Wise Society : Libri da non perdere: istruzioni per l’uso contro la “dittatura” dei like e degli algoritmi
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Libri da non perdere: istruzioni per l’uso contro la “dittatura” dei like e degli algoritmi

Una riflessione profonda (e inquietante) sul business dei big data e sul conformismo della società digitale attraverso lo sguardo puntuale e disincantato di quattro interessanti autori contemporanei

Carmine Castoro*
5 Febbraio 2021

Basterebbe ormai incrociare i dati di incidenza del diabete in una certa località con le statistiche di marketing legate alla presenza, in quello stesso distretto urbano, di un certo tipo di ristoranti e consumi alimentari, di palestre, piscine, negozi bio e rivendite di prodotti per dimagrire per capire quanto ogni singolo abitante della zona debba o meno affrontare problemi di sovrappeso, “e tutto senza bisogno che il censimento o i database di consumatori forniscano informazioni specifiche in merito alla salute”, perché in effetti “si può imparare molto da come la gente mangia, beve e parla”. 

Parola di Christopher Wylie e di questa sua gradevolissima e molto ben scritta autobiografia politica dal titolo Il mercato del consenso (Longanesi), all’interno della quale il giovane nerd canadese dai capelli rosa elettrico svela i retroscena (non bastassero tutte le indagini poliziesche e parlamentari alle quali si è sottoposto dal 2018 in mezzo mondo) dell’operazione Cambridge Analytica.

Christopher Wylie e il mercato del consenso

Libro Wylie

Il bestseller, edito da Longanesi, del noto nerd canadese.

Nata come uno studio di riproduzione in vitro di disagi e conflittualità sociali per emendarli e ricucirne gli strappi, Cambridge Analytica divenne ben presto il bacino di carenaggio di una mostruosa macchina di psicologia computazionale e schemi predittivi di massa per poter intercettare gusti, metriche esistenziali, idiosincrasie, rabbie, instabilità emotive e probabilità di voto di migliaia e migliaia di persone che, tramite una “innocente” app condivisa su Facebook, permisero a un gruppo di doctor Mabuse imparentati con la destra populista estrema di Steve Bannon, Bob Mercer e Donald Trump di indirizzare le elezioni dell’uscente presidente degli States e la Brexit in territorio anglosassone.

Il risultato fu una governance silente e intrusiva, extragiuridica e transnazionale, che faceva capo a una elite di plutocrati, ultra-ideologi, agenti di Intelligence ed esperti informatici, oltre che a guru dei social media come Zuckerberg, capace di aspirare come una gigantesca pompa idrovora dati personali, orientamenti, derive patologiche, manie di protagonismo di un vero e proprio esercito di utenti, e di conculcarne i “si” o i “no” inducendo misperception politiche, aizzando l’odio, impedendo razionalità e pensieri lucidi, iniettando nei valori e nelle energie nervose delle persone fake news e idee auto-replicanti destituite di qualsiasi aderenza a fatti e circostanze.

Shoshana Zuboff: tracciamento dei dati, profezie e facili guadagni

La dimostrazione che il new oil degli assiomi attuali di potere, il nuovo “carburante” è fatto di attenzioni ed emozioni, temporalità e intimità, da sviscerare e sincronizzare secondo rotte che favoriscono i consumi, le logiche di mercato, singole lobby dai neanche tanto vaghi deliri golpisti e antidemocratici.

libro zuboff

Libertà e conformismo sono alcuni dei temi indagati da Zuboff.

Il cosiddetto Capitalismo della sorveglianza (Luiss University Press) – per riprendere un imponente, ormai inaggirabile tomo della filosofa Shoshana Zuboff – le cui segrete gendarmerie “sanno tutto di noi, mentre per noi è impossibile sapere quello che fanno. Accumulano un’infinità di nuove conoscenze da noi, ma non per noi. Predicono il nostro futuro perché qualcun altro ci guadagni, ma non noi”, vittime inconsapevoli come siamo di un “intontimento psichico che ci rende assuefatti a una realtà nella quale siamo tracciati, analizzati, sfruttati e modificati”.

La verità è che oggi con il salto quantico che ha realizzato la comunicazione globalizzata con la crossmedialità, le profilazioni e la sovraesposizione narcisistica di ognuno di noi fra bacheche, like e ragnatele di messaggistica, siamo immersi in un behaviourismo disumano che ci fa a fette e ci spezzetta in diodi e valvole, squame e minutaglie biosociali che hanno solo la parvenza della individualità pensante: siamo dentro un conformismo gelido e incandescente al tempo stesso, in un’economia preconfezionata che ci auto-rafforza in quello che già abbiamo scelto, comprato, gradito, immagazzinato nelle nostre stock life. Sicché l’auto-governo pallido, dentro il quale mimiamo vittoria e raggiungimento di traguardi, diventa una omeostasi di tutti i diversi possibili senza punti di fuga e lacerazioni vere. “Ridurre la complessità del vivere singolare plurale alla leggerezza ludica del problem solving, della nuova estetica della politica soluzionista, appare come uno storytelling teso a impoverire l’esistenza di quella vibrazione irriducibilmente gratuita e infunzionale tramite la quale noi rivendichiamo l’umanità specifica dell’umano”.

