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Mobilità post Coronavirus: si riparte dalle piste ciclabili

Non solo Milano: molte città d'Europa e del mondo stanno ripianificando il proprio piano di mobilità: a partire dalle piste ciclabili provvisorie

Michele Novaga
12 Maggio 2020

Nei giorni scorsi il Comune di Milano ha cominciato a ridisegnare la segnaletica di parecchie strade e arterie della città nell’ottica di riservare più spazio alla cosiddetta mobilità dolce sia essa a piedi, in bicicletta, scooter elettrico e monopattino.

Una decisione dettata dall’emergenza della situazione che impone il cosiddetto distanziamento sociale (anche se sarebbe meglio chiamarlo fisico) tra le persone e pensata nell’ottica di evitare ai cittadini la scelta di prendere la propria auto dato che i mezzi pubblici possono accogliere solo un quarto dei passeggeri di prima proprio a causa delle misure di sicurezza e distanza tra le persone da osservare. Un’opportunità che il disgraziato momento in cui stiamo vivendo ci sta, suo malgrado, offrendo. “E’ un’opportunità da cogliere per accelerare il processo di trasformazione delle città. Potrebbero essere varie migliaia le persone che, per paura del covid-19, tornano ad usare la macchina perché è l’unico modo che garantisce la sicurezza – ha spiegato l’architetto Stefano Boeri in una recente intervista al network statunitense Nbc News – Dobbiamo approfittare di questa occasione per accelerare le politiche sulla mobilità pubblica che già si stanno realizzando”.

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Foto: Michele Novaga

Non solo Milano: in America meno motori e più spazi ai pedoni

E Milano, seppur celebrata in questi giorni come la città che più si sta attivando in questo senso, non è la sola. Sono molte infatti le città del mondo che stanno trasformando le proprie strade. A partire dagli Stati Uniti: se a Philadelphia hanno chiuso al traffico motorizzato vari chilometri di arterie principali per la fruizione dei pedoni e a Minneapolis un intero viale di accesso al parco riservandolo a biciclette e pedoni, a Denver hanno disegnato delle piste ciclabili temporanee così come delle corsie riservate ai pedoni. A Oakland stanno chiudendo oltre il 10% di tutte le strade cittadine, per un totale di 100 chilometri, al traffico veicolare. E lo stesso esempio lo stanno seguendo anche nel vicino Canada, a Vancouver come a Winnipeg e Calgary dove molte parti della carreggiata sono state ridisegnate e riassegnate e a pedoni e ciclisti.

Anche nella capitale della Colombia Bogotà le autorità comunali hanno deciso di creare 35 km di piste provvisorie per le due ruote ingrandendole e rimpicciolendole a seconda delle esigenze e del traffico con dei coni stradali.

La mobilità dolce delle capitali d’Europa e del mondo

Molte anche le città d’Europa che stanno seguendo l’esempio. Come Budapest, che ha visto una riduzione dei passeggeri del trasporto pubblico di circa il 90% mentre il traffico delle auto si è dimezzato. Per questo motivo il comune della capitale dell’Ungheria ha messo a punto un piano che prevede di dedicare una corsia alle biciclette sulle principali arterie cittadine e di creare un vero e proprio network per le due ruote senza introdurre troppe limitazioni al traffico nella centrale e strategica Hungaria Boulevard come ha annunciato la BKK (Budapest Transport Centre). La segue in questo anche Berlino che dalla seconda metà di aprile ha cominciato a disegnare le cosiddette pop up bike lane per offrire ai cittadini una alternativa nell’ottica di mantenere il distanziamento fisico. Non senza proteste da parte soprattutto degli automobilisti e dei centauri. “Il mio lavoro è quello di proteggere le persone dal covid-19 e dal suo ritorno” ha dichiarato all’agenzia AP Felix Weisbrich a capo dell’assessorato al traffico e al verde urbano di Berlino.

Un ciclista sulle nuove piste ciclabili

Foto: Michele Novaga

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