Wise Society : Popoli incontattati, i custodi invisibili della biodiversità

Popoli incontattati, i custodi invisibili della biodiversità

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9 Giugno 2026

Custodi di una sapienza millenaria, i popoli incontattati hanno scelto l'isolamento come forma di resistenza. Scopriamo perché la difesa del loro stile di vita non è solo un diritto umano inviolabile, ma un baluardo vitale per l'equilibrio della natura

Esiste un mondo, parallelo al nostro, che non conosce device elettronici e il rumore incessante del traffico. È il mondo dei popoli incontattati, che trascorrono un’esistenza a contatto con la natura, seguendone i suoi ritmi e conservando una sapienza millenaria che la società contemporanea ha dimenticato. Oggi sono i veri custodi del mondo naturale, ma la loro esistenza è a rischio. Mentre l’economia globale divora le risorse del Pianeta, queste comunità si trovano a fronteggiare una guerra che non hanno cercato: sono vittime di un genocidio silenzioso che avviene lontano dai riflettori della cronaca internazionale. La loro sopravvivenza non è solo una questione di diritti umani inviolabili, è una necessità biologica per l’intero pianeta.

Popoli incontattati del Brasile

Immagine area di un popolo incontattato dell’Amazzonia brasiliana, scattata durante una spedizione governativa © G. Miranda/FUNAI/Survival

Chi sono i popoli incontattati?

Per comprendere chi siano queste popolazioni, dobbiamo innanzitutto decolonizzare la nostra mente e dimenticare per un attimo i costrutti legati a ciò che pensiamo della specie umana. I popoli incontattati vivono infatti un’esistenza molto diversa dalla nostra: scelgono volontariamente l’isolamento geografico e sociale conducendo una vita interamente connessa alle foreste in cui vivono, protette e plasmate per essere sia casa che fonte di sostentamento. 

A spiegarci di più è Alice Farano di Survival International, l’unica organizzazione globale che si occupa in modo specifico della loro tutela. «Di loro sappiamo molto poco. Sappiamo però che sono i popoli più autosufficienti della Terra e che quella di non entrare in contatto è una loro scelta spesso dettata proprio dalla necessità di sopravvivere». Dietro l’isolamento non c’è infatti solo il desiderio di preservare uno stile di vita: come spiega Farano, «spesso sono i sopravvissuti – o i discendenti dei sopravvissuti – a massacri avvenuti in passato, che hanno segnato in modo indelebile la loro memoria collettiva».

Quanti sono e dove vivono i popoli incontattati

Secondo il primo rapporto mai realizzato sui popoli incontattati, frutto di 56 anni di lavoro di Survival International, oggi si contano almeno 196 popoli in tutto il mondo, localizzati principalmente in 10 diversi Paesi del Sud America, Asia e Pacifico. Vivono nel cuore dell’Amazzonia tra Perù, Brasile, Ecudor e Bolivia. Altri popoli invece hanno casa nelle isole Andamane in India, nelle giungle dell’Indonesia e della Papua Nuova Guinea.  Nella prefazione del rapporto di Survival, scritta da Davi Kopenawa Yanomami, leggiamo:

Ci sono molti popoli incontattati. Non li conosco ma hanno il nostro stesso sangue. Sono i miei fratelli che vivono nella foresta e non hanno mai visto il mondo dei non-indigeni.

Respiriamo tutti la stessa aria. Soffrono come soffriamo noi. I napë [i non-indigeni] vogliono sempre di più e distruggono la natura alla ricerca di risorse naturali.

Tutti i popoli indigeni nascono con un profondo legame con la terra, ancora oggi. Siamo diversi dalla gente di città. I napë non ci conoscono e non conoscono le nostre radici. Noi ci prendiamo cura della natura e la natura si prende cura di noi.

[…] Le autorità devono rispettare il nostro diritto di vivere nel nostro posto, nella nostra terra. Senza i popoli indigeni e senza foresta, non c’è vita.

Per i popoli incontattati è molto importante poter vivere nella propria terra. Tutto il mondo deve sapere che sono là, nella loro foresta. Le autorità devono rispettare il loro diritto di vivere là.

Nahua del Perù

Raya, anziano Nahua, Perù. Quasi la metà del suo popolo morì in poco tempo dopo essere entrata in contatto con i lavoratori della compagnia petrolifera Shell © Johan Wildhagen

Perché i popoli incontattati sono a rischio estinzione

Le vere minacce per il futuro dei popoli incontattati sono la violenza genocida, l’invasione delle loro terre e il furto delle loro risorse naturali, nonché i diffusi atteggiamenti razzisti.

Questo estratto proveniente da una lettera aperta scritta nel 2025 da 10 organizzazioni indigene di Brasile, Paraguay e Perù, mette nero su bianco i problemi che si trovano ad affrontare oggi i popoli incontattati.