Sovranità digitale e algoritmi della politica nel libro del filosofo siciliano Salvo Vaccaro

L’allarme su una sovranità digitale incistata nel nostro vecchio mondo organico, muscolare e cerebrale, lo lancia il filosofo siciliano Salvo Vaccaro in questo suo Gli algoritmi della politica (elèuthera), opera di grande potenza oppositiva a quei regimi di conformismo scintillante, tecno-pervasità indolore e di partecipazione ipermediata dai protocolli della realtà virtuale che oramai sono l’esoscheletro di ogni nostro atto, proposito, dislocazione di pensiero.

libro vaccaro

Ruota attorno alla standardizzazione digitale il bel libro del filosofo siciliano Vaccaro.

Siamo pesciolini da acquario o tranci di cibo in scatola dentro un cotè post-politico che non se ne fa nulla di parti sociali, classi, salari, povertà, analfabetismo, fame, e delle classiche obiezioni eversive che tutto questo sillabario della Modernità comportava. Disparità, disuguaglianze, asimmetrie nel controllo delle proprie vite restano imbottigliate – ci fa capire con veemenza Vaccaro – nella trasparenza totale di un mondo matematizzato che ci àncora al già visto e al già fatto, evitando che irrompa il nuovo, il diverso, il sorprendente, l’inusitato, mantenendo intatto, anzi, l’ordine sociale costituito e naturalizzandolo come qualcosa di eterno, consegnato alla Storia una volta per tutte (come un tempo profetizzavano dei e stregoni), non oltrepassabile perché l’agorà è stata sostituita dal formicaio delle prevenzioni e delle previsioni.

Integrando citazioni da Bernard Stiegler (scomparso nell’agosto scorso e di cui Meltemi ha recentemente tradotto in Italia il suo splendido La società automatica, vero testamento intellettuale di un grande pensatore francese indimenticabile), così chiosa Vaccaro: “L’accelerazione estrema della velocità altamente tecnologica “nell’era della ‘stupidità’ sistemica”, “funzionale”, disintegra la potenza individuale, ne liquida le pulsioni biochimiche che connotano le attività desideranti e volitive, per pullulare il paesaggio sociale di “masse convenzionali automatizzate”.

Il potere di Big Data e la società automatica di Bernard Stiegler

Dal battlespace delle care piazze e delle assemblee della grecità dove tutto era dialogo, polemos e rivendicazione del sé meditante, al bubblespace dell’account: universo-bolla saponoso, senza spigoli, anti-solidale, iper-condizionato, tardo-conviviale ma a ridosso di psicosi e alienazioni, personali e di gruppo.

libro stiegl

Identità e relazioni virtuali al centro della riflessione di Stiegler in questo libro edito da Meltemi.

L’interiorità è già Internet, la società è tutta pervasa di social-mania, la politica è pura polluzione di Big Data, aggiornamenti di status e riconfigurazioni relazionali. Tutto scorre nella dismisura di forze che intrappolano l’individuo, dissacrando ogni contesto prescrittivo (della morale, delle istituzioni, della conoscenza, delle meritocrazie, della dignità dei singoli e di intere etnie), assorbendo ogni fine nella commercializzazione, nelle prassi agili che ospitano fruibilità senza attriti (delle monete, delle reti, degli algoritmi, dei click, dei “pollici”).

Siamo in un acquario elettronico di cui abbiamo il dovere di capire logiche e abusi, dentro il quale in maniera sempre più pervicace mettiamo in vetrina le nostre vite, condividendo carteggi infiniti di intimità presunte, e tessendo un livello medio-basso di cyber-relazioni che spacciamo per “incontri”. Mai come in questo snodo di terzo millennio la pars destruens, il vaglio critico e la piena autonomia di giudizio rispetto al gioco di specchi in cui siamo intrappolati, è già una forma di riscatto.

Indossiamo un’individualità-patchwork, sabbiosa e ultraspiata, decostruita e messa a profitto, modulare e trasferibile: rischiamo di alienarci dal suolo reale della vita, di essere utili solo come data-double, come doppione di noi stessi. Ritrovare integrità e universalità è l’imperativo per far saltare in aria le grandi officine della docilità omologata dove veniamo incamminati sui binari morti di vite spogliate e plastificate.

Carmine Castoro, scrittore e filosofo della comunicazione

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