Quando inizia, come funziona e come partecipare alla transumanza
Centinaia di animali in cammino, accompagnati dai pastori lungo sentieri antichi che tagliano boschi, colline e altipiani. Non è un evento rievocativo, ma una pratica viva: la transumanza è un gesto antico, ma ancora oggi un modo sostenibile di allevare, spostarsi e vivere in equilibrio con la natura. È il viaggio stagionale che si compie da secoli alla ricerca di pascoli migliori, un concetto che vive in perfetta armonia con i tempi della terra e con la fatica del cammino.
Oggi, la transumanza è tornata al centro del dibattito ambientale e culturale, tra riconoscimenti UNESCO, turismo consapevole e riscoperta dei mestieri legati all’allevamento sostenibile. Ma cos’è davvero? Quando si svolge? E si può partecipare anche da semplici camminatori o curiosi, per vivere un’esperienza autentica a contatto con la natura?
In questo articolo scopriamo il significato autentico della transumanza, il suo valore nella storia italiana, e come questa pratica millenaria può ancora insegnarci qualcosa di profondo. Sul tempo, sul rispetto e sul legame profondo tra essere umano e natura.

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Cos’è la transumanza: significato etimologico
Per capire di cosa si tratta, partiamo dal significato etimologico del termine: ogni parola ha un significato, in grado di raccontare una vera e propria storia. Nel caso specifico, il termine transumanza deriva dal latino transumere, formato da trans– (che significa “oltre”, “al di là”) e humus (che significa “terra”, “suolo”). Il significato letterale della parola, quindi, è “portare oltre la terra”, oppure, se vogliamo, “andare al di là dei pascoli abituali”.
Il termine esprime perfettamente l’essenza di questa pratica: lo spostamento stagionale del bestiame -bovini, ovini, caprini- da una zona all’altra, seguendo i cicli della natura e cercando pascoli più freschi o più miti, a seconda della stagione. Un movimento lento, continuo, ciclico, regolato da necessità ambientali e carico di significati culturali profondi.

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Quando inizia la transumanza?
Non possiamo dire esattamente quando inizia la transumanza: questo cammino non ha una data fissa, dal momento che segue i ritmi della natura e del clima locale. Quello che possiamo fare, però, è farci un’idea sulla base delle stagioni.
Si distingue, infatti, in due momenti importanti: la transumanza primaverile, detta anche salita, e quella autunnale, detta la discesa. La prima avviene tra maggio e giugno, quando gli animali vengono condotti verso i pascoli in altura, notoriamente più freschi e ricchi dopo lo scioglimento delle nevi.
La transumanza autunnale, invece, si svolge tra i mesi di settembre e ottobre, quando le temperature iniziano a scendere e il bestiame viene riportato nelle pianure, o in stalle più riparate in vista dell’inverno.
È chiaro che queste date non siano fisse, ma possono variare a seconda della regione in cui ci si trova, dell’altitudine e delle condizioni meteorologiche dello specifico anno. Oggi, poi, in alcune zone d’Italia la transumanza è anche un evento celebrativo, con rievocazioni e camminate aperte al pubblico.

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Origini e storia della transumanza
Interessante notare come un evento necessario e realizzato oggi fosse già una realtà in tempi antichissimi. Basti pensare che la transumanza era già praticata in epoca preistorica, quando le prime comunità umane iniziarono ad allevare gli animali seguendo il ciclo stagionale dei pascoli. Le prime testimonianze documentate risalgono più precisamente all’epoca romana, ma è nel Medioevo che questa pratica ha assunto un ruolo fondamentale nell’economia agricola e pastorale di molte regioni italiane, dove si porta avanti ancora oggi sia per necessità che per tradizione culturale.
PIù nel dettaglio, in Italia la transumanza si è sviluppata in modo strutturato soprattutto sugli Appennini centrali (Abruzzo, Molise, Lazio), nelle Alpi (Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Piemonte) e nelle regioni del sud, tra cui Campania, Basilicata e Puglia.
Talmente radicata che, durante i secoli, si formarono dei veri e propri tratturi: larghe vie erbose battute dal bestiame, che collegavano montagne e pianure per centinaia e centinaia di chilometri. Erano percorsi veri e propri, regolati da leggi statali come quelle del Regno di Napoli, che garantivano il diritto di passaggio ai pastori e proteggevano i tracciati. I tratturi principali, noti come Regi Tratturi, sono cinque: il più lungo è il Tratturo Magno, con i suoi 244 chilometri, e collega L’Aquila e Foggia. Dopodiché abbiamo Pescasseroli-Candela, Celano-Foggia, Castel di Sangro-Lucera e Lucera-San Severo, l’ultimo dei quali il più breve, con i suoi 40 chilometri di estensione.
È chiaro che la transumanza non è mai stata solo un’attività economica, ma un vero e proprio fenomeno culturale: lungo i cammini si scambiavano merci, saperi, tradizioni, lingue. Era una rete viva di relazioni umane.
Con l’arrivo dell’allevamento stanziale e dell’industrializzazione, poi, la transumanza ha perso gran parte della sua centralità. Ma oggi, anche grazie al riconoscimento come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO (ricevuto nel 2019), questa antica pratica sta vivendo una nuova stagione: simbolo di sostenibilità, lentezza e legame con la terra, è un modo antico e più nuovo che mai di viaggiare in modo sostenibile.

