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Libri da non perdere: il Covid visto dai due grandi pensatori Levy e Zizek

La pandemia ha cambiato le nostre vite rendendoci tutti un po' più incerti e confusi. Due libri, appena usciti, ci aiutano ad analizzare in modo lucido e puntuale quanto sta avvenendo, anche per capire come uscirne e trasformare l'emergenza in occasione di cambiamento

Carmine Castoro*
19 Dicembre 2020

C’è un film di qualche anno fa, simpatico e istruttivo, dal titolo Dr. Knock, interpretato da Omar Sy, l’attore senegalese diventato famoso con il soft-drama Quasi amici. Un gaglioffo di periferia sale su un bastimento e qui viene scambiato per un camice bianco, equivoco che lo esalta e non poco. Dopo alcuni successi quasi miracolistici, finisce per laurearsi davvero in medicina e viene spedito in uno sperduto paesino francese dove rivoluziona l’approccio ambulatoriale locale. Il profumo del denaro non lo abbandona. Bisogna fare profitto, accordarsi col farmacista, aumentare le parcelle, mediare prestazioni gratuite che simulano bontà senza compromessi con cure costose che setacciano i lauti proventi di ricchi fattori e allevatori, e soprattutto “medicalizzare” a più non posso.

Se prima dal dottore si andava occasionalmente, forti gli abitanti del posto di corporature robuste e vita salubre all’aria aperta, adesso si insinuano concetti come igiene personale, prevenzione, controlli periodici, gestione della sessualità, emergenze infantili. In pratica, termometri, siringhe e flebo squillano ora dopo ora come le campane della chiesa cittadina. Sembrerebbe una truffa, e bonariamente pure lo è, seppur ben istituzionalizzata ai sensi della correttezza scientifica e delle più costruttive intenzioni. Ma col tempo le persone capiscono che c’è del giusto e dell’umano nella sanità territoriale, domiciliare e non fatalmente affidata ai cicli della natura.

Nonostante sia sommerso di pettegolezzi e smascherato nel suo passato losco, il brillante guaritore sarà amato e gli impediranno di partire. La gente ha imparato a curarsi carie, impotenza, piccoli raffreddamenti, a mangiare meglio, a non trascurare la tosse, a non esagerare con l’alcol, a non cronicizzare certi dolori: avrà anche quel dotto forestiero trasformato l’alberghetto del posto in una clinica azzurrognola che ricovera tutti, ma essere ascoltati e leniti tempestivamente nelle proprie sofferenze ha un valore che tutti riconoscono. Collettivo, di senso, di famiglia, di resistenza generale contro la mannaia della Morte.

persona con mascherina davanti al computer

Foto Engin Akyurt / Unsplash

L’emergenza Covid analizzata da due grandi nomi internazionali

La tragedia del Covid che stiamo vivendo da mesi è tutta in questa brillante allegoria. Se ne accorgono benissimo anche due grandi filosofi nelle loro ultime opere: Bernard-Henri Levy in Il virus che rende folli (La nave di Teseo) e Slavoj Zizek in Virus (Ponte alle Grazie).

Una cosa è la diagnostica asfittica, quantitativa e tentacolare, altra cosa una società che si auto-immunizza dalle sue radici patologiche in nome di un benessere visto come risorsa da condividere.

carmine castoro

Carmine Castoro, scrittore e filosofo della comunicazione.

Se l’idea di salvezza dei nostri organismi, dei nostri equilibri fisiologici non è più circonfusa di un afflato comunitario, sostanziata da un rispetto ponderato verso la vita in tutta la sua molteplicità di forze e dimensioni, allora ci troviamo in pieno Corona in quello che Levy definisce come “l’incestuosa unione del potere politico e medico”, come “bigottismo positivista”, anomalie che prediligono – come si osserva giorno per giorno soprattutto nel nostro Paese – le fibrillazioni interpretative, il tremendismo mediatico, le governance confusionarie, le torbide responsabilità delle leadership che mai confessano a cuore aperto le loro incapacità gestionali, proponendosi al contrario in una nuova molesta versione del padre-padrone che si erge a difesa del suo popolo minato da un flagello mostruoso…

