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Piste ciclabili per la mobilità sostenibile: cosa si muove in Europa e in Italia

Andrea Ballocchi
14 Aprile 2021

Investire in piste ciclabili per la mobilità sostenibile, ma in generale su infrastrutture che privilegino ciclisti e pedoni fornisce vantaggi economici e salutari notevoli. A metterlo in luce c’è uno studio basato sul modello dei Paesi Bassi, uno dei più avanzati per l’uso della bicicletta. Gli autori, in un articolo sull’American Journal of Public Health, hanno messo in luce i benefici per la salute a livello di popolazione dovuti ai livelli di utilizzo della bicicletta in questo Paese. I risultati mostrano che, grazie all’uso della bicicletta, si evitano circa 6.500 morti ogni anno. Inoltre, gli olandesi hanno un’aspettativa di vita di mezzo anno più lunga e questi benefici per la salute si traducono in benefici economici corrispondenti a circa il 3% del PIL olandese. Tradotto in cifre: l’uso della bici vale 27,4 miliardi di euro.

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Ecco perché in diversi Paesi si è cominciato a guardare alla mobilità sostenibile, puntando sulle infrastrutture ciclistiche e pedonali. L’esperienza della pandemia Covid-19 ha innescato investimenti senza precedenti nel ciclismo in tutta Europa. Più di 1 miliardo di euro (907 milioni di sterline; 1,1 miliardi di dollari) è stato speso per le infrastrutture legate al ciclismo e 2.300 km di nuove piste ciclabili sono state realizzate dall’inizio della pandemia.

Una conferma dell’incremento arriva anche da Google che, contando il numero di richieste di indicazioni stradali per percorsi in bicicletta, in tutto il mondo, tra febbraio e giugno, ha registrato un aumento complessivo del 69%.

Ragazza in bicicletta su pista ciclabile

Foto di Murillo de Paula / Unsplash

Piste ciclabili per la mobilità sostenibile: dai Paesi Bassi alla Francia, i piani e i progetti

I Paesi Bassi investono molto sulla bici. Piste ciclabili e mobilità sostenibile vanno spesso insieme. Non per niente gli olandesi investono più di mezzo miliardi di euro ogni anno in infrastrutture ciclistiche. A dirlo è Dutch Cycling Embassy: i suoi 17 milioni di cittadini pedalano ogni anno qualcosa come 17,6 miliardi di chilometri, ovvero 1.000 km a testa, generando un risparmio sanitario di 19 miliardi di euro. Merito di una cultura che favorisce la bici, certo, ma anche grazie a una rete di 35mila chilometri di infrastrutture ciclabili completamente separate. Non solo: sul 75% delle loro strade urbane il traffico si muove a una velocità di 30 km/h o anche meno.

Quello olandese non è l’unico Paese che sta investendo in infrastrutture ciclistiche.
Il Belgio, per esempio, ha stanziato investimenti importanti per piste ciclabili e per la mobilità sostenibile. Come riporta The Brussels Time, il governo fiammingo sta investendo altri 150 milioni di euro in infrastrutture ciclabili a sostegno delle amministrazioni locali. Per ogni due euro che un’amministrazione locale ha deciso di investire in piste ciclabili, il governo fiammingo investirà un altro euro, portando ad un investimento totale di 450 milioni di euro. La cifra si aggiunge ai 335 milioni di euro per le infrastrutture ciclabili promessi dal ministro fiammingo della mobilità Lydia Peeters attraverso i fondi di rilancio.

Il finanziamento di 150 milioni di euro è stato chiamato il piano di Copenhagen perché si ispira alla Danimarca, altro Paese in cui la bici è regina. Qui di recente il Ministero dei Trasporti danese ha deciso di rafforzare le politiche di conversione green del sistema stradale del paese: a questo proposito investirà quasi 70 milioni di euro, in un progetto che comprende anche la specificazione di 20 progetti stradali che culmineranno nella costruzione di piste ciclabili parallele alle strade statali. Già oggi l’infrastruttura ciclistica in Danimarca è una caratteristica dominante sia in città che in campagna, con infrastrutture ciclabili e corsie dedicate diffuse ovunque, oltre alla rete di 11 piste ciclabili nazionali danesi che si estende per più di 12.000 km in tutto il Paese.

Bicicletta e tour eiffel sullo sfondo

Foto di Norbu Gyachung / Unsplash

La Francia ha avviato nel 2018 il Plan vélo, il Piano per le biciclette, per cui ha creato un fondo di 350 milioni di euro in sette anni per aiutare le autorità locali a costruire piste ciclabili; altri 100 milioni di euro sono previsti nell’ambito del piano France Relance. L’obiettivo è triplicare la percentuale di spostamenti quotidiani in bicicletta dal 3% al 9% entro il 2024. C’è poi il modello “città in 15 minuti” di Parigi, che già l’anno scorso in piena pandemia ha promosso un piano per tracciare 650 chilometri di ciclabili d’emergenza, togliendo spazio a parcheggi e corsie per automobili. La regione Ile-de-France, che comprende la capitale francese, ha annunciato il sostegno di piste ciclabili temporanee e permanenti per un importo di 300 milioni di euro.

Mobilità ciclabile in Italia: è boom nel post lockdown, ora servono conferme

In Italia l’aumento dell’uso delle biciclette è testimoniato dalla forte crescita di vendite di biciclette tradizionali e a pedalata assistita. Secondo le stime di ANCMA, nel maggio 2020 è stato del 60% in più rispetto al venduto nello stesso periodo del 2019. A livello di infrastrutture, Legambiente nel report “Covid Lanes” segnala che sono quasi 200 i chilometri di nuove ciclabili “leggere” realizzate nel nostro Paese.

Ora serve una spinta in più sulle piste ciclabili perché la mobilità sostenibile cresca davvero: la stessa associazione lo segnala nel documento. Per riuscirci occorre raddoppiare, nei prossimi 5 anni, i chilometri di piste ciclabili nelle città italiane, come prevedono i Piani Urbani Mobilità sostenibile (PUMS). Si tratta di progetti per 2.626 km di nuove piste ciclabili, da sommare ai 2.341 km già esistenti in 22 città italiane. “Al Governo italiano chiediamo di inserire queste infrastrutture urbane nel Recovery Plan e di seguire l’esempio dell’Inghilterra dove si è deciso di investire un miliardo di Euro proprio per questi interventi”, segnala Legambiente.

Bicicletta e murales

Foto di Ramiro Pianarosa / Unsplash

Dal nuovo Governo ci si attende molto. A partire dal Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, al cui vertice è stato designato Enrico Giovannini. Va ricordato il suo impegno per la sostenibilità, testimoniato anche come co-fondatore dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile). Proprio ASviS lo scorso novembre, nel Rapporto 2020 “L’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” aveva fornito le cifre necessarie per centrare tali obiettivi. In merito ai trasporti segnala che per ciclabilità, pedonalità, sicurezza ed intermodalità servono 7,6 miliardi, e 1,6 miliardi in incentivi per l’acquisto di biciclette e mezzi di micromobilità. In totale si tratta di 61,7 miliardi di euro in dieci anni finanziabili nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnnr).

Andrea Ballocchi

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