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La transumanza tra storia e presente in Italia
Il nostro è un Paese che vive di tradizioni, e tra queste la transumanza è una delle più radicate. Molto più di una semplice pratica pastorale: un pezzo vivo di identità culturale, un legame tra paesaggi, stagioni e comunità. Un tempo elemento centrale dell’economia rurale, oggi resiste in forma sì ridotta ma comunque significativa, e in alcune aree sta persino conoscendo una rinascita consapevole.
Storicamente, la transumanza era praticata soprattutto nell’Italia centro-meridionale e alpina. I pastori si muovevano lungo i tratturi, ampie vie erbose che collegavano gli altipiani dell’Appennino o delle Alpi con le pianure costiere, portando con sé migliaia di capi di bestiame. Era un viaggio lento e collettivo, spesso lungo settimane, che scandiva il ritmo dell’anno e favoriva gli scambi commerciali e culturali tra territori diversi.
L’avvento della meccanizzazione, l’allevamento stanziale e il declino delle economie agro-pastorali hanno cambiato un po’ le carte in tavola, e da quel momento in poi la transumanza ha subito un drastico ridimensionamento. Ciononostante, non è mai scomparsa del tutto. In alcune zone dell’Abruzzo, del Molise, del Trentino-Alto Adige e della Sardegna, alcune famiglie e aziende agricole continuano a praticarla, anche in forme più brevi o simboliche.
Oggi la transumanza è anche un modo per riscoprire la lentezza e la sostenibilità. In un mondo dove tutto è sempre più fast, dal cibo alla moda, c’è chi torna ad essere slow. Ad andare piano, rispettando l’ambiente. Alcuni pastori aprono anche le loro rotte ai camminatori, trasformando il viaggio in un’esperienza turistica e culturale. Altri la rivendicano come forma di resistenza ecologica, un modo per ridurre la propria impronta sull’ambiente e viverci in equilibrio, rispettando i cicli naturali.
Il riconoscimento della transumanza come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO (dal 2019) ha contribuito a riportarla al centro dell’attenzione. Non solo come tradizione da conservare, ma come modello possibile di futuro, in cui cultura, lavoro e paesaggio si intrecciano in armonia.

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Come partecipare alla transumanza oggi
Partecipare alla transumanza oggi significa avere la possibilità di immergersi in una tradizione millenaria, vivendo da vicino il ritmo lento del cammino e il legame profondo tra uomo, animale e natura. Nonostante in moltissime zone la pratica sia ancora strettamente legata alle esigenze produttive, sono numerose le iniziative e i percorsi turistici che permettono a chiunque di prendere parte, anche solo per qualche tappa, a questa esperienza unica nel suo genere.
Come fare, quindi? Un’opportunità è costituita dalle camminate organizzate. In molte regioni italiane, soprattutto in Abruzzo, Molise e Trentino-Alto Adige, vengono proposte escursioni guidate lungo i tratturi o i percorsi della transumanza. Queste iniziative permettono di accompagnare i pastori, conoscere le storie del territorio e scoprire la biodiversità legata ai pascoli.
Non mancano, poi, eventi e festival. Diverse località celebrano la transumanza con sagre, rievocazioni storiche e manifestazioni culturali aperte al pubblico: partecipare a questi eventi è un modo per avvicinarsi alla tradizione, degustare prodotti tipici e incontrare gli allevatori.
Partecipare attivamente? È possibile, grazie alle opportunità di volontariato rurale che alcune aziende agricole e cooperative offrono. Si tratta di un’ottima maniera per contribuire alle attività quotidiane dei pastori, imparando sul campo e vivendo un’esperienza ancora più autentica. Un modo per fare volontariato ambientale in Italia a contatto con gli animali.
In ogni caso, prima di partire è utile contattare associazioni locali, enti del turismo rurale o guide specializzate per conoscere date, percorsi e modalità di partecipazione. E ricorda che si tratta di una pratica in cui al primo posto c’è il rispetto per la natura e per i pastori: ascolta le loro indicazioni, indossa abiti comodi e preparati a camminare a passo lento. Il modo migliore, dopotutto, di godere dei paesaggi incontaminati che l’Italia riserva a chi la sa guardare… con la giusta lentezza.

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Alcune curiosità sulla transumanza
Se deciderai di prendere parte alla transumanza, di certo avrai modo di imparare tantissime cose che la riguardano, direttamente dai pastori che la praticano quasi come stile di vita. Se però non hai intenzione di aspettare per saperne di più, vediamo insieme alcune curiosità affascinanti sulla transumanza che raccontano il suo legame profondo con la cultura e con l’ambiente.
La prima riguarda la dimensione dei tratturi: se li stai immaginando stretti, sei fuori strada. I principali tratturi potevano arrivare a essere larghi come strade, fino a 60 metri, per permettere il passaggio di grandi greggi e facilitare il transito contemporaneo di animali, pastori e carri.
Altra cosa da sapere: nel Medioevo, i pastori avevano una sorta di documento chiamato “passaporto della transumanza”. Questo patentino, se così possiamo definirlo, garantiva il diritto di attraversare i territori e i villaggi con i propri animali senza ostacoli.
Durante la transumanza, poi, i pastori tramandavano storie, canti e leggende legate ai luoghi attraversati. Ancora oggi, molte tradizioni musicali regionali trovano origine in questi antichi viaggi
Una curiosità interessante -e di nostra competenza- è l’effetto che la transumanza ha sulla biodiversità. Sembra incredibile, ma è proprio così: questa pratica antica come il tempo contribuisce a mantenere paesaggi aperti e prati ricchi di specie vegetali e animali, contrastando l’abbandono e la chiusura dei territori montani.
Tanto importante e significativa, questa pratica, che in alcune città italiane -come per esempio Roma- si tengono rievocazioni della transumanza con piccoli greggi e pastori in abiti tradizionali. Per mantenere viva la memoria storica di una pratica rurale, anche in contesti completamente urbani.

