Wise Society : Vasto: una “terra d’oro” affacciata sul mare abruzzese

Vasto: una “terra d’oro” affacciata sul mare abruzzese

di Paola Greco
6 Giugno 2024
SPECIALE : Meraviglioso Abruzzo: itinerari e attrazioni

Un viaggio tra spiagge da Bandiera Blu, Riserve Naturali, Trabocchi, ma anche tanta storia, per riempirsi gli occhi e il cuore di bellezza e recuperare una dimensione rigenerativa

Siamo in Abruzzo, a Vasto: una cittadina arroccata sul mare, benedetta dal clima mite e da un cielo sempre limpido, dove la linea dell’orizzonte è talmente sottile da mischiare gli azzurri dell’uno e dell’altro. Affacciata su quello che viene chiamato il Golfo d’Oro, per l’estesa baia a forma di mezzaluna caratterizzata da sabbia dorata, Vasto è stata considerata sin dall’antichità un importante borgo marinaro per la sua posizione privilegiata. La città oggi è molto conosciuta come località marittima grazie alle sue bellissime spiagge (insignite ormai da anni col titolo di Bandiera Blu) e grazie al fatto di essere parte integrante della suggestiva Costa dei Trabocchi. Se desiderate una vacanza in cui visitare ogni giorno una spiaggia diversa, fare lunghe passeggiate o anche escursioni in riserve naturali, fare tanto sport, visitare una cittadina ricca di storia e anche mangiare divinamente a chilometro zero, magari su un trabocco in mezzo al mare (è questa la patria del sublime Brodetto, composto esclusivamente ed orgogliosamente dei “pescetti del Vasto”), siete nel posto giusto. Ecco allora cosa fare e vedere a Vasto.

Centro storico di Vasto

Centro storico di Vasto – Costanzo D’Angelo – Fotografo

Vasto, una costa dalle mille sfaccettature: dallo sport alle spiagge

Con i suoi 20 chilometri di costa, di cui 7 sabbiosi e 13 di scogli e ciottoli, il litorale di Vasto rappresenta una meta balneare di primaria importanza: basti pensare che ha ricevuto la Bandiera Blu dal ’97 al ’99 e poi tutti gli anni dal 2003 in poi.

Negli ultimi anni, in particolare, la città si è aggiudicata il prestigioso riconoscimento per ben 4 spiagge: quella di Punta Penna, nella riserva di Punta Aderci, e di Vasto Marina, che sono sabbiose, e per quella di ciottoli che va dal Vignola a San Nicola (che quindi include 2 spiagge attigue). È di questi giorni la notizia che a queste se n’è aggiunta anche un’altra, quella della riserva naturale di San Tommaso, ultimo lembo di litorale vastese andando verso sud, che costituisce uno dei rari tratti di costa abruzzese con vegetazione dunale e con piante rare in pericolo di estinzione.

Attività sportive e ricreative

La bellezza di questo pezzo di costa risiede nella varietà dell’offerta, che la rende meta ideale per un turismo dinamico e sostenibile. Gli sportivi potranno scegliere tra i campi di beach volley sulle spiagge ampie e chilometriche di Vasto Marina, o una pedalata sulla via dei Trabocchi. Tutto il litorale vastese infatti è parte integrante della Via Verde, una pista comoda e panoramica, quasi a pelo d’acqua, con la quale è possibile visitare, a piedi o in bicicletta, l’intera costa dei Trabocchi, lunga circa 42 chilometri.

È possibile inoltre praticare snorkeling nelle diverse calette, oppure surf, kitesurf e parapendio. Da non perdere l’escursione al Parco Archeologico Sommerso di Vasto Marina, visitabile con una semplice maschera o degli occhialini e a piedi lungo la riva oppure prenotando una escursione guidata col Consorzio “Vivere Vasto Marina”: nel tratto di mare poco profondo compreso tra il Monumento alla Bagnante e il trabocco “Concarella” sono infatti presenti i resti archeologici di un centro portuale risalente al tempo dei Romani.

