Wise Society : Il teatro in carcere
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Il teatro in carcere

Realizzare e rappresentare uno spettacolo è per il detenuto un'occasione per uscire dal proprio ruolo e rendersi visibile al pubblico sotto altre vesti. Sara Bauli, dell'Arci Solidarietà, parla della sua esperienza, artistica e umana

di Francesca Tozzi
23 luglio 2010

Lo spazio delimitato della scena teatrale dentro lo spazio chiuso e oppressivo di un carcere può trasformarsi in un luogo diverso, un altrove dove anche un detenuto può uscire per un attimo dal suo ruolo e recuperare una dimensione di libertà attraverso l’espressione artistica?

Ingresso al teatro, foto di Daniele Vita

È questa la scommessa di Arci Solidarietà Viterbo, un’associazione di volontariato che dal 2004 si occupa di tutela dei diritti. «Il carcere di Viterbo soffre, come tanti istituti di pena, di sovraffollamento e carenza di personale», spiega la coordinatrice del progetto Sara Bauli. «È una situazione problematica che non consente un reale percorso durante la detenzione. In questo istituto vengono trasferiti anche persone con rapporti disciplinari; gli stranieri sono tantissimi e spesso non hanno nessun tipo di rete di riferimento sul territorio.

Teatro in carcere, foto di Daniele VitaPer questo abbiamo cominciato a occuparci dei detenuti: inizialmente abbiamo attivato uno sportello informativo e di ascolto che è tuttora attivo e che, arricchito delle competenze dei mediatori culturali, fornisce risposte concrete ai bisogni dei detenuti (orientamento legale, informazioni sull’accesso ai servizi del carcere e del territorio ecc.) e per programmare le attività dei corsi e dei laboratori».

 

L’attività teatrale ha una lunga tradizione in carcere. Molto richiesta, rappresenta uno degli strumenti più diretti per fuoriuscire dal ruolo di detenuti, per essere visibili a se stessi e al pubblico “libero”, per diventare soggetti capaci di essere molto più che carcerati. «Il problema è la burocrazia», aggiunge Bauli. «Ogni fase, oggetto, cambiamento deve essere richiesto e autorizzato. Il tutto è però ripagato dal ritorno di questa esperienza comune, nel percepire che il percorso individuale di ogni partecipante al laboratorio (detenuti, volontari, operatori) è stato un momento di espressione non solo artistica ma anche profondamente umana». Le attività dei volontari sono molto importanti perché introducono nel carcere un dinamismo e una carica innovativa che l’istituzione penitenziaria spesso non ha. Il teatro, in particolar modo, ma anche i laboratori di lettura e scrittura creativa, i corsi artistici, il supporto scolastico, offrono al detenuto occasioni per scoprire o rafforzare competenze, per dare un senso al tempo della detenzione. Il teatro permette, infine, di portare una parte della comunità libera dentro il carcere, di renderlo visibile, di evitarne la rimozione, di comunicare un’immagine diversa, meno stereotipata sia del carcere sia dei detenuti.

Teatro in carcere, foto di Daniele Vita

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