Wise Society : Parchi verdi in città: l’Europa non è uguale per tutti

Parchi verdi in città: l’Europa non è uguale per tutti

di Andrea Ballocchi
6 Maggio 2022

Alberi, giardini e parchi verdi in città forniscono benefici per bambini, giovani, adulti e anziani. Tuttavia il verde urbano non è uguale per tutti: esistono infatti diseguaglianze sociali anche in termini di spazi verdi pubblici in Europa. I quartieri dove vivono persone con basso reddito, minoranze, emigrati contano su una minore presenza di verde. Lo mette in luce l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) in un’analisi dove specifica anche quanto verde urbano ci sia in Europa, quali benefici porti, quali siano le lacune più evidenti. Inoltre rileva come il verde condiviso sia un elemento di inclusione sociale significativo e cita alcuni esempi virtuosi in Europa, uno dei quali si riferisce a Genova.

Parco verde in città

Foto Shutterstock

Benessere green: quanto servono giardini, spazi e parchi verdi in città

Parchi verdi in città, foreste urbane, strade alberate e rive dei fiumi sostengono il benessere dei cittadini, fornendo spazi per il riposo, il relax e l’esercizio fisico, e moderano anche le temperature durante i periodi caldi, perché forniscono aree fresche e ombreggiate, contribuendo a ridurre le isole di calore. Gli spazi verdi migliorano la qualità dell’aria, riducono il rumore e migliorano la biodiversità

I benefici per l’uomo

Non solo: stare negli spazi verdi giova alla salute riducendo la mortalità e la morbilità da malattie croniche, migliorando la salute mentale e la qualità della vita. Per i bambini e i giovani, ambienti più verdi sono collegati a una migliore salute fisica e mentale, compresi miglioramenti nella memoria, nell’attenzione e nella capacità di apprendimento, e una riduzione dello stress.

Ci sono anche studi scientifici che comprovano come gli spazi verdi e blu (quelli nelle vicinanze di fiumi, laghi e mare) siano particolarmente benefici per la salute e il benessere di alcuni gruppi socioeconomici e demografici. Nel complesso, le persone di status socio-economico inferiore traggono maggiori benefici dagli spazi verdi urbani rispetto ai gruppi più privilegiati, soprattutto in termini di riduzione dello stress e miglioramento della salute mentale

Gli obiettivi dell’agenda 2030

Nei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 si cita esplicitamente la necessità di fornire l’accesso universale a spazi verdi pubblici sicuri, inclusivi e accessibili, in particolare per le donne e i bambini, gli anziani e le persone con disabilità.
La strategia dell’UE per la biodiversità per il 2030 incoraggia a riportare la natura nelle città creando infrastrutture verdi biodiverse e accessibili, sottolineando anche l’importanza di sviluppare piani di rinverdimento urbano nelle grandi città e paesi.

Parco in città

Foto di djedj da Pixabay

Quanto (poco) sono verdi le città europee

È chiaro, quindi, quanto facciano bene a tutti giardini, spazi e parchi verdi in città. La realtà però è che di verde in città ce n’è poco o, meglio, ne servirebbe di più per rispondere a criteri minimi di benessere. Nel 2018, le infrastrutture verdi costituivano sì, in media, il 42% della superficie delle città dei 38 Paesi membri dell’Agenzia Europea dell’Ambiente. Tuttavia, questa superficie variava sia tra i paesi che all’interno dei singoli paesi. in alcuni casi, l’alta proporzione di spazio verde è determinata dalla grande estensione dell’area amministrativa della città, ad esempio incorporando aree forestali intorno al nucleo della città. Inoltre, l’area di spazio verde disponibile pubblicamente è molto inferiore all’area totale di spazio verde nelle città e si stima che sia in media solo il 3% dell’area totale della città.

La copertura arborea urbana media per le città dei Paesi AEA è del 30%, ma varia anche ampiamente. Le città della Finlandia e della Norvegia hanno la percentuale più alta di copertura arborea, a più della metà delle aree cittadine, mentre le città di Cipro, Islanda e Malta hanno la più bassa, a meno del 10%. Confrontando le sole capitali, la copertura arborea varia dal 4% di Nicosia al 72% di Oslo.

Spazi verdi in città: un grafico

Immagine EAA

Accesso diseguale allo spazio verde urbano

Lo spazio verde è meno disponibile nei quartieri urbani a basso reddito che in quelli dove vivono persone benestanti. Lo evidenziano i dati provenienti da tutta Europa. L’Agenzia specifica che nelle città della Germania, i quartieri caratterizzati da un reddito medio basso, bassi livelli di istruzione e alti tassi di disoccupazione tendono ad avere accesso ad aree più piccole di spazio verde rispetto a quelli con alto reddito, livello di istruzione e tassi di occupazione. Ciò accade anche nei Paesi Bassi e in Portogallo. Non solo: i bambini tedeschi provenienti da contesti socio-economici inferiori sono risultati svantaggiati in termini di accesso agli spazi verdi urbani rispetto ai bambini provenienti da famiglie più ricche.

