Wise Society : Vacanze da lupi
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Vacanze da lupi

Turismo ambientale e sostenibile anche d'inverno nel selvaggio territorio del parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise: per fare passeggiate con le ciaspole nella neve o sci alpinismo. Ma soprattutto seguire le tracce di questi importanti predatori nel loro habitat naturale. Di giorno e di notte. Per imparare a conoscerli meglio e fare una straordinaria esperienza

di Laura Campo
25 Gennaio 2011

Parco Nazionale AbruzzoMese di dicembre, otto di sera, Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, all’imbocco di un sentiero nei boschi non lontano da Pescasseroli. «Da ora in poi tutti zitti per almeno un’ora: si cammina al buio, bisogna evitare la luce delle torce e fare meno rumore possibile. I lupi sentono qualsiasi nostro movimento amplificato sette volte. Se avremo fortuna qualche branco ci risponderà per segnalarci la sua presenza».

 

Le istruzioni chiare e decise sono di Cesidio Pandolfi, guida naturalistica dell’agenzia Ecotur (www.ecotur.org) che da vent’anni lavora nel territorio del parco per promuovere attraverso il turismo sostenibile l’interesse verso problematiche ambientali. E il piccolo gruppo di visitatori infreddoliti e incuriositi non discute.Tutti si mettono in cammino senza dire una parola, con l’emozione nascosta di fare una cosa tanto incosueta per chi vive in città: partecipare a un’escursione notturna sulle tracce del lupo appenninico (canis lupus italicus) utilizzando la tecnica del wolf-howling, la stessa usata dai ricercatori per il monitoraggio acustico di questo grande predatore a conferma della sua presenza in un determinato territorio. Arrivati in una zona isolata del bosco, lontana da fonti di inquinamento luminoso e sonoro, si lancia l’ululato del lupo pre-registrato e nel giro di pochi minuti si aspetta una risposta: in natura, infatti, la loro vocalizzazione è un codice di comportamento preciso che ha lo scopo di segnalare la presenza ai propri simili e riunire un branco. Se la voce dei lupi arriva, significa che in quello spazio esiste già un branco e nessun altro gruppo può entrare. Tutto qui, eppure è una delle esperienze più emozionanti e coinvolgenti che si possano fare nella natura del parco d’Abruzzo: immersi in una dimensione sconosciuta, dove suoni e odori ci appaiono nuovi e straordinari e dove, per una volta, si rinuncia al nostro senso più usato (la vista) a favore degli altri (tatto, olfatto, udito) che, improvvisamente si mettono in moto.

Parco Nazionale Abruzzo, foto di Giancarlo Mancori

«È un modo per avvicinarsi a questi animali straordinari e conoscerli meglio, imparare a proteggerli, sfatando finalmente il mito del lupo cattivo delle fiabe. La verità è che non gli è stato perdonato di essere un antagonista dell’uomo: per questo fino al 1974, anche nel nostro Paese il lupo è stato sterminato», spiega Cesidio Pandolfi. Già perchè se questo grande predatore, anello fondamentale della catena alimentare, è oggi protetto in Italia (se ne contano circa 600 esemplari in crescita) in molti altri Paesi come Francia e Svizzera è ancora largamente perseguitato. E il problema principale per la sopravvivenza della specie è sempre lo stesso: una insufficiente percezione da parte dell’opinione pubblica del grande valore (ecologico, etico e sociale) che la conservazione di questi animali rappresenta. Se di notte si possono ascoltare le voci dei lupi, di giorno si va alla ricerca delle loro tracce sulle neve: camminando nei boschi con le ciaspole ai piedi si impara a osservare e riconoscere le loro impronte e i loro escrementi per capire in che direzione si stanno muovendo. «Il nostro parco è ricco non solo di lupi (circa 40 esemplari che vivono in famiglie allargate di 6/8 esemplari) ma di altri grandi carnivori: l’orso marsicano prima di tutti, la lince (ormai rarissima), un rapace importante come l’aquila e poi altra fauna selvatica: cervi, camosci, caprioli», prosegue Pandolfi, «è un territorio dove la presenza degli animali si sente sempre in modo forte e dove è spesso facile vederli. La cosa più importante però è imparare a conoscerli rispettandoli nel modo giusto, perchè il principale problema siamo noi uomini, che occupiamo sempre di più i loro spazi e gli rendiamo difficile la vita», aggiunge la guida di Ecotur.

Parco Nazionale Abruzzo

Dalla riserva integrale della Camosciara alla Val Fondillo, dalla Forca d’Acero al bosco della Difesa (una fiabesca faggeta centenaria location d’eccezione del film di Luc Jacquet La volpe e la bambina) c’è solo l’imbarazzo delle scelta tra gli itinerari da seguire per scoprire il più antico Parco nazionale italiano (nato nel 1922, www.parcoabruzzo.it), anche in pieno inverno, con attività davvero ecosostenibili: passeggiate a piedi, sci alpinismo escursionistico, ciaspole e trekking a cavallo. «Noi offriamo in tutte le stagioni un’alternativa di approccio alla montagna fuori dai contesti turistici di massa», aggiunte Pandolfi, «attraverso l’avvicinanento graduale, la conoscenza e la lettura del territorio. Per questo ci impegnamo a far da tramite tra il Parco e i visitatori e le nostre attività le intendiamo come un momento di condivisione e accompagnamento. Chi arriva qui e cammina o scia con noi deve sentirsi parte di un gruppo e parte della natura di questi luoghi», conclude.

 

È giusto dire, per non creare troppe aspettative, quello che le guide dicono il primo giorno a chiunque voglia partecipare alle escursioni: i lupi sono animali elusivi che hanno imparato a difendersi dagli uomini e non c’è mai la certezza di poterli vedere. Di certo invece, c’è che chi trascorre qualche giorno da queste parti, in sintonia con gli antenati del cane, al ritorno in città avrà probabilmente voglia di cambiare una vecchia abitudine: e al consueto augurio di “in bocca al lupo” non risponderà più “crepi”, ma “viva”!

Parco Nazionale Abruzzo

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