Wise Society : Milano: salvare una trattoria storica per salvare la nostra identità

Milano: salvare una trattoria storica per salvare la nostra identità

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24 Giugno 2026

Il Casottel è molto più di un ristorante: da oltre sessant'anni custodisce la memoria gastronomica e sociale del capoluogo lombardo. Oggi rischia di chiudere e la città si mobilita, anche con una raccolta firme, per proteggere uno dei suoi luoghi più autentici

Ogni anno se ne va qualche pezzo dell’identità delle nostre città. Una trattoria, un negozietto storico, una bottega di un artigiano, soppiantato magari da qualche dozzinale catena di negozi o da un hotel internazionale oppure da nuovi condomini extra lusso super moderni. Luoghi della memoria, delle attività storiche che custodiscono storie, tradizioni e relazioni umane costruite nel corso di decenni. Un peccato, perché con essi ogni volta perdiamo un pezzo di noi stessi, del nostro passato, della nostra cultura. Tutto in nome di una standardizzazione molto spinta di quelli che sono i nostri comportamenti di consumo, le nostre relazioni, il senso della nostra comunità e delle nostre radici, oltre che del nostro saper fare.

Succede nelle grandi città, che continuano a impoverirsi portando talvolta avanti un modello sociale e di business dell’ “usa e getta” (quanti negozi nascono e muoiono nel giro di pochi mesi?), ma succede sempre più spesso anche nei piccoli paesi, dove non di rado i piccoli esercenti non ce la fanno a sbarcare il lunario e alla fine mollano, chiudono, magari anche perché non ci sono nuove leve (i giovani) che vogliono continuare la tradizione di famiglia o semplicemente che non vogliono imparare mestieri che sembrano vetusti, vecchi, fuori dal tempo, ma che invece sarebbe importantissimo valorizzare e preservare.

Fra queste tante realtà, a Milano, ce n’è una che si chiama Casottel. Una trattoria vecchia Milano in una zona periferica della città, fra il Corvetto e Porto di Mare, che, aperta nel 1963, ha mantenuto in tutti questi la sua identità, ma che rischia adesso, come molti altre realtà storiche, di chiudere i battenti.

Tavolo ristorante Casottel_milano

La Trattoria Casottel di Milano risale al 1963 ed è uno dei luoghi storici della zona di Porto di Mare, periferia sud di Milano.

Tra grattacieli e trasformazioni urbane, una storia di donne che attraversa tre generazioni

Milano, si sa, cambia velocemente, la città che maggiormente in Italia ha cambiato pelle negli ultimi decenni. Quartieri che si trasformano, nuove architetture che ridisegnano lo skyline, abitudini che evolvono. In questo contesto la Trattoria Casottel è una storica insegna milanese che da oltre sessant’anni racconta la città attraverso la sua cucina e le sue persone. Oggi questo luogo simbolo della Milano più autentica rischia di scomparire. E la sua storia solleva una riflessione più ampia sul valore delle attività storiche e sul ruolo che possono avere nella costruzione di una città più sostenibile anche dal punto di vista sociale e culturale.

La storia del Casottel affonda le sue radici nel 1963, quando il locale risultava già registrato come “osteria con cucina” all’interno di una cascina ottocentesca nella zona di Porto di Mare, nella periferia sud di Milano. Da allora la trattoria è cresciuta mantenendo intatta la propria anima popolare e familiare.

Lo staff del Casottel

Parte dello staff del Casottel: in alto, terza da sinistra, Martina Conte, psicologa, che continua una tradizione familiare al femminile giunta alla terza generazione.

Un tratto distintivo che ha un volto preciso: quello delle donne che l’hanno guidata nel corso dei decenni. Dopo la nonna Lina, è stata Isa Rebecchi, classe 1939, mantovana d’origine e milanese d’adozione, a trasformare il Casottel in un punto di riferimento per il quartiere e per generazioni di clienti. Oggi il testimone è passato alla figlia Martina Conte, che ha scelto di lasciare la professione di psicologa per raccogliere l’eredità familiare e continuare a portare avanti una filosofia fatta di accoglienza, ascolto e attenzione alle persone.

La cucina della memoria che racconta Milano

Una storia tutta al femminile, dunque, che racconta valori profondamente milanesi: lavoro, resilienza, solidarietà e capacità di creare comunità. E naturalmente racconta un viaggio negli antichi sapori. Entrare al Casottel significa fare un viaggio nella tradizione gastronomica lombarda e mantovana.