Trabocco sulla costa di Vasto

Trabocco sulla costa – Costanzo D’Angelo – Fotografo

Spiaggia di Vasto Marina

La spiaggia di Vasto Marina è sicuramente la più ampia ed estesa della città, caratterizzata da sabbia dorata finissima e bassi fondali. Quattro chilometri di costa che partono con il Monumento alla Bagnante – una statua di bronzo alta circa 3 metri, posta su uno scoglio poco distante dal bagnasciuga – arricchita da un bel pontile che si protende verso il mare a indicare l’orizzonte. Questa è la spiaggia più famosa e turistica, comoda, ricca di servizi e ben attrezzata, particolarmente adatta alle famiglie, molto amata dai vastesi, ma è solo una delle tante perle di questo tratto di costa.

Di scogli e calette

Dalla spiaggia di Casarza a quella di ciottoli di San Nicola e del Vignola, fino alle insenature di quella di Torricella o la Canale, Vasto è costellata di piccoli accessi al mare in cui assaporare una natura selvatica, spesso impreziosita dalla presenza di piccoli trabocchi. Arrivarci e conquistare il proprio angolo di paradiso per una giornata o per qualche ora non è sempre facile, ma la fatica è ben ripagata: gli scogli e i ciottoli mostrano un’acqua cristallina, più profonda e fresca rispetto alle spiagge più tradizionali, in cui godersi solitudine e tranquillità. Ideale per chi ama la natura incontaminata e un po’ selvaggia e per questo rinuncia volentieri a servizi e stabilimenti balneari.

Punta Aderci e Punta Penna

Capitolo a parte merita la Riserva di Punta Aderci, che custodisce al suo interno, oltre alla omonima spiaggia, anche quella dei Libertini, di Punta Penna e di Mottagrossa.
La Riserva si estende per 285 ettari, dalla spiaggia di Punta Penna alla foce del fiume Sinello, ed è il luogo ideale sia per escursioni a piedi, a cavallo o in mountain bike, sia per itinerari in canoa o immersioni.

La spiaggia di Punta Penna rappresenta l’arenile sabbioso più suggestivo di tutta la regione. Le sue dune, che degradano dolcemente verso il mare, sono incorniciate da una natura rigogliosa e selvaggia. L’habitat, perfettamente conservato, costituisce un rifugio privilegiato per tante specie, marine e terrestri, come delfini, tartarughe marine e il famoso fratino. Ma anche l’allodola, l’airone rosso, l’airone cenerino, la garzetta, l’averla capirossa, il Luí piccolo, lo sparviero, il falco di palude, il falco pecchiaiolo e l’albanella minore.

Risalendo lungo la falesia, fino alla sommità del promontorio più alto, è possibile ammirare l’intera riserva, i fondali marini sottostanti e godere della straordinaria vista sui profili montuosi della Majella, del Gran Sasso e dei Monti Sibillini. Proseguendo nel cammino si raggiunge la splendida e solitaria spiaggia di ciottoli di Mottagrossa. Da qui è possibile percorrere un sentiero panoramico di circa 3 chilometri che consente di scoprire un paesaggio unico, tra pinete sul mare, vallate e tratti di macchia mediterranea.

Punta Aderci

Punta Aderci – Costanzo D’Angelo – Fotografo

Alla scoperta di Vasto, maestra di storia e resilienza

Vasto è certamente uno dei luoghi più caratteristici dell’Abruzzo. Adagiata sulle colline della costa meridionale della regione è un balcone sul mare, sospeso tra cielo e terra. Mariella Fiore, pedagogista, psicomotricista e raffinata scrittrice vastese, la descrive così nell’incipit del suo libro d’esordio “Allora resta” in cui la città è rinominata – non a caso – Aria:

“Aria sta in cima al mare, anche se la cima del mare non esiste. Sembra ci si aggrappi sopra, a un centinaio di metri, e cerchi di restare dov’è nonostante le frane e terremoti tentino di farle cambiare idea. Questo paesello non ci bada. È come un balcone, ti fa venire voglia di affacciarti, poggiare le mani sulla ringhiera e respirare.”

