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Coronavirus e social network: stop alle fake news

Sui nostri cellulari arriva di tutto, spesso notizie false che generano ansie e paure ingiustificate. Ecco come correre ai ripari: le black list dei produttori di bufale, i siti utili e i consigli del sociologo Davide Bennato

Maria Enza Giannetto
4 Aprile 2020

 

Notizie, informazioni, dati, fake news. E poi, ancora, condivisioni, meme, video. La comunicazione sui social al tempo dell’emergenza Coronavirus è più che mai un groviglio di dinamiche sociologiche e comunicative.

Social network e diffusione del panico da Coronavirus

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Davide Bennato, professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Catania

«I social, è indubbio, contribuiscono alla diffusione del panico. Come tecnologie che utilizziamo continuamente nella nostra vita quotidiana sono la cassa di risonanza sia del nostro punto di vista sia di quello dei nostri vari contatti», spiega Davide Bennato, professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Catania e autore – tra gli altri – del libro Sociologia dei media digitali. Relazioni sociali e processi comunicativi del web partecipativo.
Una cassa di risonanza che, in pochissimo tempo, ha cambiato pelle assieme alla percezione dell’emergenza.

Covid-19 e social network fra paura, haters e negazionisti

«All’inizio dell’epidemia – spiega Bennato – le conversazioni erano polarizzate tra chi aveva paura e faceva anche ragionamenti molto duri contro i cinesi, utilizzando la strategia dell’untore e coloro che cercavano di stemperare, sminuendo, usando l’ironia con meme e video. Come spesso capita, la verità stava in mezzo. Di sicuro non bisognava prendersela con i cinesi, ma non bisognava neanche svalutare le paure riguardo il Covid-19. Purtroppo, neanche la comunicazione istituzionale è stata del tutto coerente e persino gli scienziati e i medici, di fronte a un’emergenza completamente nuova, si sono affidati soprattutto alle loro esperienze dirette e ai casi di studio per spiegare quello che avveniva».

Quello che condiviamo sui social sono lo specchio di ciò che siamo e delle nostre paure

La distanza tra i due poli, nel corso delle settimane, si è man mano assottigliata fin quasi a scomparire. Oggi, infatti, la comunicazione sui social network si basa, semmai, tra chi condivide notizie verificate e da fonti accreditare e chi, invece, si lascia prendere dalla necessità di condividere qualunque tipo di notizia che possa avvalorare la sua idea sull’epidemia.

«Con l’accertamento della pandemia – continua Bennato – ormai la comunicazione istituzionale è piuttosto unificata e la contrapposizione tra gli esperti è solo su pochi dettagli. Purtroppo, però, sui social, come per la maggior parte dei media, il fenomeno del flaming, ovvero l’invio costante online di messaggi che infiammano la discussione tra gli utenti, è sempre prepotente. In molti usano i social e la condivisione per controllare la propria ansia. Purtroppo, però, tramite la condivisione di bufale le persone inquinano l’informazione e orientano in maniera errata l’opinione degli altri. Ci sono notizie palesemente false e scritte a tavolino solo per creare incertezza e ci sono quelle che puntano sulla ricerca di complotti veri e propri. Diciamo che le condivisioni sono, nella maggior parte dei casi, lo specchio del sentire di ognuno rispetto all’emergenza. Chi ha paura condivide notizie che mettono ansia e intimoriscono, chi crede nel complotto, se trova una notizia che avvalora la sua tesi, la condivide senza pensarci un attimo. Le fake news, però, sono tutte pericolose perché portano a elaborare comportamenti che possono nuocere a se stessi e a chi sta vicino».

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Foto: 123rf

Come difendersi da fake news e infodemia da Covid-19

Come far capire, quindi, che non tutto quello che circola in rete, e soprattutto sui social network, è oro colato, a maggior ragione in questo periodo di emergenza da Coronavirus? «La forza dei social sta nel consentire la circolazione del contenuto non sulla base della sua importanza ma sulla base dell’affidabilità e dell’autorevolezza della persona che la condivide. Se una persona considerata affidabile pubblica una bufala, il passaggio dell’affidabilità dalla persona al contenuto è consequenziale. L’unico modo che abbiamo per difenderci dall’infodemia, ovvero la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni spesso non vagliate con accuratezza – è controllare le fonti. Il consiglio è quello di utilizzare almeno il motore di ricerca in modo da verificare cosa compare su altri siti. È, infatti, evidente come le bufale circolino principalmente su Whatsapp dove non si condividono mai le fonti ed è più semplice arrivare a più persone tramite inoltri senza una verifica della notizia».

Qualche sito utile per smascherare le fake news…

La fabbrica delle fake news non mai è stata, come in questo periodo di emergenza, tanto prolifica: dal complottismo alle cure miracolose, dalle mascherine e i gel igienizzanti fai da te ai rimedi più fantasiosi (e talvolta, purtroppo, anche pericolosi: uno fra tutti, quello di fare gargarismi con la candeggina) in grado di proteggere dall’infezione. I siti per scovare le notizie false e le black list dei portali specializzati nel diffondere fake per fortuna sono svariati. Oltre a quelli storicamente più attivi, come Bufale.net, Butac.it e Giornalettismo.com, sono partite numerose iniziative specifiche per il Coronavirus. Fra tutte, quelle del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità. Anche la Rai si è mobilitata con una task force contro le fake news in collaborazione con la Federazione nazionale della Stampa italiana, mentre siti web dedicati sono Covid19Italia.help e CoronaCheck, entrambi con motori di ricerca per controllare la veridicità delle informazioni.

Tre regole contro le fake news:

1 – Se è troppo bello o troppo brutto per essere vero è falso

2 – Tutto ciò che circola come catena su Whatsapp è al 90% una bufala

3 – Controllare le fonti, anche quando si considera che la persona che ha condiviso la notizia è autorevole

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