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Da Torino a Venezia in bici, pedala anche l’economia

La più lunga ciclabile del Europa del sud. Un progetto di sviluppo unico in Italia. Bastano ottanta milioni di euro di investimento. Il costo di un chilometro di autostrada

di Sebastiano Guanziroli
29 luglio 2013

Tracciato vento

«Sono partito sotto alle Alpi e nel giro di una settimana mi trovavo sulla spiaggia del lido di Venezia, sul mar Adriatico. Ho attraversato i più diversi paesaggi naturali, rurali e umani. Dalle risaie alle ville palladiane. Sono partito mangiando carni piemontesi e arrivato con l’impepata di cozze veneta. In quale altro paese al mondo avrei potuto vivere  tutto questo pedalando solo sette giorni?». E’ così che Paolo Pileri racconta il suo primo viaggio da Torino a Venezia in bicicletta, portato a termine poche settimane fa. Un viaggio molto concreto e insieme simbolico perché Pileri, docente di Pianificazione territoriale ed ambientale al Politecnico di Milano, è il responsabile scientifico del progetto VENTO, la ciclovia che permetterebbe di andare a Torino a Venezia lungo il Po.

679 chilometri di percorso. Completabili in tre anni, in tempo per il 2015 di Expo. Era così che veniva presentato il progetto per la prima volta circa un anno fa. L’idea sembrava visionaria. Oggi è stata fatta un po’ di strada. Molte amministrazioni e istituzioni hanno sottoscritto il Protocollo di Intesa proposto lo scorso 12 maggio da Comune di Milano, Comune di Torino, Comune di Venezia e Autorità di Bacino del Fiume Po. Ora sono vincolate a farsi promotrici del progetto, e l’Autorità di Bacino si è proposta per esserne la cabina di regia. Perchè è proprio la regia a essere fondamentale: oltre ad attraversare splendidi paesaggi, VENTO passa per quattro regioni, dodici province e centoventuno comuni. Coordinarli è la sfida più difficile. «Mi aspettavo di procedere con maggior velocità – confessa Pileri – Noi stiamo cercando di tenere insieme tutti, ma qui ci sono due concetti nuovi da far passare. Il primo: la pianificazione collettiva, quando in Italia ogni ente è abituato a far da sé. Il secondo: bisogna creare un’infrastruttura insieme a un nuovo humus culturale, perchè nel nostro paese l’idea del cicloturismo non esiste tra i cittadini né in chi governa».

Forse qualche cifra potrebbe aiutare a creare l’humus culturale di cui parla Pileri: 44 miliardi di euro, la stima annua dell’indotto del cicloturismo in Europa. 8 miliardi di euro l’anno, l’indotto prodotto dalle piste ciclabili in Germania. 400mila euro, l’indotto generato da ogni chilometro di pista ciclabile in Europa. Facile immaginare l’impatto che VENTO avrebbe lungo i quasi 700 km che lo farebbero diventare la più lunga ciclabile del sud Europa: un indotto turistico ed economico straordinario, con centinaia di migliaia di presenze che svilupperebbero una green economy che già oggi conta 14.000 aziende agricole, 300 attività ricettive, 2.000 attività commerciali presenti lungo il tracciato. E chissà quante altre se ne aprirebbero. «In Trentino-Alto Adige, dove si è creduto nel cicloturismo – prosegue Pileri – in poco tempo hanno realizzato 200 km di dorsali, più tutte le altre piste ciclabili che se ne distaccano. Hanno prodotto 70-80 milioni di euro di indotto all’anno. A oggi questo è l’unico esempio di grossa pianificazione sul cicloturismo fatta in Italia».

Foto di Alessandro Giacomel/VENTOpolimi

Solo 118 euro al metro per la ciclabile più lunga del sud Europa

Ecco, l’investimento. VENTO, in un certo senso, c’è già. Bisogna solo completarlo. Perchè ci sono 102 chilometri di ciclabili già utilizzate, il 15% del totale. Poi c’è un 22% che richiede pochi interventi per diventare pedabile. Il grosso, il 42%, è costituito da una ciclabile che c’è già ma non è utilizzabile a causa di regole burocratiche che poche firme potrebbero eliminare in un attimo. Resta un ultimo 21%, gli unici 145 chilometri che richiedono interventi più complessi. Il team di VENTO ha quantificato l’investimento in circa 61 milioni di euro, che sommato a tutte le altre spese porterebbero il costo totale a soli 80 milioni. 118 euro al metro per avere una delle delle ciclabili più lunghe d’Europa e creare migliaia di posti di lavoro.

La strada apparentemente è in discesa, ma come sempre in Italia tocca chiedersi: si farà? «Un anno fa, in sede di presentazione – conclude Pileri – fummo piuttosto duri: la ciclabile si deve fare, e si deve fare tutta insieme, perché solo così può mettere in moto fin da subito tutto il suo potenziale economico ed occupazionale. Oggi dico che, se vogliamo tenere il 2015 come data simbolica, potremmo pensare di aprirne una tratta, ma solo a patto che ci sia una volontà scritta di andare avanti fino al completamento. Basta con l’Italia che inizia e non conclude. Basta».

Foto di Alessandro Giacomel/VENTOpolimi

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