Le comunità con un’alta percentuale di immigrati e minoranze etniche sono anche risultate avere meno accesso a spazi verdi e blu di alta qualità rispetto a quelle con percentuali inferiori di immigrati e minoranze etniche. L’EEA cita gli esempi di Oslo, in Norvegia, dove gli immigrati hanno meno accesso a parchi verdi in città, in particolare alle aree verdi per la ricreazione all’aperto, e di Helsinki, in Finlandia, dove vivono più lontano dallo spazio blu rispetto agli abitanti non immigrati. A Berlino, gli immigrati tendono a vivere in quartieri a più alta densità e hanno quindi un accesso limitato allo spazio verde. Anche a Torino si riscontrano minori benefici dalla natura nelle aree con un’elevata densità abitativa.

Le diseguaglianze si riscontrano anche in termini di qualità dello spazio verde urbano. Accade, per esempio, nei quartieri socio-economicamente svantaggiati di Helsinki, Berlino, Bucarest e Lisbona: qui i parchi urbani hanno strutture e vegetazione meno diversificate rispetto a quelli delle aree cittadine più ricche. Nei Paesi Bassi, le aree verdi dei quartieri più poveri sono meno esteticamente piacevoli di quelle dei quartieri più ricchi. A Porto, oltre a offrire meno servizi, lo spazio verde accessibile alle popolazioni di status socio-economico inferiore presenta più segni di danni e suscita più preoccupazioni per la sicurezza rispetto allo spazio verde nei quartieri di status socio-economico superiore. Quindi, sottolinea l’Agenzia ambientale europea, le persone che vivono in tali quartieri possono trarre meno benefici dagli spazi verdi localmente disponibili.

Bambino al parco

Foto Shutterstock

Verde inclusivo: le buone pratiche ci sono

I benefici del verde sono noti. Forse meno quelli che mettono in evidenza l’importanza di progetti di verde inclusivo. A Barcellona, in Norvegia e nei Paesi Bassi, si è scoperto che gli orti urbani e gli allotment (spazi in assegnazione) forniscono opportunità di integrazione sociale, accesso a cibo sano e apprendimento ambientale per i gruppi a basso reddito A Berlino, Londra e Sheffield, le aree verdi urbane supportano l’inclusione sociale dei gruppi svantaggiati, funzionando come spazi in cui migranti e richiedenti asilo possono connettersi con altre persone.

Sempre a proposito di giardini, spazi e parchi verdi in città, ci sono poi gli esempi virtuosi dei giardini terapeutici di Tallinn (Estonia) e Zagabria (Croazia), che illustrano come facilitare l’inclusione delle persone con disabilità. Nel 2013, il giardino botanico della capitale estone, fondato nel 1961, ha creato un nuovo “giardino sensoriale”. Questo giardino curativo è destinato a persone con esigenze speciali, in particolare persone con problemi di vista. Gli utenti sono autorizzati a toccare e gustare una varietà di piante. Il giardino terapeutico di Zagabria, ubicato in un ex complesso industriale di un quartiere cittadino, è nato per fornire l’accesso a un tranquillo spazio verde per il giardinaggio, l’interazione sociale e il riposo e il relax, in particolare per le persone con disabilità. Oltre alle aiuole accessibili e all’area comune, il giardino terapeutico include un parco multisensoriale, dove gli utenti possono sperimentare lo spazio usando tutti i loro sensi. Esperti di giardinaggio e terapisti professionisti forniscono laboratori tematici per gruppi socialmente vulnerabili.

È stato evidenziato come gli orti comunitari, o fattorie urbane, forniscono un contatto diretto con la natura, attività fisica e una fonte di cibo fresco per gruppi svantaggiati e vulnerabili. L’EEA sottolinea che l’obiettivo specifico di creare spazi verdi inclusivi dovrebbe essere integrato nella pianificazione urbana e nello sviluppo abitativo. La partecipazione dei gruppi vulnerabili nella pianificazione dello spazio verde può sostenere la loro inclusione sociale. Per esempio, in Irlanda, il progetto di ricerca Mapping Green Dublin, avviato l’anno scorso, ha seguito un approccio guidato dalla comunità per sviluppare una strategia di inverdimento del quartiere che affronta le preoccupazioni e i desideri delle persone che vivono nella zona.

Il caso virtuoso dell’“Orto Collettivo” a Genova

A Genova, Orto Collettivo è un progetto di recupero di terreni abbandonati in contesti urbani per fornire uno spazio comune ai residenti locali per coltivare cibo in modo sostenibile. Allo stesso tempo, il progetto promuove l’attività all’aperto e l’apprendimento. Il progetto fornisce opportunità per i gruppi sociali emarginati di impegnarsi con le comunità locali, promuovendo così la coesione sociale.

Il progetto è nato grazie a un’associazione di agricoltori e allevatori locali e ha visto la collaborazione di 300 volontari incluse persone provenienti da gruppi sociali svantaggiati, come disoccupati e richiedenti asilo. Essi hanno partecipato alla rigenerazione di un bosco collinare abbandonato a Genova, trasformandolo in un orto e giardino di ben 70mila metri quadri, cui hanno accesso 700 persone. Lo spazio è organizzato come un orto collettivo, applicando un approccio di permacultura in cui una serie di verdure sono piantate insieme per ridurre i parassiti, piuttosto che applicare pesticidi.

Qui, oltre ai lavori pratici, si tengono iniziative di formazione, per coinvolgere le persone, e corsi didattici. Inoltre, l’orto Collettivo ha avviato un sistema di scambio che permette ai partecipanti di scambiare il lavoro con i prodotti freschi coltivati nell’orto. Il progetto è in corso e orti simili si stanno sviluppando in altre parti della città, coinvolgendo molti più volontari.

Andrea Ballocchi

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