Le notizie sono pervasive e incessanti e rischiano di diventare fattori di stress. Ma bastano alcuni accorgimenti per tenersi al riparo dall’information overload
Non è mai stato così semplice tenersi informati su ciò che accade nel mondo: basta dare uno sguardo allo smartphone che è sempre rigorosamente acceso e a portata di mano. Ma, forse, proprio per questo motivo è altrettanto corretto affermare che tenersi informati non è mai stato così difficile. Perché questo continuo sovraccarico di informazioni (tecnicamente information overload) confonde, disorienta ed espone a un flusso incontrollabile di fake news. Cerchiamo di capire meglio in cosa consiste il fenomeno e, soprattutto, come difendersi per salvaguardare la salute mentale (e non solo).

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Cos’è l’information overload
Sono passati quasi vent’anni da quando, nel 2007, László Z. Karvalics teorizzò il concetto di “società dell’informazione” per descrivere la nostra realtà. Una realtà in cui chiunque è costantemente esposto a enormi quantità di messaggi, anche passivamente e senza fare nulla per andarli a cercare.
È senza dubbio un’opportunità ma anche un fattore di stress, perché le notizie – in gran parte negative – sono talmente incessanti da distrarre in continuazione da ciò che si sta facendo (tanto nel lavoro, quanto nel tempo libero). Vari studi empirici testimoniano come l’information overload sia associato a tensione, calo della produttività e del benessere e anche a casi di burnout. Ed è vero che accedere a varie fonti di conoscenza è in sé una fortuna, ma nella stragrande maggioranza dei casi manca lo spazio per metabolizzare queste notizie e maturare un pensiero critico in merito.
In un contesto simile trovano terreno fertile la disinformazione e le fake news: due espressioni che non sono propriamente sinonimi, perché le notizie inventate sono soltanto una delle possibili strategie per manipolare l’opinione pubblica, alla pari di immagini artefatte, contenuti isolati volutamente dal loro contesto ecc.
Non a caso, gli esperti interpellati dal World Economic Forum per il Global Risks Report collocano proprio la disinformazione al primo posto tra i rischi globali percepiti per il prossimo biennio. Nonostante ciò, all’inizio del 2025, nell’arco di poche settimane, tutti i principali social media hanno chiuso le collaborazioni con le piattaforme di fact checking. Rinunciando quindi a far verificare a esperti indipendenti la veridicità delle notizie sospette.
6 strategie per informarsi consapevolmente ed evitare l’information overload
A questo punto, cosa può fare una persona qualsiasi che si sente preda dell’information overload? Un interessante articolo su The Conversation suggerisce 6 strategie per difendersi: le sintetizziamo di seguito, rimandando alla lettura dell’articolo completo per saperne di più.
- Non limitarsi a guardare i contenuti che l’algoritmo colloca in testa alla home page dei social media, perché non sono uno spaccato veritiero della realtà, essendo selezionati per confermare gli interessi e le opinioni preesistenti.
- Sforzarsi di comprendere le dinamiche economiche su cui si reggono i giornali: un buon esercizio è quello di controllare se un’azienda al centro di un’intervista o di un approfondimento è anche inserzionista della stessa testata. Esistono anche testate che si reggono economicamente su abbonamenti e donazioni da parte dei lettori, per mantenere la propria indipendenza: sceglierne una e sostenerla può rivelarsi un’idea fruttuosa.
- Quando si legge un articolo o si guarda un video, porsi qualche domanda: c’è la firma dell’autore? Quali sono le fonti? Ci sono link a rapporti o studi autorevoli? Altre testate parlano dello stesso tema raggiungendo conclusioni simili?
- Quando ci si rende conto di essere emotivamente scossi da una notizia, domandarsi se questa reazione così forte è un effetto voluto. E, se sì, chi può trarne giovamento.
- Diffidare dalle facili retoriche tipiche della propaganda. Qualche esempio? I leader che ragionano in termini di “noi” contro “loro”, oppure che si descrivono come vittime di complotti orchestrati ai loro danni.
- Costruire attivamente la propria “dieta informativa”, invece di fruirne passivamente: un metodo utile è quello di ritagliarsi un momento fisso (basta mezz’ora al mattino) in cui leggere i giornali e guardare video scegliendo le fonti e condividendoli con interlocutori fidati.
Valentina Neri