Sì, perché questa ridente cittadina, come tante altre zone del centro-sud, è terra di terremoti e frane, ma è anche maestra di resilienza. L’ultima sciagurata frana ha colpito Vasto nel febbraio del 1956, ricordato ancora oggi come uno dei mesi più gelidi di tutto il ‘900. La neve cominciò a scendere copiosa anche su questo fazzoletto di terra su cui nevica davvero raramente, fino a quando le temperature non cominciarono a salire, la neve a sciogliersi e ad essere sostituita da abbondanti piogge che portarono al collasso tutto il costone orientale. Un intero quartiere del centro storico rovinò su se stesso, insieme alla secolare chiesa di San Pietro. Fortunatamente si ebbe il tempo di evacuare tutta la zona nei giorni precedenti, ma quella ferita segnò profondamente Vasto ed i vastesi. Parlavamo di “resilienza”: perché quella cicatrice oggi è diventata una via panoramica di sublime bellezza, che ricorda l’antica arte giapponese del Kintsugi, con cui si ripara con l’oro ciò che si è rotto, nella convinzione che possa diventare più bello, perché la rottura va accolta come l’integrità.

La resilienza in uno scatto

Ed è tra questi vicoli che è stata scattata una foto che ha fatto il giro del mondo, testimonianza, ancora una volta, della resilienza dei vastesi. Correva l’anno 2020 erano i giorni più bui della pandemia e il fotografo vastese Costanzo D’Angelo, passando lungo Vico Sportello, è riuscito a fermare l’istante perfetto: due dirimpettai che da una finestra all’altra si passano il caffè. In questa immagine c’è tutto: la voglia di normalità prima di tutto, di continuare a condividere abitudini, il bisogno di non arrendersi, di continuare a sorridere in compagnia, attraverso un gesto gentile. In pochissimi giorni “Risvegli all’italiana” ha fatto il giro del mondo, postata e condivisa all’infinito, tanto da essere stata votata come foto dell’anno su Instagram Italia nel 2020, simbolo di una speranza che voleva divampare.

Risvegli all'italiana

Foto Costanzo D’Angelo – Fotografo

La Via Adriatica e il Portale di San Pietro

Passeggiando lungo via Adriatica, balconata tra le più belle di tutta la costa, si respira l’odore del mare e lo sguardo può spaziare fino alle Isole Tremiti e al Gargano. Partendo da Palazzo d’Avalos, ad un certo punto ci si imbatte in quello che la frana ha risparmiato: la facciata di San Pietro, in stile romanico del XII secolo, in cui è incastonato il prezioso portale, nella cui lunetta è possibile ammirare una minuscola scultura di Madonna con Cristo Infante e, subito al di sotto, un esempio rarissimo di bassorilievo raffigurante la Deposizione di Cristo con una corona regale, in luogo della più comune corona di spine. Questo portale così riccamente decorato fa da suggestiva cornice all’azzurro del cielo che si fonde con l’azzurro ancora più intenso del mare, ed è per questo uno dei posti più fotografati della città.

Via adriatica a Vasto

Via Adriatica – Costanzo D’Angelo – Fotografo

Palazzo D’Avalos e i Giardini Napoletani

Con il suo spettacolare affaccio sul mare, ed i suoi maestosi giardini napoletani Palazzo d’Avalos è uno di quei posti in grado di far riconciliare col mondo. Antica residenza della prestigiosa famiglia d’Avalos, i cui feudi nel Regno di Napoli si estendevano fino a lambire le rive dell’Adriatico e queste terre, è uno dei più significativi esempi di architettura rinascimentale abruzzese.

Durante i tre secoli di signoria, tra la fine del ‘400 e l’occupazione francese del 1799, il palazzo assunse man mano la connotazione di una reggia, luogo d’incontro di una piccola corte locale. Affascinante e inaspettato il giardino napoletano: una terrazza sul mare che sembra protendersi verso l’infinito azzurro. Cinto quasi completamente da delle alte mura, è godibile in alcuni punti anche attraverso le belle grate in ferro battuto, da cui è possibile indovinare l’antico impianto tardo settecentesco, riportato alla luce grazie ad un certosino intervento di restauro. Questo presenta le caratteristiche barocche tipiche dei giardini e dei chiostri napoletani più illustri: quadrati d’erba divisi da vialetti lastricati con mattoni, un pozzo centrale, alberi da frutto e piante ornamentali con essenze aromatiche dai profumi inebrianti.

