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La felicità secondo Jetsun Pema, la sorella del Dalai Lama

"La fretta è la peggiore nemica delle donne occidentali nella ricerca della felicità", ha spiegato Jetsun Pema durante il Glamour Beauty Show

Mariella Caruso
23 ottobre 2016
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Di felicità Jetsun Pema, sorella dell’attuale Dalai Lama Tenzin Gyatso, ne ha parlato in un convegno a Milano (Foto Mariella Caruso)

«Cos’è la felicità? Per me significa aiutare gli altri, applicarsi per il loro benessere. Quando lo si fa non ci si preoccupa di se stessi perché la nostra mente è impegnata in un bene superiore». Lo dice con grande semplicità Jetsun Pema, sorella dell’attuale Dalai Lama Tenzin Gyatso, intervenendo a Milano in un contesto che – all’apparenza – non le si addice in alcun modo: il Glamour Beauty Show organizzato dall’omonima rivista edita da Conde-Nast. Settantasei anni, responsabile dal lontano 1964 del Tibet Children’s Village, il Villaggio dei bambini tibetani di Dharamsala, Jetsun Pema è una donna minuta dagli occhi indagatori. Da anni gira il mondo per parlare del Centro che dirige, ma non si tira indietro quando c’è da discutere di altro. «Cosa manca alle donne occidentali per raggiungere la felicità? Credo che in questa parte del mondo le donne siano sempre di fretta – osserva Jetsun Pema, posponendo alla risposta un meditato “secondo me” -. Per trovare felicità e pace serve guardarsi dentro, questo sguardo interiore manca alle donne occidentali».

MEDITAZIONE ATTIVA – Ma il guardarsi dentro e la serenità di Jetsun Pema non arrivano, come si potrebbe pensare, dalla meditazione alla quale siamo abituati a pensare si dedichi ogni buddista. «Io non medito – sorride la responsabile del Tibet Children’s Village -. Non ne ho il tempo, ho sempre troppe cose da fare per i miei bambini: si devono trovare i fondi, il cibo, i vestiti». «Diciamo che la mia è una meditazione attiva, a quella tradizionale mi ci dedicherò quando divento vecchia e avrò a disposizione il tempo per praticarla. Al momento non so come si fa», è la sua spiazzante ammissione.

UNA VITA NORMALE – «Come capita a tutti gli esseri umani, ho avuto anch’io momenti di delusione e momenti di felicità. La cosa fondamentale è riuscire a prendere tutti i su e giù della vita con tranquillità», sottolinea ancora. Magari concentrandosi sul futuro che non è una “lista di aspettative” da mantenere, ma «qualcosa cui guardare con fiducia». Parole sagge che ben si addicono a una donna che, ha dedicato la sua vita al suo Paese che l’ha insignita del titolo onorifico di “Madre del Tibet“, per la sua dedizione e dei suoi servizi in favore dei bambini tibetani. Jetsun Pema, però, abituata a viaggiare in tutto il mondo è una donna che conosce bene le cose della vita. «Cos’è per me il lusso? Qualcosa che nessuno dovrebbe dare per scontata e che dovrebbe ricordare di essere grati per quanto si ha. In Tibet si usa molto una parola che significa “accontentarsi” – spiega -. Ognuno di noi deve sapere quando è utile non pensare più alla propria soddisfazione, che non può continuare a essere ricercata all’infinito cercando di avere sempre di più, e cominciare ad accontentarsi cominciando ad aiutare gli altri, a condividere».

SETTE ANNI IN TIBET – Nella lunga vita di Jetsun Pema c’è stata anche un’esperienza cinematografica sul set di “Sette anni in Tibet” e, quindi, anche l’incontro con un giovane Brad Pitt. «Cosa dire di lui? Che è molto bello – sorride -. La mia con lui era solo una particina, però ricordo che mi faceva sentire molto a mio agio oltre a essere sempre molto gentile con tutti. Nel cast c’era un monaco piuttosto anziano, avrà avuto ottant’anni – continua -. Durante la lavorazione del film, che è stato girato in Argentina, si ammalò per diversi mesi. Un giorno andai a trovarlo nell’ospedale in cui era ricoverato e nella sua stanza c’era un meraviglioso bouquet di fiori: il mittente era Brad Pitt, e questo dice molto sulla persona».

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