Wise Society : Reati contro gli animali: cosa cambia con il ddl che inasprisce le pene

Reati contro gli animali: cosa cambia con il ddl che inasprisce le pene

di Valentina Neri
12 Giugno 2025

Con il ddl approvato in via definitiva dal Senato, diventano molto più severe le pene per chi commette o favorisce i reati contro gli animali

In Italia chi commette reati contro gli animali d’ora in poi rischia grosso: merito del disegno di legge n. 1308 che porta la firma di Michela Vittoria Brambilla ed è stato approvato in via definitiva dal Senato il 29 maggio 2025. In linea con l’articolo 13 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea del 2007, che riconosce gli animali come esseri senzienti, questo testo parte dal presupposto per cui gli animali meritano di essere tutelati perché sono soggetti che hanno dei diritti. Nel concreto, questo cambio di paradigma si traduce in un evidente inasprimento delle pene rispetto al passato; ma i gruppi animalisti fanno notare come tutta l’attenzione sia riservata agli animali domestici, perdendo di vista i selvatici.

cane in gabbia

Foto Shutterstock

Come cambiano le pene per i reati contro gli animali

Il disegno di legge integra e modifica il Codice penale, il Codice di procedura penale e il decreto legislativo 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Ripercorriamo i cambiamenti principali:

  • Il titolo IX-bis del Codice penale non si intitola più “Dei delitti contro il sentimento dell’uomo per gli animali”, bensì “Dei delitti contro gli animali“. Può sembrare una sottigliezza ma, come già ricordato, in realtà è un riconoscimento di quanto gli animali meritino rispetto per quello che sono, non soltanto in relazione all’uomo.
  • Chi tiene il cane alla catena rischia una sanzione che va dai 500 ai 5mila euro. Finora il divieto era a macchia di leopardo, soltanto in alcune regioni. La Lega Anti Vivisezione, però, ritiene che questa misura sia ancora molto parziale perché si riferisce soltanto ai casi in cui il cane, una volta legato, è impossibilitato a muoversi. Va comunque ricordato che le norme regionali, se sono più severe, prevalgono su quelle nazionali.
  • Si introduce il divieto totale di mettere in commercio pellicce di gatto domestico realizzate artigianalmente.
  • Chi uccide un animale rischia da sei mesi a tre anni di carcere e una multa che va da un minimo di 5mila a un massimo di 30mila euro. Se lo fa arrecando sevizie o sofferenze prolungate, la pena massima sale fino a 4 anni di carcere e 60mila euro di multa. Le pene aumentano di un terzo se il reato avviene alla presenza di minori, coinvolge più animali o viene documentato per diffonderlo in Rete.
  • Il testo riformula anche i reati di uccisione o danneggiamento di animali altrui (greggi o mandrie composte da almeno tre capi, oppure bovini o equini anche isolati): la reclusione va da uno a quattro anni.
  • Gli animali oggetto di sequestro – così come i loro cuccioli – potranno essere affidati direttamente alle associazioni, senza dover attendere il processo. Gli animali allevati a fini alimentari, inoltre, non potranno essere uccisi o venduti durante le indagini e il dibattimento. Entrambe le disposizioni sono state accolte con grande favore dalla Lega Anti Vivisezione (Lav).
  • Aumentano le pene anche per chi detiene gli animali in condizioni incompatibili con la loro natura o in stato di grave sofferenza: si va da un minimo di 5mila a un massimo di 10mila euro.
  • Per i maltrattamenti, anche non gravi, si va da un minimo di sei mesi a un massimo di due anni di carcere.
  • Più dure le pene detentive per i combattimenti tra animali: prima la reclusione era da uno a tre anni, ora va da due a quattro anni. Da sottolineare come questo reato contro gli animali si configuri non solo per chi organizza il combattimento, ma anche per chiunque sia coinvolto a vario titolo, anche come partecipante attivo.
  • Chi prende parte – come organizzatore o spettatore – a eventi che causano sevizie o strazio per gli animali rischia una sanzione dai 15 ai 30mila euro.
  • Diventa più facile accertare il traffico di cuccioli, perché come prova è sufficiente l’assenza di microchip, passaporto o certificazione sanitaria.

I commenti delle organizzazioni animaliste

Tra le organizzazioni animaliste, la più cauta è la Lega anti vivisezione (Lav) che, tramite una nota, accusa i legislatori di essersi focalizzati soltanto sull’apparato sanzionatorio, tralasciando le misure di prevenzione e contrasto ai reati contro gli animali. Le stesse pene – sostiene inoltre la Lav – sarebbero “aumentate solo lievemente” e quindi “restano sproporzionate rispetto alla gravità dei reati, rendendo difficile ottenere condanne efficaci e con effetto deterrente, restando inadeguate sia sul piano preventivo che repressivo”.

Secondo Legambiente e WWF Italia, invece, questo è “un passo in avanti significativo che auspichiamo venga rafforzato dalla giurisprudenza”. L’Italia però non starebbe mostrando altrettanto rigore nella tutela degli animali selvatici, perché mancano ancora le misure attuative della direttiva europea 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente e, contestualmente, si lavora a un ddl Caccia che riduce drasticamente le tutele e le aree protette.

Secondo Carla Rocchi, presidente nazionale dell’Ente nazionale protezione animali (Enpa), il disegno di legge sui reati contro gli animali “è il miglior risultato possibile nelle condizioni presenti. In un momento in cui questo governo continua a colpire duramente la fauna selvatica, spalanca la porta alla caccia e non vuole nemmeno discutere dell’abolizione degli animali nei circhi, questa legge rappresenta una conquista. Che sia passato un inasprimento delle pene è un fatto importante. Si tratta di un provvedimento atteso da anni, che recepisce l’articolo 9 della Costituzione, laddove si afferma che la Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni. Un passo concreto verso un sistema giuridico che riconosce agli animali una tutela autonoma e reale”.

Anche per Massimo Comparotto, presidente dell’Oipa Italia (Organizzazione internazionale protezione animali), “è un riconoscimento importantissimo” anche e soprattutto per il cambiamento culturale che porta con sé. “Gli animali non sono più oggetti da considerare in funzione dell’essere umano e della sua compassione, ma individui senzienti che possono essere vittime dirette di reati”

Valentina Neri

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