Le colonne originariamente erano tutte intonacate e sorreggevano un pergolato su travi in legno che donava ombra ed una dolce intimità. Caratteristico è anche l’utilizzo di maioliche che abbelliscono l’ingresso del giardino tra i due archi e i sedili in muratura intorno al pozzo.

Vasto: Panoramica Palazzo D'avalos Golfo

Panoramica di Palazzo D’avalos sul Golfo – Costanzo D’Angelo – Fotografo

La Loggia Amblingh

Costeggiando Palazzo d’Avalos dal lato dei giardini napoletani, si arriva dopo poche centinaia di metri sulla Loggia Amblingh, il belvedere orientale, che fiancheggia il borgo antico, a picco sul mare, sospeso su campagne d’ulivi e aranci e orti per una passeggiata panoramica che lascia senza fiato. Alle spalle della loggia si sviluppa il quartiere medievale con le sue caratteristiche stradine e le numerose rampe di scale.

Proseguendo la passeggiata, si arriva alla casa del poeta, critico d’arte e patriota vastese Gabriele Rossetti, oggi sede del Centro Europeo di Studi Rossettiani. Continuando a camminare lungo la cordonata, si può apprezzare l’arco di Porta Catena, l’ultima porta superstite delle antiche mura – risalente all’incirca all’inizio del ‘400 – sormontata da una graziosa loggetta. Accedendo alla loggia Amblingh da questo punto, davvero gli occhi non sanno più dove guardare: il golfo lunato è tutto in uno sguardo, un panorama benedetto da un sole splendente che si riflette sulle acque dell’Adriatico, colline verdi in lontananza, ancora luce. Non resta che approfittare di una panchina e godere del tepore di questo paradiso.

Concattedrale di San Giuseppe

Vicino Palazzo d’Avalos, troviamo la Cattedrale di San Giuseppe: il Duomo di Vasto risale al 1262 e nel corso dei secoli ha cambiato più volte nome ed anche destinazione, divenendo per un certo periodo anche un convento. Nel 1566 fu saccheggiato e incendiato dai turchi, ed anche per questo, nel corso del tempo, la costruzione è stata rimaneggiata più volte: originariamente in arte romanica, è stato rifatto in stile tardo gotico nel XIX secolo. All’interno sono presenti sculture lignee del ‘500 ed il campanile in stile barocco con balaustra in ferro battuto è stato aggiunto nel 1730. Conserva però intatta la suggestiva e lineare facciata duecentesca, in pietra della Majella, con il bel portale finemente lavorato, al di sopra del quale si apre un magnifico rosone, anch’esso in pietra, restaurato nel ‘900.

Castello Caldoresco

Il Castello Caldoresco è uno dei più importanti esempi di arte militare medievale dell’Italia Meridionale. La maestosa roccaforte prende il nome da Giacomo Caldora, Marchese del Vasto, che la fece costruire nel 1439, su una precedente struttura, risalente probabilmente ai tempi di Carlo Magno, la quale a sua volta poggiava sull’impianto murario dell’antichissimo anfiteatro romano, ancora visibile nei sotterranei del castello. Giacomo Caldora lo fece edificare come una fortezza militare, con le tecniche più aggiornate del tempo, in modo che potesse resistere agli assalti di banditi e pirati. Faceva infatti parte del sistema difensivo della città, insieme alle sei torri lungo le mura con fossati e con quattro porte d’ingresso.

Nei secoli è stato più volte modificato, fino ai primi del ‘700 quando Cesare d’Avalos lo trasformò in residenza privata, e perse il suo originario aspetto militare. Arroccato sulla parte alta della città, il castello è situato in pieno centro storico.
Oggi resta la facciata settentrionale, con le due torri laterali, più due bastioni ed il primitivo fossato con il ponte levatoio portati alla luce dalle opere di restauro. Il castello Caldoresco è visitabile solo esternamente in quanto oggi è una proprietà privata.

