Wise Society : Divieto di macellazione dei cavalli: a che punto siamo?

Divieto di macellazione dei cavalli: a che punto siamo?

di Valentina Neri
9 Marzo 2026

Arriva alla Commissione Agricoltura della Camera una proposta di legge che vuole vietare la macellazione dei cavalli. Una battaglia delle organizzazioni animaliste, il cui successo però è tutt’altro che scontato

La politica italiana inizia a valutare il divieto della macellazione di cavalli. È questo il tema di una proposta di legge che ha trovato un sostegno piuttosto trasversale ed è ora all’esame della Commissione Agricoltura della Camera. L’iter è ancora alle sue battute iniziali ma, a suo modo, è già un traguardo: in passato erano già state elaborate delle proposte ma nessuna, prima d’ora, era arrivata all’esame della Commissione.

Allevamento cavalli

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Cosa dice la proposta di legge contro la macellazione dei cavalli

Le proposte di legge sono tre e vedono rispettivamente come prime firmatarie Michela Brambilla (Noi Moderati) per la A.C. 48, Susanna Cherchi (Movimento 5 Stelle) per la A.C. 2187 e Luana Zanella (Alleanza Verdi Sinistra) per la A.C. 2270. I tre testi, per molti versi sovrapponibili tra loro, sono stati accorpati e presentati alla stessa Commissione per essere esaminati congiuntamente.

Per capire meglio cosa prevedono, si può prendere come riferimento la A.C 2187, che contiene alcune delle disposizioni più esplicite. Il testo riconosce gli equidi – non solo cavalli, dunque, ma anche pony, asini, muli e ibridi – come animali di affezione, vietando di macellarli (ovunque siano stati allevati) e di esportarli a tale scopo. Impone anche un limite alle attività in cui possono essere coinvolti, vietando gli “esercizi innaturali, pericolosi, stressanti o dannosi per l’equilibrio psico-fisico o contrari alla dignità degli animali stessi”.

Chi viola queste disposizioni rischia la reclusione da dieci mesi a sei anni e una multa da 30mila a 100mila euro, pene che possono aumentare in presenza di danni per la salute degli animali.

Resta aperto il tema di tutti quegli allevamenti che, qualora la legge fosse approvata, si troverebbero impossibilitati a portare avanti la loro consueta attività. Per questo, la proposta di legge propone di istituire un fondo per la loro riconversione, con uno stanziamento di 6 milioni di euro all’anno per tre anni.

Cavallo

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Quanto è probabile che il divieto di macellazione dei cavalli diventi legge 

Già il fatto che un testo simile arrivi in Parlamento è caso finora unico a cui si è arrivati anche grazie alla mobilitazione delle organizzazioni animaliste: Animal Equality, ad esempio, ha lanciato una petizione che oggi conta quasi 250mila firme.

Il fatto che vada a buon fine, però, è tutt’altro che scontato. Come sottolinea Il Fatto Quotidiano, il relatore in commissione Agricoltura è Francesco Bruzzone, leghista, cacciatore e già primo firmatario di una riforma che avrebbe dovuto liberalizzare l’attività venatoria (e che è stata poi bloccata da Fratelli d’Italia). Bruzzone ha già commentato in modo molto duro la proposta, tacciandola di specismo (“Ogni animale può essere di affezione. Posso avere il cavallo, il maialino, il cagnolino. E siccome è mio, così lo tratto. Ma non posso estendere il principio a tutti gli animali, perché ci sono gli animali da carne, da reddito, c’è la fauna selvatica”).

Quante persone in Italia mangiano carne di cavallo

In Italia, secondo il portale dei Sistemi informativi veterinari (Vetinfo), nel 2024 sono stati macellati circa 17mila equidi. Gli allevamenti registrati sono più di 11mila, con oltre 46.500 cavalli allevati a scopo di macellazione. Il nostro Paese è anche primo al mondo per volume di importazioni, con più di 25mila tonnellate nel 2022. Più di 10mila i cavalli di importazione che sono stati macellati nel 2024: provenivano soprattutto da Francia, Polonia e Slovenia.

Di fronte a queste cifre, è lecito ipotizzare che la carne di cavallo sia un caposaldo della nostra dieta. I dati raccolti dall’istituto di ricerca Ipsos per conto dell’organizzazione animalista Animal Equality, però, mettono in dubbio questa ipotesi. L’indagine ha interpellato un campione che risulta rappresentativo di 40 milioni di italiani: l’assoluta maggioranza (il 92%) dichiara di consumare carne, ma solo il 17% mangia anche quella di cavallo o vive in una famiglia in cui viene portata in tavola.

Guardando la mappa dei consumi, si scopre che il consumo di carne di cavallo è fortemente legato alle tradizioni locali. Si va da regioni come il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia, in cui uno striminzito 2% della popolazione consuma il cavallo, alla Lombardia in cui la percentuale arriva al 24%. Nella prima periferia di Milano infatti sono ancora piuttosto diffuse le macellerie equine, molte delle quali fondate nei decenni passati da emigranti in arrivo dalle regioni del sud Italia. Al nord Italia, l’altra enclave è Verona, in Veneto, dove tra i piatti tipici figura la “pastissada de caval”, uno stracotto marinato nel vino rosso.

Ma è al Sud che la tradizione è particolarmente radicata, tra Sicilia (con l’8% della popolazione che consuma carne di cavallo secondo lo studio di Ipsos), in Puglia (11%) e in Campania (9%). Tant’è che, alla notizia della legge per mettere al bando la carne di cavallo, si è assistito a una levata di scudi da parte degli esercenti di Catania, dove la “puppetta” (una sorta di polpetta di carne equina) è una presenza fissa nei menu. Fipe Confcommercio Catania parla di circa 300 ristoranti, trattorie, street food e bracerie che propongono queste pietanze e di 2-4 milioni di euro di fatturato che verrebbero messe a rischio da un eventuale divieto.

Cavallo che mangia erba

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Il nodo della macellazione clandestina di cavalli

La proposta di legge prevede anche che ogni cavallo allevato sia identificato attraverso un microchip e iscritto in un apposito registro, al fine di contrastare importazioni illecite e macellazioni clandestine. Fenomeni che oggi passano spesso sotto traccia. La legge attualmente in vigore, infatti, distingue chiaramente tra cavalli DPA e non-DPA: i primi sono destinati al consumo alimentare, i secondi no e, pertanto, possono essere trattati con farmaci potenzialmente pericolosi per l’uomo.

Varie indagini giornalistiche e inchieste giudiziarie svelano gravi violazioni di questa normativa. Presso il tribunale di Perugia, per esempio, è in corso un processo nato da un’inchiesta dei Nas su una rete che avrebbe macellato illegalmente cavalli non destinati al consumo umano, vendendone poi la carne sul mercato. Gli imputati sono accusati tra le altre cose di associazione a delinquere, falso nei registri e maltrattamento di animali. Secondo l’accusa, i cavalli venivano anche cancellati o falsificati nella banca dati degli equidi per nasconderne la provenienza e portarli ai macelli.

Valentina Neri

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