Wise Society : Una slot machine per amica
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Una slot machine per amica

Una ricerca dell'Università Bicocca di Milano dimostra che l’emarginazione e l’attribuzione di qualità umane alle slot machine aumentano i rischi legati al gioco d’azzardo

Fabio Di Todaro
21 agosto 2018

Il business, ormai, tocca vette da capogiro. Ammonta a circa 95 miliardi di euro il giro d’affari legato al gioco d’azzardo in Italia, che coinvolge soprattutto anziani, disoccupati e stranieri. Un target non casuale, se l’emarginazione e l’attribuzione di qualità umane alle slot machine aumentano i rischi legati al gioco d’azzardo. Questo è quanto hanno dimostrato i ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca, in uno studio pubblicato sulle colonne del «Journal of Gambling Studies».

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Slot machine: ammonta a circa 95 miliardi di euro il giro d’affari legato al gioco d’azzardo in Italia, Foto: Hello i’m nik/unsplash

SE LA SLOT MACHINE DIVENTA UN’AMICA – «Una slot per amica», sembra dunque essere questo il motivo che spinge sempre più italiani ad avvicinarsi alle terribili «macchinette». Un passo che, stando a quanto evidenziato dai ricercatori dell’ateneo meneghino, avviene perché l’isolamento porta a creare delle relazioni parasociali, cioè che simulano le relazioni fra esseri umani per compensare la mancanza di interazioni con le persone. Queste, oltre che con i social network, possono svilupparsi anche con le slot machine. Una circostanza che diventa ancor più probabile se la persona isolata è convinta di poter determinare gli esiti di gioco. Attraverso due studi sperimentali, i ricercatori hanno chiesto ad alcuni partecipanti di giocare con una slot machine on-line, indagando se l’esclusione sociale e l’antropomorfizzazione della slot machine potessero influenzare il numero di giocate in due campioni formati da persone che abitualmente non giocano. In breve è stato mostrato – per la prima volta tramite un’ì approccio sperimentale – come l’esclusione sociale possa essere considerata un fattore di rischio per lo sviluppo del gioco d’azzardo patologico. Il primo esperimento ha mostrato che anche solo ripensare e descrivere una situazione in cui si è provato dolore sociale è condizione sufficiente ad influenzare la successiva interazione con la slot machine, portando a un numero di giocate quasi doppio rispetto a coloro ai quali era stato chiesto di descrivere situazioni in cui avevano provato dolore fisico o un pomeriggio qualsiasi.

MACCHINE TROPPO «UMANIZZATE» AVVICINANO AL GIOCO D’AZZARDO – Con il secondo esperimento i ricercatori hanno voluto approfondire questi risultati e indagare se l’esclusione sociale potesse in qualche modo interagire con l’antropomorfizzazione della slot machine, ovvero la sua percezione come un essere senziente, quasi umano. La percezione dell’esclusione sociale è stata evocata tramite «Cyberball», un paradigma sperimentale che simula un gioco di passaggi di palla fra il partecipante e altri due giocatori in una di due condizioni: inclusione (il partecipante riceve la palla tante volte quanto gli altri giocatori) o esclusione (il partecipante riceve la palla solo un paio di volte all’inizio del gioco, poi non la riceve più). La percezione dell’antropomorfizzazione è stata manipolata descrivendo la slot machine come una macchina che funziona in base ad algoritmi matematici prestabiliti oppure come una macchina che, a seconda della situazione, può decidere se far vincere o perdere chi ha davanti. I risultati hanno mostrato che questi due fattori, l’esclusione sociale e «l’umanizzazione» della macchina, interagiscono tra loro nel determinare i successivi comportamenti nei confronti del gioco d’azzardo: i partecipanti socialmente esclusi e che avevano ricevuto la descrizione ad alto antropomorfismo hanno giocato più del doppio rispetto a coloro che erano stati inclusi e avevano letto la descrizione a basso antropomorfismo.

SERVONO PIU’ INTERVENTI LEGATI AL SOCIALE – «Nonostante questo sia fra i primi articoli che mostrano l’influenza diretta dell’esclusione sociale sul gioco d’azzardo con una metodologia sperimentale rigorosa – spiega Luca Pancani, ricercatore in Psicologia all’Università di Milano-Bicocca – è già possibile trarre alcune conclusioni in grado di orientare la ricerca futura sul tema. L’emarginazione resta un problema grave nel nostro Paese. L’Italia detiene il record europeo di slot machine pro-capite, una ogni 143 abitanti, e le caratteristiche estetiche di queste macchine sono già orientate ad indurre una loro maggiore antropomorfizzazione. Questi fattori, alla luce dei risultati del nostro studio, richiedono una forte attenzione al fenomeno sia a livello di ricerca, sia in termini di politiche sociali, in modo da affrontare e contrastare efficacemente il problema del gioco d’azzardo patologico».

Twitter @fabioditodaro

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