute offensive, pietismo, svalutazione, oppure già attraverso il trattamento delle persone con disabilità come “eroi” o “esempi di ispirazione” per aver semplicemente svolto attività quotidiane
  • a livello culturale attraverso l’oppressione che si manifesta nel linguaggio, nelle istituzioni, nelle aspettative sociali e rappresentazione mediatica, dove la disabilità è vista come una tragedia da evitare o superare.
  • a livello strutturale quando esistono delle barriere architettoniche o è del tutto assente l’accessibilità in spazi pubblici, trasporti, servizi e mobilità.
Abilismo: definizione sul dizionario

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Abilismo e società abilista

Nonostante gli sforzi di superamento di alcuni concetti, la società contemporanea, è permeata di pregiudizi e gli atteggiamenti abilisti sistemici e diffusi. Non siamo in errore, quindi, quando parliamo di società abilista, ovvero di una società che pullula di esempi di abilismo diretto e abilismo indiretto.

  • L’abilismo diretto è la forma più esplicita e aperta di discriminazione ed è caratterizzata dalla volontà consapevole di escludere, svalutare o danneggiare una persona a causa della sua disabilità.
  • L’abilismo indiretto non è necessariamente intenzionale ma deriva da prassi, norme e strutture che favoriscono implicitamente le persone abili e svantaggiano le persone con disabilità.

Esempi di abilismo nella società

Le manifestazioni di abilismo nella società contemporanea sono tantissime. Per esempio, c’è abilismo nearchitettonico: da negozi o edifici pubblici che hanno solo scale e nessun ascensore o rampa e impediscono l’accesso alle persone che usano la sedia a ruote o che hanno mobilità ridotta a mezzi pubblici (autobus, treni) che non hanno rampe funzionanti o non forniscono annunci vocali e visivi adeguati per le persone non vedenti o sorde, fino all’assenza di accomodamenti lavorativi per lavoratori con disabilità o la presenza di siti web o documenti digitali che non sono progettati per essere compatibili con le tecnologie assistive.

Oltre a quello più evidente in quanto strutturale, però, l’abilismo è spesso insito nel linguaggio e si manifesta nell’uso di parole e frasi che identificano la persona con la sua condizione o che usano i termini relativi alla disabilità in senso dispregiativo. Ad esempio usare il nome di una disabilità per denigrare qualcuno implica che la disabilità stessa sia un difetto o un fallimento. Allo stesso tempo, usare una dicitura come “diversamente abile” è un eufemismo che nega l’esperienza della disabilità e cerca di rendere la condizione “più accettabile”, ignorando l’oppressione sistemica. Decisamente più corretto, infatti, utilizzare diciture come persona con disabilità o, se appropriato, il termine corretto per la condizione specifica (persona sorda, persona neurodivergente).

Ma sono tanti altri i casi di abilismo insito nel linguaggio: dire costretto o confinato sulla sedia a rotelle fa percepire la sedia come un vincolo e non uno strumento di autonomia e, allo stesso modo, dire “soffre di…” o “è affetto da…” rende la disabilità una malattia.

L’abilismo ha anche aspetti che si traducono in pietismo o in una sorta di ispirazione: ed è questo il fenomeno conosciuto come inspiration porn. Si tratta di quando si esplicitano complimenti inopportuni, per esempio, dicendo a una persona con disabilità: “sei così coraggioso/a “solo per essere uscito di casa” o “sei un esempio di ispirazione” per aver fatto una cosa comune (fare la spesa, lavorare).

C’è anche un altro aspetto ed è quello della rappresentazione della disabilità solo come una tragedia da superare a tutti i costi, o come una lezione di vita per le persone “abili” fino alla cosiddetta negazione e semplificazione (per esempio arrivare a ignorare la disabilità  invisibile dicendo alle persone con disabilità non visibile frasi come “non sembri neanche disabile!”) o ancora parlare a una persona con disabilità con tono di voce alto e lento, o rivolgersi al suo accompagnatore (il cosiddetto infantilizing).

tastiera per persona cieca

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Il problema dell’abilismo interiorizzato

Ma c’è di più. L’abilismo di una società può diventare anche abilismo interiorizzato: questo significa che viene assorbito e rivolto contro se stesso da una persona con disabilità. E avviene quando questa persona arriva a credere e accettare inconsapevolmente che la sua disabilità la renda inferiore o di minor valore rispetto alle persone “abili” oppure meno capace di raggiungere obiettivi o di vivere pienamente.

L’abilismo interiorizzato può manifestarsi in vari modi che vanno dal passing, ovvero il tentativo di “passare per abile” o di nascondere la propria disabilità per evitare discriminazioni, spesso a costo di un notevole stress psicologico all’auto-colpevolizzazione, cioè a credere che gli ostacoli e le discriminazioni che si incontrano non siano il risultato di una società inaccessibile e abilista, ma un fallimento personale legato alla propria disabilità.

Inolte l’abilismo interiorizzato può ridurre inconsciamente i propri obiettivi o le proprie aspettative accademiche/professionali, credendo di non essere “abbastanza abili” o meritevoli di successo e far rifiutare ausili e supporti (sedie a rotelle, bastoni, apparecchi acustici) o chiedere accomodamenti, per paura di apparire “troppo disabile” o di confermare lo stereotipo. Fino addirittura all’isolamento cioè alla convinzione di non essere compresi da nessuno che non sia disabile.

Chiaramente, l’abilismo interiorizzato è risposta psicologica di difesa e adattamento a un ambiente sistematicamente ostile. Per una persona con disabilità che è cresciuta in una cultura che valorizza solo l’abilità fisica e mentale, è difficile non assorbire il messaggio che c’è qualcosa di sbagliato in lei.

Maria Enza Giannetto

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