Wise Society : Da filosofo a meccanico. Fenomenologia del manager moderno
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Da filosofo a meccanico. Fenomenologia del manager moderno

La concretezza di sporcarsi le mani. Questo mancava a Matthew Crawford. Che, consigliere politico a Washington, si è licenziato per dedicarsi alla sua passione. Un'officina meccanica di moto d'epoca. In un libro racconta come il lavoro manuale può insegnare a vivere. Ed essere la chiave per stare meglio con se stessi. E con gli altri.

di Isabella Pingitore
6 settembre 2010

Gli oggetti della nostra vita. Oggetti funzionali e del desiderio che popolano la quotidianità e come docili servi contribuiscono a creare la nostra felicità. Però, inaspettatamente, talvolta si ribellano e smettono di funzionare. Ecco allora che si trasformano in nemici. Ferraglie inutili e costose da riparare. Che noi, cervelloni evoluti, non abbiamo la minima idea di come resuscitare a nuova vita. A quel punto la nostra piccola routine si appende al filo dell'”intervento del tecnico” poiché dalle sue mani dipende la vita dei nostri oggetti. Così uno scrittore americano si è chiesto perché non cambiare prospettiva. E rivalutare quei lavori tanto snobbati da noi cervelloni, che forse ne guadagneremmo parecchio in salute a tornare a lavorare con le mani.

Matthew Crawford in his motorcycle repair shop (Photo: Ariel Skelley)

 

Protagonista di questa conversione è l’autore americano Matthew Crawford che, dopo aver conseguito un dottorato in filosofia politica e aver lavorato come consigliere politico a Washington, si è licenziato per aprire un’officina di riparazioni di motociclette d’epoca.

"Il lavoro manuale come medicina per l'anima" titolo in italiano.La sua esperienza, insieme a molte preziose meditazioni sull’arte di aggiustare, è raccontata nel suo ultimo libro, Il lavoro manuale come medicina per l’anima, di recente tradotto per Mondadori. Secondo Crawford attraverso il lavoro manuale si compie un percorso di conoscenza e crescita personale che ci rende padroni di quello che possediamo e ci porta a contatto con la realtà dei mestieri, delle cose vere. Lavorare, riparare oggetti con le nostre mani ci induce a un consumo più responsabile e di conseguenza a vivere una relazione migliore con il nostro ambiente. Coltivare una competenza manuale, insomma, ci fa sentire meglio e ci rende dei cittadini migliori.

Quella di Crawford non è una critica economica ma piuttosto una polemica culturale sul fatto che nella nostra società bisognerrebbe educare e formare all’apprendimento tecnico, in contrasto a una formazione astrattamente teorica che genera confusione sul concetto di conoscenza. L’organizzazione del lavoro dei “colletti bianchi” oggi è sempre più spesso fonte di profonda insoddisfazione, in un mondo aziendale popolato da persone frustrate in crisi di identità che faticano a trovare significato in quello che fanno; collaboratori di progetti di cui non vedono né l’inizio né la fine e di strutture aziendali che raramente tengono conto della qualità del lavoro individuale. Succede infatti che per alcuni dipendenti è diventato complicato descrivere la propria professione, come accade ai comici personaggi della sitcom-parodia britannica The office.

Il confronto con la realtà materiale e l’esperienza di fare le cose, invece, ci aiuterebbe a sviluppare criteri di valutazione più oggettivi e concreti. E una maggiore consapevolezza del nostro senso di identità.

 

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