Castello Caldoresco a Vasto

Castello Caldoresco – Costanzo D’Angelo – Fotografo

Cosa mangiare a Vasto: le eccellenze culinarie della città

Il viaggio a Vasto non può terminare senza assaggiare la cucina locale, fatta di gustosi piatti tipici che saccheggiano a piene mani nelle tradizioni sia della pastorizia che marinare. Qui si mangia davvero bene, ma tanti cibi, come i famosi arrosticini o le polpette di cacio e uova, o la pasta con le pelose (un particolare tipo di granchio) si trovano un po’ in tutto l’Abruzzo. Stesso discorso vale per i golosissimi dolci da forno, dai bocconotti, alle ferratelle, ai caggionetti, solo per citarne alcuni. Oppure per il rinomato vino DOC Montepulciano d’Abruzzo, anche se è Janu, un Montepulciano monumentale di una cantina vastese, ad aver ricevuto il riconoscimento di Miglior Vino in Assoluto 2023.
Ma qui vorrei concludere presentandovi due eccellenze culinarie vastesi, che non temono le pur numerose imitazioni, prodotte rigorosamente a Km zero.

La Ventricina Vastese

Cominciamo da sua maestà la Ventricina Vastese: non un semplice salame piccante, ma un insaccato pregiato di carne cruda di maiale preparato con le parti più nobili tagliate a punta di coltello, in pezzi di grana grossa conditi con sale, peperone sia dolce che secco e piccante che gli conferisce il tipico colore rosso e finocchietto selvatico, che regala un retrogusto dolce e speziato.

L’impasto si insacca con molta attenzione fino ad ottenere una palla da uno o due chili. Dopo l’asciugatura e la stagionatura di tre mesi si pulisce e si ricopre con dello strutto per proteggerla da infiltrazioni di insetti e da sbalzi di temperatura. Un salume delle grandi occasioni, che veniva tagliato in famiglia durante i periodi più importanti dell’anno, come per esempio la vendemmia, oppure regalato alle persone importanti, come il prete, il sindaco, il medico. Da gustare accompagnato a formaggi come il pecorino, con pane casereccio, oppure aggiunto ad un sugo importante, sempre innaffiato dal Montepulciano Abruzzese.

Da ogni maiale si ricavano circa tre ventricine grandi. Basta un insacco non curato o una sugnatura imprecisa per far sì che si verifichino infiltrazioni di aria e la ventricina si guasta. Ci sono poi delle difficoltà nella produzione legate al fatto che non vengono usati conservanti, tanto che pare ne riesca solo una su tre, ma quell’una permette di gustare qualcosa di davvero particolare. A causa di queste problematiche, ha rischiato di scomparire ma grazie ad un’Accademia dedicata, a un Presidio Slow Food e a un’associazione di produttori, sta sopravvivendo al tempo e alle difficoltà. Roba da testardi, incoscienti e sognatori.

Il Brodetto di pesce alla Vastese

Non chiamatelo guazzetto o zuppa: il cuoco la prenderebbe sul personale. Sì, perché qui il brodetto è faccenda assai seria: basti pensare che per mettere d’accordo gli chef locali, impegnati in una lunga diatriba circa la tecnica di esecuzione e gli ingredienti da poter utilizzare, è intervenuto qualche anno fa l’Assessorato Comunale al Turismo, il quale ha stilato un disciplinare che non lascia margini a interpretazione, seguito da un Certificato di Qualità della Camera di Commercio della provincia per tutelare e salvaguardare questa eccellenza gastronomica.

Storicamente il Brodetto alla Vastese nasce per preparare i pesci piccoli che costituivano la “scafetta”, ossia il cestino di pesce che il pescatore tratteneva per sé, magari con i pezzi più poveri o piccoli, o con l’invenduto della giornata. Non di rado veniva preparato direttamente in barca. Ne “lu vrudàtt vuastarèule” non vanno meno di sei varietà di pesci, rigorosamente pescati nel tratto di mare fra Ortona e Vasto. Poi aglio, olio evo del posto, i “mezzotempo” freschi (pomodori polposi e saporiti tipici locali, così detti perché maturano a metà stagione), peperone verde dolce, spolverata finale di prezzemolo tritato. Si tratta di un piatto unico, che viene cucinato nel coccio, un tegame di terracotta, con cui viene anche servito a tavola.

Finito il pesce si può fare la scarpetta più buona della vita, col pane abbrustolito, o condirci della pasta lunga, utilizzando lo stesso tegame.Va accompagnato con vino pecorino, o Cerasuolo d’Abruzzo delle colline vastesi, considerato un vino unico nel suo genere, un vino rosato che solo questa zona può vantare.

Paola Greco

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