Il virus che rende folli, il libro del filosofo Bernard-Henri Levy contro la cultura del sospetto

Ecco che allora ci ritroviamo, dice il pensatore francese ricalcando le orme del filosofo italiano Giorgio Agamben, di fronte alla nuda vita: “Una vita terrorizzata da se stessa e rintanata nella sua tana kafkiana trasformata in colonia penale. Una vita che purché le si garantisse un minimo di sopravvivenza, era pronta a cedere su tutto il resto”.

libro

Il filosofo francese propone una lucidissima analisi della situazione contingente che stiamo vivendo.

Ed ecco i torvi e mesti niet a tutto quanto era conclamato diritto in una democrazia fino all’altro ieri, ecco i coprifuoco come in tempo di guerra, le geografie rattrappite, costipate solo ai luoghi dove si acquistano medicine e pane e salame, ecco le imprese che chiudono, i soldi che mancano, la dignità di milioni di cittadini, lavoratori, professionisti che diventa rancida in questo inatteso frigorifero della Storia, desertificata in questo campo di sterminio travestito da mito del Bene Comune e della Salute Pubblica. Che fomenta, tra l’altro, l’allargamento a nuove fasce economiche e anagrafiche di un intramontabile proletariato.

Senza una visione d’insieme della condizione umana nell’epoca di una pandemia, non si va lontano. Si trasforma un’elite in gendarmeria, le relazioni in fonti di sospetto, il vicino in zombie da allontanare, la morte in qualcosa che, tutto ad un tratto, vogliamo negare, resettare, in un delirio ultra-profilattico che non abbiamo mai abbracciato né per l’Aids, né per altre febbri, né per i tumori (al massimo telethonizzati in tv), né per le cause di decesso di tipo cerebrovascolare che ancora mietono vittime a centinaia di migliaia nella sola Italia, e nessuno alza un dito in Parlamento o in prime-time, figurarsi un Dpcm o una campagna dissuasiva martellante come quella che ci ha fatto reimparare a lavarci le mani…

Il libro Virus del noto psicanalista sloveno Slavoj Zizek come monito al cambiamento

Il Covid è stato, dunque (e dovrà essere come sfida), anche il nunzio della razzia perpetrata sull’ecosfera, di un antropomorfismo smodato, il sintomo di un esaurimento diffuso la cui eziopatogenesi fa tutt’uno con le intelaiature più scontate del potere oggi. Sullo sfondo di variazioni climatiche, latitanza di energie alternative, stupro del suolo e industrializzazione selvaggia, subiamo uno scenario mondiale di non-sostenibilità, incuria, e scarsa porosità a tutto quanto sia realmente comunitario, cooperante, co-generato, condivisibile.

libro

Può il Covid-19 generare vero cambiamento? È quanto si chiede nel suo libro lo psicanalista sloveno.

Zizek, soprattutto, spende pagine affrante e luminose al riguardo. Serve un “comunismo del disastro”, ammonisce, che veda lo Stato in una nuova posizione centralizzata e assistenziale, nobilmente surrogatoria dei deficit strutturali di una globalizzazione cariata, a fianco di una solida cooperazione internazionale e di una reticolare sinergia fra comunità locali.

Cambiare modelli, abiurare mercato e profitto, aggirare la logica della redditività e dei monopoli per preoccuparsi finalmente della buona vita. “Abbiamo un disperato bisogno di nuove sceneggiature – chiosa lo psicanalista sloveno -, di nuove storie che forniscano a tutti noi una sorta di “mappatura cognitiva”, un’idea realista e al contempo non catastrofica della strada da imboccare. Abbiamo bisogno di un orizzonte di speranza, abbiamo bisogno di una Hollywood post-pandemica”. Che la atavica distopia che ci vede come controfigure del nostro futuro arrivi finalmente al suo the end.

Carmine Castoro, scrittore e filosofo della comunicazione

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