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Sicurezza stradale e prevenzione: Italiani indisciplinati

Una ricerca degli epidemiologi dell’ISS rivela che se gli italiani fossero più ligi alle regole del codice della strada e indossassero di più le cinture di sicurezza ci sarebbero tante vittime in meno

Fabio Di Todaro
29 Giugno 2020

In linea teorica, lo sanno tutti. Guidare con la cintura di sicurezza (l’auto) e il casco (scooter o moto) può fare la differenza, in caso di un incidente stradale. Eppure, nonostante ciò, la sicurezza stradale non è tra le priorità per gli automobilisti e i motociclisti italiani che sono lontani dall’applicare alla lettera quanto richiesto dal codice della strada. Dopo una diffusione di queste corrette abitudini determinata dall’introduzione della patente a punti (2003), infatti, il numero di coloro che si muovono in città e viaggiano in condizioni di massima sicurezza si è andato via via erodendo.

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Foto: cfarnsworth/Pixabay

Sicurezza stradale: italiani indisciplinati

A certificarlo è un’indagine condotta dagli epidemiologi dell’Istituto Superiore di Sanità, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista «Epidemiologia&Prevenzione».  Inevitabile il riflesso: un numero di decessi a seguito degli incidenti stradali superiore di almeno il dieci per cento rispetto a quelli che si conterebbero se la legge fosse rispettata alla lettera (l’obbligo vige anche per chi viaggia sul sedile posteriore). La fotografia segna il passo indietro dell’Italia, che preoccupa a maggior ragione oggi, alla vigilia di una stagione estiva in cui molte famiglie sceglieranno l’auto come mezzo con cui andare in vacanza.

Sicurezza stradale: l’uso della cintura di sicurezza ancora un tabù

La fotografia scattata dai ricercatori coordinati da Alessio Pitidis – l’indagine è stata condotta per esaminare le abitudini di oltre 232mila automobilisti di 28 capoluoghi di provincia sparsi lungo lo Stivale – evidenzia un calo generalizzato nell’uso della cintura di sicurezza. Ma con un forte gradiente tra il Nord e il Sud del Paese. Nelle regioni settentrionali, l’80.4 per cento degli automobilisti (da 82.1 per cento, nel 2003) osservati guidava indossando la cintura di sicurezza. Progressivamente inferiori i tassi registrati nelle regioni del Centro (63.8 per cento, -7.4 per cento) e del Mezzogiorno (52.9 per cento, -19.5 per cento). Quanto alle province studiate, la maglia nera è finita sulle spalle degli automobilisti di Napoli: dove soltanto 1 persona su 5 che viaggiava sui sedili anteriori, lo faceva con la cintura. Questi dati, secondo i ricercatori, denotano «come i comportamenti dei conducenti e dei passeggeri siano associati al livello di controllo da parte delle forze dell’ordine». E, a seconda di quello che è il percepito, «influenzano l’uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta per bambini». Già, perché monitorando il ricorso a ovetti e seggiolini, gli epidemiologi hanno riscontrato un divario analogo tra le aree del Paese: dal 65.5 per cento del Nord al 22.2 per cento del Sud (con Napoli nuovamente in coda alla classifica). Soltanto 1 bambino meridionale su 5, in media, è messo dunque nelle condizioni di viaggiare in sicurezza. Ciò nonostante l’uso dei dispositivi per i più piccoli possa ridurre il rischio di decesso per i bambini in caso di incidente del 54-80 per cento.

Codice della strada: con le cinture di sicurezza allacciate 327 decessi in meno ogni anno

Se dopo l’introduzione della patente a punti (2003) la prevalenza d’uso delle cinture di sicurezza era progressivamente salita in tutta Italia, 14 anni più tardi il loro impiego è risultato dunque ridotto, in maniera diffusa. Eppure, se i dispositivi di sicurezza per le automobili fossero utilizzati da tutti, la riduzione delle vittime della strada su scala nazionale (3.334 nel 2018, secondo l’Istat) si attesterebbe attorno al dieci per cento. In valore assoluto, la stima ammonta a 327 decessi in meno ogni anno. «Ma nel Sud Italia, le morti potrebbero essere ridotte anche al 30-40 per cento», è la previsione riportata nel lavoro. L’utilizzo delle cinture di sicurezza riduce lo sviluppo di malattie e il numero di decessi provocati dagli incidenti stradali: tanto tra i guidatori quanto tra i passeggeri. Al contrario di quanto si possa pensare, la loro efficacia è maggiore in città, in ragione della ridotta velocità con cui si verificano gli impatti. Ciò vuol dire che se in autostrada un incidente grave può costare comunque la vita anche a chi guida con la cintura, questa evenienza è meno probabile se ci muove in un ambiente urbano, dove la cinetica degli impatti è quasi sempre inferiore. I rischi maggiori sono legati ai traumi cranici, più gravi se il guidatore o il passeggero vengono proiettati al di fuori dell’abitacolo.

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Foto: 123RF.com

Il casco obbligatorio garanzia di prevenzione

I ricercatori hanno fatto luce anche sull’utilizzo del casco da parte dei proprietari di scooter e moto da viaggio. La fotografia scattata in questo caso è più rassicurante. In media, infatti, a proteggersi il capo è il 94 per cento dei centauri. Resiste, però, il solito gradiente nazionale: si va dal 100 per cento di impiego al Nord al 92.7 per cento nel Mezzogiorno. Anche in questo caso, i vantaggi per la salute sono evidenti. Indossare un casco di buona qualità, infatti, può ridurre quasi del 40 per cento il rischio di morte e del 70 per cento quello di riportare ferite gravi a causa di un incidente stradale. Riducendo drasticamente il rischio di fratture del cranio, il casco fa crollare il numero dei decessi sul colpo, seguiti da quelli determinati da eventuali lesioni dei vasi sanguigni che irrorano il cervello e dalle infezioni che possono insorgere a seguito di un intervento neurochirurgico salvavita. Il casco, se si viaggia in due, va indossato da entrambi i motociclisti, ancora prima di mettersi in marcia. Un’informazione che, con l’estate alle porte, va rispolverata soprattutto per i più giovani. Sono loro, infatti, i più restii a seguire alla lettera le prescrizioni del codice della strada.

Twitter @fabioditodaro

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