Wise Society : In cammino per conoscere se stessi
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In cammino per conoscere se stessi

Sempre più persone si mettono in viaggio sulle antiche rotte dei pellegrini medievali. Non per motivi religiosi, ma esistenziali: cercare un diverso sguardo sul mondo e una nuova consapevolezza di sè. Ecco il racconto di Cristina Menghini che ha percorso a piedi oltre duemila chilometri. Scoprendo il valore della libertà. E dell'incontro inaspettato

di Francesca Tozzi
27 ottobre 2010

Chiedere una grazia, adempiere a un voto, ritrovare il contatto con Dio: queste sono le motivazioni che hanno spinto nei secoli scorsi molte persone a intraprendere il cammino verso Santiago de Compostela. Già nel Medioevo il fenomeno era molto diffuso, tanto che lungo il percorso dei pellegrini diretti a Roma o in Terra Santa si sviluppò una rete di servizi per il loro sostentamento durante il viaggio: chiese, monasteri, ospizi, locande, molti dei quali ancora esistenti. Ma oggi il fenomeno più che religioso è esistenziale: si cerca nel cammino un nuovo sguardo sul mondo, una diversa consapevolezza di sè, una dimensione umana, più autentica.

 

Cristina Menghini verso ViterboPellegrina high tech

Lo sa bene Cristina Menghini, milanese, 34 anni, di professione giramondo, che fino ad ora ha intrapreso cinque Cammini superiori ai 900 chilometri ognuno, quattro in Spagna verso Santiago di Compostela e l’ultimo, la Via Francigena, attraversando l’Europa, da Canterbury fino a Roma. Più o meno 2100 chilometri  in 78 tappe e anche la via più significativa in termini di umanità perché su quel percorso, ci dice, ha conosciuto davvero l’altruismo, l’accoglienza, la solidarietà e l’amicizia. Cristina è una pellegrina del nostro tempo. Quando viaggia porta sempre con sé un piccolo notebook e una chiavetta 3G internazionale, sia per garantirsi la connessione internet necessaria all’aggiornamento del suo blog (www.globetrotter-life.com) dove carica foto e si racconta attraverso un diario, sia per tenere i contatti con gli amici e  il resto del mondo.

Santiago di Compostela, il re dei cammini

«Sulle reti dei cammini più organizzati, come quello di Santiago di Compostela, in Spagna», spiega Cristina «le autorità centrali e locali, le varie associazioni di volontariato laiche e religiose e quelle degli “Amici del Cammino” si occupano di gestire la sicurezza della Via, della manutenzione dei sentieri e della segnaletica e si impegnano ad assicurare un’accoglienza spartana, ma efficiente attraverso la realizzazione di nuove strutture e servizi ai pellegrini. Il Cammino di Santiago riceve ogni anno decine di migliaia di persone, e in particolare nel 2010, anno Compostelliano, a fine settembre già si contavano 225 mila viandanti, di cui circa 13 mila italiani, contro le poche migliaia di nostri connazionali che hanno scelto la Via Francigena (www.viafrancigena.org): un patrimonio culturale  dall’indiscutibile potenziale turistico che finora ha faticato ad emergere per il disinteresse della politica, della burocrazia, della mancanza di fondi.

Camino de Santiago, album di Jule_Berlin/flickrMa qualcosa si sta muovendo anche da noi e tra pochi giorni, dal 30 ottobre al 1 novembre, è prevista a Roma una grande manifestazione proprio su questo tema. “I Cammini Francigeni e Romei italiani. Un patrimonio antico per un futuro sostenibile”, organizzato dall’associazione Rete dei Cammini, in collaborazione con Civita, è un incontro nazionale, ricco di appuntamenti aperto a tutti coloro che amano muoversi a piedi su antichi percorsi storici e culturali. Per una riscoperta lenta, accessibile e sostenibile dei Cammini del nostro Paese. Un altro buon indirizzo di riferimento dove trovare informazioni e notizie è quello di Movimento Lento (www.movimentolento.it) che raggruppa molti appassionati di spostamenti slow, a piedi e in bicicletta, in Italia e all’estero, e vuole promuovere il cammino non solo come attività per il tempo libero ma come vero e proprio stile di vita.

