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In Umbria le oche diventano vignaiole

Viaggio nell'azienda vitivinicola Di Filippo dove il vino è biodinamico e tra i filari scorrazzano le oche che tengono pulito il terreno

Mariella Caruso
3 ottobre 2019

Prendi una vigna di trenta ettari in Umbria, nove cavalli di razza comtois e percheron salvati dal macello impiegati per i lavori agricoli, 500 oche che scorrazzano tra i filari e la seconda generazione di una famiglia di viticoltori consapevole della necessità del rispetto della natura e dei suoi tempi. La descrizione bucolica e apparentemente fuori dalla realtà dell’agricoltura moderna, è quella tangibile dell’azienda vitivinicola Di Filippo. Siamo a Cannara, tra Torgiano e Montefalco nel cuore dell’Umbria, in un territorio vocato alla coltivazione delle viti che sta a metà tra la Doc dei Colli Martani e quella del Sagrantino. È qui che Roberto ed Emma Di Filippo hanno preso in mano le vigne che mamma e papà, salernitani, avevano deciso di acquistare nel 1971 per dedicarsi a una vita a misura d’uomo, e le hanno trasformate in un laboratorio di agroforestry, dove il costante equilibrio tra l’uomo, la terra, le piante e gli animali si combina con l’agricoltura biologica e biodinamica.

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Un terzo delle vigne dei Di Filippo sono lavorati a trazione animale con attrezzi specifici sviluppati appositamente; la metà di questi vengono ripuliti dalle oche, Foto: Azienda vitivinicola Di Filippo

LE OCHE IN VIGNALa novità della conduzione della vigna dei Di Filippo sono le oche che servono a ripulire e, contemporaneamente, a concimare i terreni in maniera naturale. «Le oche sono arrivate cinque anni fa. Già da tre anni in azienda avevamo cominciato a lavorare una parte del terreno con i cavalli al posto del trattore quando abbiamo fatto partire il progetto “One Goose Revolution” che è entrato è stato sviluppato con le facoltà di Agraria, Veterinaria e di Scienze Zootecniche dell’Università di Perugia», racconta Emma Di Filippo. «Le nostre oche vengono liberate al mattino nei vigneti e si alimentano delle erbe che crescono tra i filari. Quando è tempo di rientrare vengono incentivate a tornare nel loro recinto da una integrazione alimentare di granaglie rigorosamente biologiche. Solo durante il periodo di germogliamento e maturazione dell’uva le oche vengono tenute lontane dai vigneti», spiega la viticoltrice. Le stesse oche sono parte del circuito economico e virtuoso dell’azienda. «Il nostro è un allevamento etico in cui le oche vivono bene e non vengono sovralimentate. Le vendiamo ai ristoratori della zona e, noi stessi, ne ricaviamo salumi», sottolinea Emma. A certificare la bontà dei terreni, «meno compressi e più fertili», e della carne delle oche, «in quella delle oche che si sono autoriprodotte nel nostro allevamento non c’è antibioticoresistenza e nel loro grasso c’è un perfetto contenuto in omega 3 ed omega 6», è stata ancora l’Università di Perugia che ha inserito le oche dei De Filippo nel progetto denominato “Pollo rurale”.

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Il desiderio dell’azienda è quello di allargare ancora la porzione di vigne lavorate con i cavalli e ripulite dalle oche, foto: Azienda vitivinicola Di Filippo

LE ORIGINI DELLA SCELTA BIODINAMICA – Il passaggio dell’azienda umbra ai dettami dell’agricoltura biodinamica è stata una scelta condivisa da Emma, forte dei suoi studi umanistici che le avevano fatto conoscere il lavoro di Rudolf Steiner, e Roberto, il fratello maggiore di Emma nonché enologo di riferimenti per le 270mila bottiglie annue prodotte dalla cantina che, in termini di produzione, è la seconda umbra tra quelle biologiche. «Eravamo già un’azienda biologica dal 1994, ma nel 2003 abbiamo capito che era necessaria una maggiore sensibilità verso le piante. È stato allora che abbiamo cominciato a pensare a lavorare la terra aiutandoci con i cavalli da lavoro e grazie all’aiuto di Daniele Cardullo, esperto di attacchi, siamo riusciti a operare nel rispetto del terreno», dice Emma con soddisfazione. A oggi 10 ettari dei 30 delle vigne dei Di Filippo sono lavorati a trazione animale con attrezzi specifici sviluppati appositamente; di questi 10 ettari, 5 vengono ripuliti dalle oche.

IL FUTURO – «Il nostro desiderio è di allargare ancora la porzione di vigne lavorate con i cavalli e ripulite dalle oche. In questo confidiamo anche in Filippo e Francesco, 21 e 23 anni, che sono la terza generazione dei Di Filippi e hanno già cominciato a lavorare in vigna», ammette la viticoltrice che ha aperto l’azienda all’attività turistica con visite alla cantina, degustazioni e tour in carrozza.

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