Le nuove generazioni non sono solo come spesso i media e il mondo degli adulti le descrivono. L'esperienza di un gruppo di ragazzi della Bovisasca, quartiere della periferia nord di Milano, ne è un esempio. Giovanissimi che tramite video, social e tecnologia raccontano il territorio e le persone, immaginando un futuro diverso per la loro comunità
Oggi si parla spesso dei giovanissimi come ragazzi privi di interessi, isolati nel loro mondo digitale, slegati dalla realtà e poco coinvolti da ciò che accade intorno a loro e nella comunità in cui vivono. Non è sempre così per fortuna, anzi. Come nel caso, per esempio, di un gruppo di adolescenti della Bovisasca, quartiere della periferia nord di Milano nato come insediamento operaio, che ha deciso di mettersi in gioco per raccontare, valorizzare e difendere il proprio territorio con lo stile e i mezzi che gli sono propri: video, social e tutto quanto la moderna tecnologia offre loro.
È nata così l’esperienza di “Quelli della Bovisasca”, gruppo giovanile all’interno della più ampia Associazione Cittadini Bovisasca. Attraverso video, documentari, interviste e progetti di storytelling, questi ragazzi hanno scelto di raccontare il quartiere dove vivono, mantenendo vivo il legame con le proprie radici, dando voce ai residenti e cercando magari di coinvolgere altri coetanei che non sempre riescono a trovare la loro dimensione e rischiano di prendere cattive strade.
Un modo per preservare la memoria del territorio, ma anche per sensibilizzare cittadini e istituzioni sui problemi che interessano la zona e in generale tutte le periferie di Milano e delle grandi città del Belpaese: dal degrado urbano alla carenza di servizi, fino alla necessità di creare maggiori opportunità di aggregazione per le nuove generazioni, per le quali il rischio di cadere in brutti giri è sempre dietro l’angolo. Una realtà che non a caso ha vinto anche un premio del Comune di Milano riservato a giovani fra i 14 e i 35 anni proprio per la realizzazione di idee virtuose .

Il gruppo di “Quelli della Bovisasca” è composto da ragazzi fra i 14 e i 20 anni.
Chi sono i ragazzi di “Quelli della Bovisasca”
“Quelli della Bovisasca” rappresenta un esempio virtuoso che coinvolge ragazzi tra i 14 e i 20 anni, desiderosi di costruire qualcosa di positivo per la propria comunità, rafforzare il dialogo tra generazioni e contribuire a immaginare un futuro diverso per una periferia che troppo spesso rischia di essere dimenticata.
Il gruppo è composto da otto giovanissimi: Gabriele, di 16 anni, Theo (16), Gregorio (17), Melania (15), Laura (15), Federico (15), Gaia (14) e Chiara (20). Quanto al nome scelto, “Quelli della Bovisasca”, è un omaggio a uno storico programma di Radio Popolare condotto da Guido Giazzi ed Emilio Cavalleri, figure molto legate alla vita associativa del quartiere.
L’idea che accomuna tutti è semplice ma potente: raccontare la Bovisasca dal punto di vista di chi la vive ogni giorno, andando oltre stereotipi e luoghi comuni che spesso accompagnano le periferie urbane.
Documentari, interviste e storie di gente comune
Sono molti i progetti portati avanti da questo gruppo di ragazzi. Fra tutti, il format online “Oltre i confini della Bovisasca”: una serie di interviste e approfondimenti dedicati a persone, storie e temi che riguardano il quartiere e la città. Fra gli ospiti intervistati, l’assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano, Lamberto Bertolé e altri personaggi molto attivi e impegnati nella comunità.
O, ancora, la realizzazione di un documentario sui luoghi e la storia del quartiere, “Viaggiando sulle strade della Bovisasca”, un lavoro di 42 minuti nato da tre mesi di ricerca, riprese e montaggio: il progetto ha preso forma nell’estate del 2025 e ha portato i ragazzi a incontrare residenti storici, volontari, associazioni e figure simbolo del quartiere, raccogliendo testimonianze preziose sulla storia e sull’identità della zona.
«Un’esperienza», racconta Gabriele, «che ci ha fatto crescere molto, lavorando fianco a fianco fra di noi, e anche con persone più adulte, su qualcosa di importante per tutti noi e che al tempo stesso ci ha fatto scoprire tante cose che neppure immaginavamo sul nostro quartiere, e quindi su noi stessi».