La ricerca di sè e dell’altro

«Ho sentito dentro un forte richiamo e senza esitare ho preparato lo zaino e sono partita, mettendo da parte paure e dubbi. Spesso è questa la motivazione che spinge a partire, anche se poi si prende consapevolezza del vero perché ci si è messi in cammino solamente arrivati alla meta, dopo aver costruito la risposta passo dopo passo. E ogni volta il perché è sempre differente». Così Cristina ricorda come tutto è cominciato e spiega che quando un pellegrino attraversa, a piedi, intere regioni per giorni e mesi deve mettere in conto che spesso l’unico compagno di viaggio sarà se stesso e che quindi dovrà confrontarti con la propria interiorità: «Mi piace molto camminare da sola. Osservo, rifletto, mi sento viva e gioisco a ogni passo. Camminare è per me la più grande espressione di libertà». Ma non solo. «Il bello è anche incontrare l’altro: vedere  da lontano un enorme zaino che cammina è sempre una forte emozione. Chi sarà? Da dove viene? Dove andrà? E quel che può succedere, spontaneamente, è sempre diverso, da un semplice saluto all’occasione per una duratura amicizia». Il Cammino però non è fatto solamente dai camminatori. «Le emozioni più intense le ho provate a contatto con le persone dei luoghi che attraversavo: quelli che mi hanno offerto dell’acqua, un frutto, un letto per riposare».

Camino de Santiago, album di Fresco Tours/flickr

La gioia dell’incontro lungo la via

«L’incontro che più mi è rimasto nel cuore è stato quello con Andrea, un ragazzo di Aosta, la prima persona che dopo aver letto le pagine del mio diario on-line ha deciso di contattarmi e offrirmi ospitalità al mio passaggio» prosegue Cristina. «Ricordo bene l’emozione dell’attesa, poi l’incontro e il “riconoscimento”, quel momento speciale in cui due persone estranee percepiscono di avere qualcosa di importante in comune, di vivere “sulle stesse frequenze” indipendentemente dal proprio pensiero o dal modo di essere. Incredibile anche è stata la spontaneità con la quale abbiamo cominciato a raccontarci l’una all’altro, senza nessun giudizio e nessun consiglio perché ognuno deve trovare da solo la propria strada. Solo reciproco ascolto e scambio di riflessioni. Andrea mi ha poi raggiunto un mese dopo per camminare insieme un paio di giorni e tutt’ora spesso ci scriviamo», conclude.

Via Francigena verso OrioQualche dritta pratica

Partire senza porsi troppe domande, certo, ma con lo zaino fornito e pronti agli imprevisti, soprattutto se è la prima esperienza. Ma cosa può fare un pellegrino per evitarli? Ecco i consigli di Cristina: «Assicuratevi che il percorso scelto sia ben segnalato, informandovi attraverso i vari forum e blog di pellegrini e associazioni. Attualmente, si sa, il Cammino meglio organizzato è proprio quello di Santiago, ma anche alcuni tratti della nostra Via Francigena possono essere percorsi in sicurezza, con la garanzia di trovare anche dei buoni punti di accoglienza». Importante anche mettersi in contatto con chi il percorso lo ha già fatto in modo da poter avere indirizzi e consigli. Altri consigli utili: zaino leggero con dentro l’indispensabile, mente libera e spirito aperto ad accogliere tutti i doni che dal cammino possono arrivare. Evidentemente su ogni via si possono sempre incontrare difficoltà specifiche, legate in genere alla segnaletica confusa o assente, alla mancanza di acqua potabile sul percorso, o a dissesti momentanei dovuti a frane e piogge, o ancora, problemi legati alla cattiva organizzazione dell’accoglienza. Conclude Cristina Menghini: «Per questo è sempre meglio partire con una buona guida o cartina della zona, una lista completa dei luoghi di ospitalità ma soprattutto una buona scorta di ottimismo e di pazienza. Per il resto se vi affidate al cammino in modo sincero, lui, di certo, provvederà».

Verso Santhi

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