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Dominique Crenn: «Sono una chef e non una donna chef»

La chef francese, tre stelle Michelin, nel suo ristorante Atelier Crenn accoglie i clienti con un menu-poesia scritto da lei in cui ogni portata, dedicata ai prodotti del territorio e votata alla sostenibilità, è raccontato da un verso.

Mariella Caruso
1 maggio 2019

A dicembre 2018 Dominique Crenn è entrata a far parte di un ristrettissimo gruppo del quale fanno parte Elena Arzak in Spagna, Anne-Sophie Pic in Francia, Annie Feolde e Nadia Santini in Italia. Ovvero quello delle chef premiate con le Tre stelle Michelin. «Uno chef è uno chef, una donna può cucinare bene come un uomo. Noi donne sappiamo come cucinare, le nostre madri cucinavano, le nostre nonne cucinavano; ci siamo sempre prese cura della famiglia. La distinzione tra uomo e donna è tutta una questione “politica”, ma per me non è un problema. Io faccio la mia rivoluzione personale, sono una chef e non una donna chef», afferma Crenn, omosessuale e attivista, che abbiamo incontrato a Care’s, the ethical chef days, evento dedicato alla cucina etica e a chi la porta avanti nel mondo. Francese, cresciuta in Bretagna con la sua famiglia adottiva, guida a San Francisco il suo Atelier Crenn dove accoglie gli ospiti con l’immancabile coppola («Era di mio padre e non me ne separo mai») e un menu-poesia scritto completamente dalla stessa chef in cui ogni portata, dedicata ai prodotti del territorio e votata alla sostenibilità, è raccontato da un verso.

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Dominique Crenn, chef francese premiata con tre stelle Michelin, Foto: Luca Dalgesso® Care’s

Una visione sostenibile che è stata rafforzata in Dominique dall’incontro con Luciano Zazzeri, chef toscano scomparso lo scorso marzo per un gesto volontario. «L’incontro con Luciano mi ha cambiato come chef», continua. «Era il 2007, lo conobbi a Firenze; mi porto in giro e poi cucinammo nel suo ristorante. Mi colpì il suo modo di stare ai fornelli, di parlare del mare e dei suoi prodotti, il rispetto per quello che preparava. Io sono molto legata al mare e quando sono tornata a San Francisco ho capito che era così che volevo essere; lui in un solo giorno mi ha davvero cambiato la vita».

Un’altra spinta al cambiamento per la cuoca francese è stata, nel 2009, una banale caduta che, però, le ha fatto rischiare la vita a causa dello spezzamento di un’arteria. «Sono rimasta ferma tre mesi. In quel periodo ho capito che dovevo uscire da alcuni degli schemi mentali che guidavano i miei comportamenti – racconta -. Mi sono resa conto che la vita è troppo corta, che dovevo impegnarmi ancora di più nel fare le cose che desideravo nella maniera corretta. È stato difficile perché tutto è accaduto negli anni della crisi economica americana ma ci sono riuscita. Ho lasciato il lavoro che avevo e ho aperto il mio ristorante. Era una cosa che dovevo fare per me perché la vita è una sola e bisogna capire che direzione vuoi darle».

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L’interno dell'”Atelier Crenn” il ristorante di Dominique Crenn a San Francisco, Foto: pagina facebook Atelier Crenn

LA SOSTENIBILITA’ – «Alla base della sostenibilità ci sono i comportamenti umani. Tutto comincia dal rispetto per gli uomini e per la natura. Come essere umani dobbiamo lavorare con la natura, non dobbiamo distruggerla ma rispettarla. Bisogna sempre pensare a tutto ciò che facciamo, perché ogni azione ha delle conseguenze. Il mio desiderio – osserva – è che tutti riflettessero a fondo su questo». Per lei questo non è stato un problema. «Sin da quando ero piccola i miei genitori mi hanno educata in questo senso. Sono stati loro a farmi capire l’importanza di andare a comprare dai produttori, la necessità di non sprecare nulla, a conoscere le stagioni e i loro prodotti». Con i genitori la Crenn ha conosciuto presto anche l’alta cucina. Aveva meno di dieci anni quando provando per la prima volta l’esperienza di un ristorante gourmet decise di fare la chef senza più cambiare idea.

La cucina sostenibile è un plus dell’Atelier Crenn. «I miei clienti la amano», dice sorridendo. «Del resto, chi mi conosce sa cosa aspettarsi. Le persone che arrivano al ristorante sono già mentalmente aperte, sanno che facciamo le cose nella maniera giusta per le persone e per l’ambiente e sono molto curiose e ricettive. In tanti mi scrivono e-mail per ringraziarmi e molte volte il tono è: “Wow il cibo è stato fantastico, ma tu hai toccato il mio cuore facendomi ragionare”».

 

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