L’isolamento nel quale vivono i popoli incontattati non è più garanzia di sopravvivenza, perché ciascuno di questi popoli rischia di scomparire. «La sopravvivenza dei popoli incontattati è minacciata dallo sfruttamento sfrenato delle risorse naturali da parte del mondo industrializzato» continua la portavoce di Survival International. «Intere popolazioni vengono sterminate sia dalla violenza genocida di esterni, che le derubano di terre e risorse, che da malattie – come influenza e morbillo – verso cui non hanno difese immunitarie. Anche un banale raffreddore potrebbe uccidere un intero popolo».

Allora gli uomini bianchi arrivarono nel nostro territorio wajãpi. Non sapevamo cosa fossero venuti a fare nella terra dei Wajãpi, noi Wajãpi non lo sapevamo… Poi iniziammo ad ammalarci. Prima venne l’influenza poi, non so, febbre, febbre. Gli uomini bianchi non si preoccupavano della salute dei Wajãpi… Morivano i bambini, morivano gli adulti, morivano le
donne… Quasi tutto il popolo wajãpi i morì. Morirono
quasi tutti.”

Una testimonianza di Kasiripina Wajãpi, sopravvissuta al contatto da bambina, Brasile, in un’intervista a Survival, nel 2008.

Il caso di North Sentinel Island

Il tema del contatto è tornato alla ribalta nel 2025, quando l’influencer statunitense Mykhailo Viktorovych Polyakov è approdato illegalmente sull’isola di North Sentinel Island, dove vive uno dei popoli più isolati del pianeta. Lo youtuber è rimasto sulla spiaggia per pochi minuti e, benché non abbia incontrato nessuno, ha lasciato sulla spiaggia, in “dono”, una lattina di coca cola e una noce di cocco. Il suo comportamento, che potrebbe sembrare a prima vista innocuo, avrebbe potuto avere conseguenze devastanti: un semplice contatto con la popolazione avrebbe potuto portare sull’isola malattie contro cui i sentinelesi non hanno alcuna difesa immunitaria.

Questo non è stato l’unico tentativo di contatto con gli abitanti di North Sentinel Island. Il più tragico risale alla fine del 1800, quando un funzionario britannico sbarcò sull’isola rapendo una coppia di anziani e quattro bambini. Gli anziani morirono subito, mentre i bambini furono riportati sull’isola facendo ammalare un numero imprecisato di membri della tribù. Con grande probabilità, da questo episodio scaturì un vero e proprio trauma intergenerazionale che ha reso oggi i sentinelsi restii a concedere contatti al mondo esterno.

Dai Nahua ai Grandi Andamanesi

Le conseguenze di un contatto possono essere apocalittiche. Alice Farano racconta: «Proprio a causa della mancanza di difese immunitarie verso malattie altrove comuni, il primo contatto è sempre pericoloso e provoca spesso la morte di gran parte del gruppo, a prescindere dalle precauzioni che si possono prendere. Negli anni ’80 quasi la metà dei Nahua del Perù, ad esempio, morì in poco tempo dopo essere entrata in contatto con i lavoratori della compagnia petrolifera Shell, mentre il resto della popolazione continua ancora oggi a soffrire di diverse malattie come la tubercolosi e l’epatite B. Anche i Grandi Andamanesi, che un tempo contavano circa 7mila individui, furono decimati dalle epidemie portate dai colonizzatori britannici nell’Ottocento: oggi sopravvivono solo circa 50 persone».

L’estinzione di un popolo incontattato rappresenta una perdita enorme per tutto il genere umano: con loro non muoiono solo esseri umani, ma scompaiono intere “biblioteche” di conoscenza. «Con loro si estinguono lingue, culture e visioni del mondo uniche. Negli ultimi anni sono morti l’ultima discendente dei Bo delle Isole Andamane e ‘l’uomo della buca’, ultimo sopravvissuto di un popolo incontattato dell’Amazzonia brasiliana».

Popoli incontattati del Perù

Alcune maloca (case comunitarie) di un popolo incontattato in Perù. © Ministro Cultura, Perù

Le minacce: dall’industria della carne a quella del nichel 

E allora perché questi popoli non vengono lasciati in pace? La risposta è da ritrovarsi negli interessi economici che gravitano intorno alle terre in cui vivono. Ad esempio, il chaco paraguaiano, la terra in cui vive il popolo degli Ayoreo, è stato devastato per far posto all’industria della carne, costringendo alla fuga la maggior parte dei membri della popolazione. 

In Indonesia, il mercato delle auto elettriche mette a serio rischio la sopravvivenza degli Hongana Manyawa per l’estrazione del nichel. La foresta in cui vive questo popolo ancestrale ne è ricca e la crescente richiesta di questo materiale sta spingendo diverse compagnie estrattive a distruggere la loro casa.

Gli Shompen, che vivono sull’isola di Gran Nicobar in India, rifiutano da sempre qualsiasi contatto col mondo esterno, eppure oggi rischiano di essere sterminati a causa di un progetto del governo indiano, che vorrebbe costruire sull’isola una megalopoli completa di una centrale elettrica, un aeroporto e un parco industriale.

