Alla Permanente il meglio della fotografia naturalistica mondiale: uno sguardo potente sulla biodiversità che resiste e su quella che stiamo perdendo
Ogni anno, il Wildlife Photographer of the Year non è solo una mostra: è una chiamata all’attenzione globale. E la 61ª edizione, ospitata dal 15 novembre al 25 gennaio al Museo della Permanente di Milano, lo conferma con forza. Un viaggio emozionante dentro i luoghi più selvaggi – e spesso più minacciati – del pianeta, raccontati attraverso 100 immagini premiate dal Natural History Museum di Londra e proposte in contemporanea mondiale grazie all’organizzazione dell’associazione culturale Radicediunopercento.

Foto: Gabriella Comi – courtesy Wildlife Photographer of the Year.
Un viaggio nella bellezza, ma anche nella fragilità del pianeta
Le fotografie, esposte su grandi light panel retroilluminati, sembrano pulsare di vita propria: dai predatori notturni ai minuscoli insetti dei boschi italiani, dagli oceani agli habitat urbani, ogni scatto mostra quanto la biodiversità sia spettacolare, complessa e sempre più vulnerabile.
Tra i protagonisti di quest’anno spicca l’immagine vincitrice del sudafricano Wim van den Heever, che ha atteso dieci anni per catturare una iena bruna aggirarsi tra i resti di una città mineraria abbandonata in Namibia. Uno scatto che parla di resilienza naturale, ma anche di ciò che lasciamo dietro di noi.
Foto: Wim van den Heever - Courtesy Wildlife Photographer of the Year
Ritratti potenti, giovani talenti e nuove visioni dell’impatto umano
Accanto ai maestri della fotografia naturalistica, questa edizione celebra anche il talento giovane: l’italiano Andrea Dominizi, primo connazionale a vincere lo Young Wildlife Photographer of the Year, firma un’immagine struggente che racconta la perdita di habitat nei Monti Lepini. L’Italia è presente anche con altri nomi di rilievo, come Philipp Egger, autore del magnetico ritratto di un gufo reale, e i fotografi che hanno ottenuto menzioni speciali nelle diverse categorie.
La mostra approfondisce inoltre una delle questioni cruciali per la conservazione: capire quanto stia realmente cambiando la biodiversità. Per la prima volta, infatti, alcune opere sono affiancate dal Biodiversity Intactness Index (BII), il rivoluzionario strumento sviluppato dal Natural History Museum per misurare lo stato di salute degli ecosistemi su scala globale. Un modo per trasformare la meraviglia in consapevolezza, e la consapevolezza in azione.

La foto vincitrice del Wildlife Photographer of the Year 2025 è del fotografo naturalista sudafricano Wim van den Heever: con la sua potente immagine “Ghost Town Visitor” (Visitatore della città fantasma) evidenzia come la natura selvaggia può si riappropriarsi degli spazi costruiti dall’uomo; una visione inquietante e affascinante di una iena bruna in visita ai resti scheletrici di una città mineraria di diamanti, abbandonata da tempo a Kolmanskop, in Namibia.(Foto: Wim van den Heever, courtesy Wildlife Photographer of the Year)
Accanto all’esposizione, la Permanente ospita visite guidate speciali, laboratori interattivi per famiglie, serate gratuite con fotografi e biologi, e un’attenzione inclusiva all’accessibilità grazie alle Descrizioni Morfologiche audio per persone con disabilità visiva.
Il risultato è un percorso che emoziona, informa e invita a una riflessione urgente: per salvare la biodiversità non basta ammirarla, dobbiamo imparare a proteggerla.
Vincenzo Petraglia

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