Il progetto “100 Idee” e i valori dello sport
L’ultimo progetto realizzato è legato al mondo dello sport con video sulle associazioni sportive della Bovisasca, interviste a dirigenti e allenatori e il racconto anche dei protagonisti del passato, con l’obiettivo di ricostruirne la storia e valorizzarne il ruolo sociale.
«Lo sport è un veicolo di valori, di meritocrazia e di tante cose positive, e non rappresenta soltanto attività fisica, ma anche educazione, inclusione e crescita personale», sottolinea Gabriele. «Conoscere la storia della propria associazione sportiva o dei gruppi di cui si fa parte», continua Theo, «è pertanto molto importante perché rappresentano uno stimolo a dare sempre il nostro meglio e permette di essere più consapevoli del percorso fatto da chi è venuto prima di noi e di ciò che è stato costruito nel tempo».
La vittoria da parte di “Quelli della Bovisasca” del bando “100 Idee” ha dato nuovi stimoli e opportunità ai ragazzi. Promosso dal Comune di Milano è, infatti, rivolto a gruppi informali di giovani under 30 che desiderano sviluppare progetti culturali, sociali, creativi o di cittadinanza attiva nei quartieri della città. Il programma offre contributi economici, percorsi di accompagnamento, formazione e supporto tecnico per trasformare le idee in iniziative concrete capaci di generare valore per la comunità.
Grazie a questo riconoscimento, ottenuto nel novembre 2025, il gruppo di “Quelli della Bovisasca” ha potuto dotarsi di nuove attrezzature e ricevere supporto organizzativo con cui realizzare questo nuovo lavoro dedicato allo sport.
«Per noi è stato molto utile», spiega Federico. «Oltre alle risorse economiche abbiamo ricevuto consigli, strumenti e supporto tecnico che ci hanno permesso di migliorare notevolmente la qualità del nostro lavoro».
Dare voce alle periferie e alle nuove generazioni
Uno degli aspetti più interessanti di questa esperienza è quello di costruire un ponte tra istituzioni, residenti e nuove generazioni, offrendo uno spazio di confronto e partecipazione, con la volontà di mostrare certamente il positivo della periferia, ma naturalmente anche di sensibilizzare di fronte a certi temi che riguardano la gran parte delle periferie italiane: il degrado urbano, la mancanza di spazi di aggregazione, per stare insieme o trascorrere il tempo libero, il rischio di esclusione sociale. Semplicemente per contribuire, giovani e adulti insieme, a costruire un presente e un futuro migliori.
«Le differenze tra il centro e la periferia sono evidenti», sottolinea Gaia. «Ci sono edifici trascurati, strade che necessitano manutenzione e opere attese da anni che ancora non sono state realizzate. E questo naturalmente non fa bene alla popolazione, perché ci si sente abbandonati, dimenticati, e questo può generare rabbia, violenza, degrado».
Proprio la cura degli spazi pubblici può d’altronde contribuire a migliorare il senso di appartenenza e la qualità della vita. «Quando le persone vivono in luoghi curati sono più invogliate a rispettarli. L’incuria, invece, rischia di generare altra incuria», conclude giustamente Gaia.
Come pure disagio e violenza giovanile, tema quest’ultimo spesso al centro delle cronache. «Ogni giorno si sentono storie di ragazzi che crescono in contesti complicati e finiscono per prendere strade sbagliate, per questo pensiamo sia molto importante raccontare esperienze positive e creare occasioni di partecipazione», sottolinea Gregorio. «Bisognerebbe prestare maggiore attenzione alle periferie e alle zone che vengono più facilmente dimenticate: raccontarle, come cerchiamo di fare noi nel nostro piccolo, è un modo per tenere sempre alta l’attenzione».
Attraverso una videocamera, qualche intervista e molta passione, questi ragazzi stanno costruendo qualcosa che va oltre il semplice racconto di un quartiere: stanno creando relazioni, memoria collettiva e senso di comunità. Un patrimonio prezioso che dimostra come le periferie possano essere laboratori di cittadinanza attiva e come i giovani, se coinvolti e ascoltati, siano capaci di diventare protagonisti del cambiamento, al di là dei soliti luoghi comuni e della narrazione, erronea e semplicistica, che spesso viene fatta di loro.
Vincenzo Petraglia

