Wise Society : Lo sport è sostenibile e inclusivo
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Lo sport è sostenibile e inclusivo

Alcuni esempi testimoniano il valore dello sport come strumento di inclusione e veicolo di sostenibilità sociale

Andrea Ballocchi
12 ottobre 2018

Lo sport è sostenibile? Sì, e ad ampio spettro. Lo è in chiave di sostenibilità sociale, ma anche economica e ambientale. I progetti e gli enti coinvolti sono davvero tanti, in Italia e all’estero. In occasione del Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale un dibattito in particolare ha messo in luce questa relazione.

SOSTENIBILITA’ SOCIALE DELLO SPORT, L’ATTIVITA’ DEL CONI – A partire dall’Uefa e dalle iniziative dedicate fino al ruolo svolto dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano. Nello specifico caso, lo sport è un attività che coinvolge, in maniera saltuaria o agonistica, quasi 20 milioni di praticanti. Resta da fare molto per i circa 22 milioni e 400 mila persone che per vari motivi sono sedentari. Il Coni è molto attivo sul lato sostenibile, in particolare in ambito sociale, come ha spiegato Teresa Zompetti, responsabile strategia e responsabilità sociale CONI: «ci siamo strutturati per fornire una guida al sistema sportivo che è costituito da realtà molto differenti, spesso di piccole dimensioni, individuando dei temi chiave: giovani e scuola; sport e sviluppo sociale; sport, salute e comunità». Sul primo il Comitato sta lavorando con il Miur per promuovere l’attività motoria, fisica e sportiva sin dall’età scolare, focalizzandosi in particolare sulla scuola primaria «dove c’è una lacuna causata dall’assenza di insegnanti di educazione fisica – evidenzia Zompetti – In tema sport e sviluppo stiamo portando avanti progetti in collaborazione con alcuni ministeri mirati a sensibilizzare su alcuni valori come l’unione dello sport all’integrazione, alla legalità e alla diffusione dei valori educativi».

Oltre a sostenere la salubrità della pratica sportiva e dell’attività fisica per la salute, il Coni è attivo nell’opera di riqualificazione delle infrastrutture dedicate, presenti in modo non omogeneo e in condizioni molto differenti sul territorio nazionale.

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Sport e inclusione: giovani calciatori del Besa calcio di Pec/Peja in Kosovo indossano alcune magliette dell’Inter distribuite qualche anno prima da un “interista di passaggio” e donate da Inter Campus, Foto: Michele Novaga

INTER CAMPUS PORTA IL CALCIO E I VALORI DELLO SPORT NEI PAESI POVERI – Il calcio è lo sport più praticato in Italia ed è vissuto spesso solo come uno spettacolo. Ma al di là del lato televisivo a volte rivela anche un’anima decisamente sostenibile a livello sociale. L’esempio più rappresentativo è Inter Campus, iniziativa benefica nata più di 20 anni fa per svolgere attività sociali e di cooperazione ormai in 29 Paesi del mondo contando sul supporto di 200 operatori locali. L’obiettivo per cui è nato è utilizzare il calcio come strumento educativo per restituire a bambine e bambini bisognosi tra i 6 e i 13 anni di età il diritto al gioco. «Il calcio è un mezzo importante» ha spiegato Annalisa Novembre, project manager & Communication di Inter Campus «per trasmettere i valori positivi, di divertimento e di aggregazione che questo sport offre, anche fuori dal campo». Il modello è basato sull’attività degli allenatori e formatori che lavorano a favore di bambini in condizione di necessità. Il primo progetto che fu attuato, in una delle favelas in Brasile, mirava a incentivare i bambini ad andare a scuola, dato il grande problema dell’abbandono. Così abbiamo accolto i bambini nella struttura, donandogli la maglia dell’Inter, ma chiedendo loro come unica condizione quella di impegnarsi a tornare a scuola».In Palestina, in campo scendono insieme i bambini israeliani e palestinesi, sempre tramite Inter Campus: un esempio e uno strumento per avvicinare e tentare di pacificare un territorio così martoriato. Oltre alla pratica pedagogica si porta avanti anche un lavoro di formazione rivolto agli istruttori sul campo.

Pur non essendo mai stato pensato con ritorni in termini di business, Inter Campus si è sviluppato e oggi è una realtà conosciuta e apprezzata tanto da diventare un valore aggiunto. «È degno di nota il fatto che siano i partner commerciali a chiedere che sia sempre più compreso l’aspetto della CSR e uno degli ultimi sponsor ha dichiarato che alla base della scelta di puntare sull’Inter per stringere una partnership è stata proprio legata alla presenza di una realtà quale il Campus.

OSARE PER AVVICINARE I DISABILI ALLO SPORT – Altro esempio di sostenibilità è quella promossa da Fondazione Vodafone, interamente dedicata ad attività di solidarietà sociale. Tre anni fa ha deciso di sostenere OSO, Ogni Sport Oltre, una piattaforma inclusiva per la condivisione di storie e informazioni su associazioni e progetti di sport, sostenibilita sociale, intercampus, inclusioneavviamento allo sport per persone con disabilità. Come ha spiegato Maria Cristina Ferradini managing director di Fondazione Vodafone Italia, meno del 10% dei disabili pratica uno sport per vari motivi e difficoltà. E ha presentato l’attività che sarà valorizzata quest’anno: “10 cervelli ribelli per lo sport”. Si tratta di un’iniziativa ideata e condotta dalla onlus Cervelli Ribelli, per spiegare, attraverso specifici kit informativi, come far avvicinare persone con autismo allo sport e, soprattutto, offrire alle strutture sportive indicazioni, raccomandazioni e consigli per includerli: «l’approccio è basilare per una vera inclusione», afferma Gianluca Nicoletti, di Cervelli Ribelli, giornalista e scrittore nonché padre di un ragazzo autistico. È lui a spiegare che c’è ancora molta poca conoscenza sull’autismo e purtroppo «ci sono centinaia di migliaia di soggetti autistici in casa che non hanno alcuna speranza di inclusione».

 

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