Wise Society : Come spiegare la guerra in Ucraina ai bambini

Come spiegare la guerra in Ucraina ai bambini

di Marzia Terragni*
15 Marzo 2022

La guerra in Ucraina ha un forte impatto sulla psiche dei più piccoli: ecco perché non deve diventare un tabù ma un argomento di cui parlare. La psicologa e psicoterapeuta Marzia Terragni ci dà qualche consiglio in merito

Abbiamo appena finito di spiegare ai nostri figli le ragioni per cui devono trascorrere sette ore a scuola con una mascherina sulla faccia, i motivi per i quali devono igienizzarsi le mani più volte al giorno, le ragioni per cui ogni tanto gli allenamenti della squadra vengono sospesi e perché le feste con tanti amici a casa o in una ludoteca è ancora meglio non farle. Insomma, abbiamo dovuto spiegar loro che il mondo oggi non è un posto tanto sicuro, ma ci eravamo quasi abituati alla nuova realtà. Ed ecco che ora ci colgono ancora con lo sguardo teso a seguire i notiziari, che parlano di guerra in Ucraina, bombardamenti e profughi. Come spiegare la guerra ai bambini e la gravità di questa nuova situazione? 

Guerra in Ucraina: bambino davanti alla TV

Foto Shutterstock

Spiegare la guerra ai bambini è necessario

Possiamo anche spegnere il televisore quando sono nei paraggi, o cambiare discorso, ma non illudiamoci, i bambini sono bravissimi a cogliere i mutamenti emotivi sul volto dei genitori. E allora forse è meglio mettersi nell’ottica di spiegare nuovamente le difficoltà di questo periodo storico, consci che il non detto – anche se ha un intento protettivo – rischia in realtà di generare fantasmi e fantasie ancora più spaventose, oltre a trasmettere il messaggio inconscio che ci sono temi di cui è meglio non parlare.

Nessun argomento è tabù

Lasciare spazio a dubbi e domande consente di far chiarezza sulla realtà e non permette lo strutturarsi di un tabù che crei l’angoscia dell’ignoto. Ma da dove partire? Partiamo dall’ascolto e dai dubbi che i bambini stessi portano, senza sommergerli di risposte non richieste, o lunghe spiegazioni complicate che, se non affiancano la naturale curiosità dei piccoli, rischiano di amplificare confusione e paura.

Lasciamo pertanto loro la possibilità di chiedere o di raccontare cos’hanno sentito a scuola o a casa dei nonni, sollecitandoli a parlare, ma senza forzare una disponibilità che non c’è. In ugual misura rispondiamo in modo chiaro e onesto, finché percepiamo che è mantenuta l’attenzione e permettendo loro di cambiare discorso nel momento in cui sentono che è stata raggiunta la soglia di tollerabilità.

Lasciare spazio alla speranza

È anche importante accompagnare le inevitabili – seppur filtrate – “brutte notizie” con dei messaggi di speranza, sollecitando la partecipazione attiva magari dell’intera famiglia che può stringersi in un progetto di solidarietà a favore dell’Ucraina, anche piccolissimo (rinunciando tutti a un caffè o un gelato per fare una piccola donazione a favore dei bambini in difficoltà).
Per i più piccoli, infatti (ma non solo per loro), la sensazione della totale impotenza rischia di divenire eccessivamente frustrante; inoltre il prendere parte attiva nei confronti di ciò che ci circonda consente di rendere più concrete le informazioni e poter sviluppare più facilmente dei sentimenti di empatia che anche in futuro potranno essere risorse preziosissime nella relazione con gli altri.

Bambina con cartello "stop war"

Foto Shutterstock

L’impatto della guerra sugli adolescenti

Non dimentichiamo che questo stesso atteggiamento di ascolto attivo, disponibilità al dialogo e condivisione, non è auspicabile solo nei confronti dei figli più piccoli. Anche gli adolescenti hanno bisogno di un aiuto per selezionare e comprendere la grande quantità di informazioni cui possono aver accesso attraverso il loro smartphone.
La spavalderia o l’indifferenza con cui sembrano spesso affrontare la vita non devono trarre in inganno: per lo più infatti l’apparente superficialità non è altro che una misura difensiva nei confronti di un impatto emotivo che potrebbe risultare eccessivamente sconvolgente e di difficile gestione. La guerra alle porte di casa nostra non è quella con cui si divertono a giocare sulla consolle online e può essere fonte di importanti riflessioni in merito all’impatto delle scelte anche individuali, di come ciascuno, nel proprio piccolo, possa imparare a “fare la pace”.

La costruzione di una realtà più equa e sostenibile

Ma non solo, allargando lo sguardo alle conseguenze del conflitto in essere, si possono invitare i ragazzi a costruire delle prassi quotidiane maggiormente ecosostenibili, che possano impattare meno sullo sforzo economico della famiglia (e, va da sé, del Pianeta), recandosi a scuola in bici anziché in auto, ricordandosi di spegnere la luce o di evitare di accenderla, magari istituendo un salvadanaio familiare dove “pagare pegno” quando non ci si comporta in modo attento da questo punto di vista, per poi poter devolvere la cifra raccolta ad un progetto benefico.

Aiutarsi e invitarsi reciprocamente alla responsabilità, con un obiettivo e uno sguardo sul benessere comune, consentono di stringere i rapporti familiari, di aprirsi a uno spazio di confronto e darsi la possibilità di mettere l’attenzione sugli aspetti e i valori positivi anche dentro a uno scenario tanto drammatico.

*Marzia Terragni, psicologa, psicoterapeuta familiare ed esperta in Mindfulness

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