Wise Society : Pescomaggiore, un ecovillaggio autocostruito dopo il terremoto
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Pescomaggiore, un ecovillaggio autocostruito dopo il terremoto

Il piccolo borgo medievale alle porte del Parco Nazionale del Gran Sasso è rinato grazie all'autofinanziamento dei residenti consentendo a molte famiglie di restare a vivere nel loro paese

Maria Enza Giannetto/Nabu
21 agosto 2019

Un villaggio ri-nato dalla solidarietà e dall’amore per la terra: un luogo per sempre ospitale e aperto al mondo concepito su una lettura aperta della comunità frazionale, inclusiva degli oriundi emigrati, dei proprietari di immobili e dei lavoratori nel territorio. È questo il genius loci di Eva Ecovillaggio Autocostruito di Pescomaggiore, una grande iniziativa partecipata nel piccolo borgo di origini altomedioevali alle porte del Parco Nazionale del Gran Sasso – Monti della Laga, ad una decina di chilometri da L’Aquila.

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Una delle inziative che coinvolgono i cittadini e gli abitanti dell’ecovillaggio di Pescomaggiore, Foto: EVA pagina Facebook

Il progetto, nato nel 2007 (il 28 settembre) dall’iniziativa spontanea di un gruppo di persone riunitesi nel Comitato per la Rinascita di Pescomaggiore per migliorare la qualità della vita e recuperare l’abitato, tutelando e valorizzando i beni comuni, con il sisma del 6 aprile 2009, si è ritrovato ad affrontare l’emergenza e a modularsi adeguandosi alle nuove esigenze, promuovendo la realizzazione di un ecovillaggio autocostruito e autofinanziato dai terremotati su terreni concessi da compaesani e con il sostegno di centinaia di donatori. Su progetto degli architetti Paolo Robazza e Fabrizio Savini del BAG studio mobile e con l’assistenza tecnica di Caleb Murray Burdeau, esperto in bioarchitettura, si era deciso di realizzare, a Capo l’Ara, un villaggio di bilocali e trilocali low cost e a minimo impatto ambientale  (struttura in legno portante e tamponatura in balle di paglia con energia elettrica fornita da impianti fotovoltaici e il riscaldamento da una stufa a legna, sufficiente a scaldare tutta la casa con appena un paio d’ore di accensione).

«Invece di attendere – spiega Dario D’Alessandro, membro del Comitato e dell’associazione MISA  – abbiamo preferito rimboccarci le maniche, per poter continuare ad abitare la nostra terra e il nostro paese, per ricostruirlo da subito insieme a un futuro comune. Alla base del progetto c’è la convinzione che il miglioramento della qualità della vita e lo sviluppo umano nella comunità  si possano perseguire attraverso attività di recupero e valorizzazione del patrimonio storico-culturale del centro abitato, del paesaggio e dell’ambiente, nonché attraverso la promozione delle attività agricole tradizionali e del turismo sostenibile e con la vigilanza sulla gestione dei beni e delle risorse, ambientali e finanziari, comunitari e la tutela dei diritti civili, individuali e collettivi, dei compaesani nonché degli interessi collettivi e diffusi riferibili alla comunità materiale e spirituale della frazione di Pescomaggiore».

A 10 anni dall’inaugurazione (la grande festa sarà il 28 febbraio 2020) perché l’E.V.A. divenga definitivo servono, però, ancora un po’ di cose. «Una su tutte – spiega D’Alessandro – una convenzione urbanistica con il Comune. Inoltre, su stimolo degli abitanti di Pescomaggiore il Comune ha deciso nel 2012 di investire nella riqualificazione della ex scuola elementare come centro di aggregazione e servizi per la rinascita del borgo. La progettazione è in corso e purtroppo con i lunghi tempi degli appalti pubblici e della macchina comunale la ricostruzione del borgo terremotato, case e chiese, è ancora in itinere. Nel frattempo la comunità pescolana conserva i propri riti estivi e l’uso del forno comune e si unisce a quella vicina di Picenze attraverso la Valle di San Valentino».

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Fotografie dal cantiere di E.V.A./Flickr

Non solo casa e abitare, però. Nella consapevolezza che abitare non coincide solo con avere una casa, il completamento dell’EVA è il punto di partenza di un percorso alla ricerca dell’ALMA, acronimo di “Abitare-Lavoro-Memoria-Ambiente”, un piano di azione da definire ed attuare con gli interessati per l’effettiva Rinascita di Pescomaggiore. «ABITARE – spiega D’Alessandro – perché Eva è soprattutto un piano di recupero partecipato, tempestivo ed efficace del centro storico. LAVORARE significa invece che esiste la volontà di  promuovere opportunità di lavoro “verde”, anche come reddito complementare, nel territorio di Pescomaggiore. Non può mancare la MEMORIA ovvero la necessaria continuità con la comunità intergenerazionale dei pescolani. AMBIENTE è il costante termine di riferimento dell’agire, ovvero una qualità essenziale per la rinascita di Pescomaggiore».

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