Deforestazione nella terra degli Hongana Manyawa

La miniera Weda Bay Nickel, di cui la francese Eramet è comproprietaria, nel territorio degli Hongana Manyawa incontattati ad Halmahera, Indonesia. © Survival

I popoli incontattati sono i veri custodi della natura

I media spesso dipingono i popoli incontattati come “primitivi” o “arretrati”, ma si tratta di una visione falsa e pericolosa, incentrata sulla visione del mondo occidentale. «Sono pregiudizi pericolosi, radicati in logiche razziste e coloniali, che vengono utilizzati dalle società industrializzate come pretesto per interferire con le vite di questi popoli “per il loro bene” e poterli derubare di terre e risorse nel nome del “progresso” e della “civilizzazione”» spiega Farano.

Questi popoli sono a tutti gli effetti nostri contemporanei perché vivono nel presente: semplicemente hanno scelto un modello di sviluppo e uno stile di vita diversi. «I popoli incontattati – così come tutti i popoli indigeni del mondo – sono moderni e contemporanei esattamente come ogni altro popolo. Anche le loro società, depositarie di saperi enciclopedici affinati nel corso delle generazioni, sono cambiate nel tempo adattandosi a un ambiente in perenne trasformazione: i loro stili di vita sono diversi dai nostri e non sono industrializzati, ma hanno pari dignità».

Ma c’è di più: la scienza moderna sta finalmente confermando ciò che Survival sostiene da tempo: i popoli indigeni sono i migliori ambientalisti del mondo. Le aree in cui questi popoli vivono presentano infatti livelli di biodiversità superiori a quelli dei parchi nazionali protetti gestiti dai diversi governi del pianeta.

«Tutto ciò che serve loro per prosperare sono le loro foreste, le loro comunità e la loro straordinaria conoscenza degli ambienti in cui vivono. Sono conoscenze insostituibili, che si sono sviluppate nel corso di migliaia di anni e rappresentano un patrimonio straordinario che nessuno ha il diritto di distruggere», ci racconta Farano. Inoltre, conclude la portavoce, «questi popoli sono anche i migliori custodi dei loro ambienti e si prendono cura di molti dei luoghi a più alta biodiversità del pianeta: per questo, proteggere le loro terre e il loro diritto di restare incontattati non è solo un imperativo morale e una questione fondamentale di giustizia, ma va anche a beneficio della natura e di tutta l’umanità».

Popolo Mashco Piro

I Mashco Piro sono considerati il popolo incontattato più numeroso del mondo. Immagini diffuse nel luglio 2024 mostrano decine di Mashco Piro pericolosamente vicino a concessioni per il taglio del legno, nell’Amazzonia peruviana. ©Survival International

Le battaglie di Survival International

Oggi i popoli incontattati corrono rischi altissimi, ma la resistenza è possibile. Survival International lavora da decenni al loro fianco, utilizzando il supporto legale, la pressione politica e la mobilitazione globale per garantire i loro diritti territoriali.

Alice Farano cita alcuni esempi di vittoria che danno speranza: «Un esempio di successo è quello della campagna di Survival International per il popolo Awá dell’Amazzonia brasiliana, parte del quale è incontattato: nel 2014, grazie alla mobilitazione internazionale e al clamore mediatico, abbiamo costretto il governo brasiliano a intervenire per sfrattare definitivamente tutti i trafficanti di legname illegali che stavano distruggendo il territorio minacciando la loro stessa sopravvivenza».

Più recentemente, la mobilitazione di Survival è andata anche in soccorso dei popoli dell’Indonesia: «Lo scorso anno siamo riusciti a fermare un progetto per costruire una grande raffineria nell’isola indonesiana di Halmahera, dove vivono gli Hongana Manyawa incontattati. Il progetto avrebbe messo il turbo all’estrazione di nichel nell’isola, utilizzato per produrre batterie per auto elettriche. È un successo importante che dimostra ancora una volta la forza della mobilitazione internazionale, ma non è sufficiente a garantire la sopravvivenza degli Hongana Manyawa, perché le attività minerarie stanno continuando a distruggere la foresta da cui questo popolo dipende».

Popoli incontattati: il loro futuro è il nostro futuro

I popoli incontattati non chiedono di essere “salvati”, soprattutto nel senso occidentale del termine: chiedono di essere lasciati in pace, e di rispettare il loro diritto alla libertà e all’autodeterminazione. 

Senza contare che dal loro stile di vita possiamo trarre un grande insegnamento: non considerare la natura come una risorsa da sfruttare o un infinito magazzino di materie prime, ma casa, cibo, protezione, vita. I popoli incontattati cacciano e raccolgono in modo sostenibile, rispettando i cicli naturali e prelevando solo ciò che serve al loro sostentamento, senza accumuli o sprechi.

Riconoscere il diritto alla vita di questi popoli non è un atto di carità, ma di umiltà e lungimiranza, perché significa anche difendere una delle ultime frontiere di vita sostenibile, che ci insegna che esistono altri modi per abitare il pianeta, senza distruggerlo.


Per agire, informarsi e partecipare alle azioni più urgenti, il sito di Survival International rimane il punto di riferimento globale per chiunque voglia far sentire la propria voce a difesa dei popoli incontattati.


 

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