Qui trovano spazio piatti che rappresentano la memoria culinaria della città: il risotto giallo con ossobuco, la cassoeula, il bollito misto, la cotoletta alla milanese, le polpette al sugo, la pasta e fagioli e la tradizionale torta sbrisolona

Ricette che continuano a raccontare una cultura fatta di stagionalità, semplicità e rispetto delle materie prime e che oggi rischiano di essere fagocitate da mode gastronomiche passeggere.

La cucina del Casottel non punta sull’effetto scenico, ma sull’autenticità. Ogni piatto rappresenta un pezzo di storia familiare e territoriale, preparato secondo una tradizione che resiste al tempo e alle trasformazioni della città.

cotoletta

Al Casottel si mangiano molti dei piatti tipici della tradizione milanese e mantovana: dalla cotoletta alla milanese al risotto giallo con ossobuco, passando per la cassoeula, il bollito misto e la torta sbrisolona. 

Un luogo di incontro e di confronto. Non solo gastronomico.

Ciò che rende il Casottel unico non è soltanto il menu. Nella grande cascina ottocentesca con il pergolato e il giardino convivono mondi che raramente si incontrano altrove. Giovani alla ricerca di luoghi autentici siedono accanto agli anziani che ricordano quando nella zona si andava a fare il bagno nelle cave di Porto di Mare.

Residenti storici e nuovi abitanti condividono lo stesso tavolo e gli stessi racconti. “Al Casottel”, racconta Martina Conte, “sono vicini di tavolo i giovani ventenni che alternano una vita urbanizzata alla riscoperta della campagna e delle tradizioni e gli ottantenni che da ragazzi facevano il bagno alla cava di Porto di Mare e magari scambiano qualche parola ripristinando un dialogo intergenerazionale che ormai è quasi del tutto sparito. Una specie di miracolo in una ristorazione ormai targhetizzata dove i diversi gruppi sociali, di età, culturali non si incrociano mai”.

In un’epoca caratterizzata da crescente frammentazione sociale, luoghi come questo rappresentano preziosi spazi di incontro e dialogo assolutamente da preservare.

Signora Isa Rebecchi

Dopo la nonna Lina, è stata Isa Rebecchi, classe 1939, a trasformare il Casottel in un punto di riferimento per il quartiere e da cui ha oggi raccolto il testimone la figlia Martina Conte.

Una raccolta firme per salvare il Casottel, che rischia di chiudere

Negli anni il Casottel è stato raccontato da guide gastronomiche, riviste e pubblicazioni dedicate alla città. È stato citato da Gambero Rosso, dalla Guida di Repubblica, da Elle Gourmet Giappone, dal volume “I posti sinceri di Milano” e persino dall’ex sindaco Giuliano Pisapia, che nel suo libro “Cambiare Milano si può” lo ha definito “un posto con un cuore grande”.

Nonostante il suo valore storico e culturale, il futuro del Casottel è però oggi incerto. L’immobile che ospita la trattoria appartiene infatti al Comune di Milano e il contratto di affitto è scaduto. Mancano ancora alcuni anni al riconoscimento ufficiale come attività storica e questo rende particolarmente delicata la situazione. La cascina è stata inserita in un bando che prevedeva requisiti difficilmente sostenibili per una microimpresa familiare come il Casottel. Da qui nasce il rischio concreto che la trattoria possa essere costretta a lasciare i locali che ne hanno costruito la storia. E da qui l’iniziativa di avviare una raccolta firme che chiede alle istituzioni di riconoscere il valore culturale e sociale di questo luogo.

Interno trattoria Casottel

La trattoria si trova all’interno di una vecchia cascina e nei decenni è diventato un vero e proprio presidio sociale del quartiere dove non di rado si ritrovano intorno ad un tavolo sia giovani e che anziani, oggi uniti nella mobilitazione per salvare il Casottel dalla chiusura.

Una prospettiva, quella della chiusura, che preoccupa chiaramente i gestori, ma anche molti cittadini che vedono nel locale un bene comune, un un patrimonio da tutelare. La speranza è che si riesca a trovare in qualche modo una strada condivisa per salvare il Casottel, perché salvare questa trattoria significa salvare un pezzo di Milano e dell’identità stessa, gastronomica e non solo, di tutta la comunità meneghina. Anche perché, è bene sempre ricordarlo, una città sostenibile non è fatta soltanto di innovazione, efficienza energetica e infrastrutture moderne. È anche una città capace di custodire la propria memoria, valorizzare le attività storiche e proteggere quei luoghi che, proprio come veri e propri presidi sociali, generano relazioni, appartenenza e identità.

Vincenzo Petraglia

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