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Carbon manager: chi è, cosa fa e come diventarlo

di Andrea Ballocchi
4 Dicembre 2025

Sempre più imprese sono chiamate a operare scelte che fanno attenzione alla sostenibilità e ai criteri ESG. Per operare in modo consapevole, è bene contare sulla figura del carbon manager

Il carbon manager è un ruolo che assume particolare valore, specie in Europa dove tutti i settori sono chiamati a ridurre progressivamente le emissioni fino a raggiungere l’obiettivo di neutralità climatica al 2050. Si tratta di una professione nuova, un vero e proprio green job del futuro, perché opera nel campo della sostenibilità, ambientale e sociale prima di tutto, e che troverà un sempre maggiore spazio in aziende ed enti. Sono diverse le realtà che cercano un profilo di questo genere. Tra queste la prestigiosa Università di Cambridge, che proprio nel 2024 ha pubblicato un annuncio di lavoro per la ricerca di questa professionalità. D’altronde le questioni climatiche hanno un’importanza ormai cruciale: nessuna organizzazione, pubblica o privata può trascurare quanto sta accadendo e i riflessi sulla propria attività. Così pure le finalità legate al rating ESG, ormai imprescindibile per moltissime realtà d’impresa. Andiamo allora a scoprire chi è il carbon manager, e soprattutto cosa fa e qual è il percorso di studi per intraprendere questa professione.

riunione con carbon manager

Foto Shutterstock

Chi è il carbon manager

Andiamo allora scoprire chi è il carbon manager e quali sono le mansioni legate a questa professione. Si tratta, in estrema sintesi, di una figura professionale chiamata a ridurre le emissioni di CO2, a gestire il carbon footprint management dell’impresa o dell’ente per cui lavora, avendo cura di condurre le procedure per ottenere il rating ESG (Environmental, Social and Governance) e di lavorare alla stesura di un Bilancio di Sostenibilità.

La sua competenza sarà sempre più richiesta specie dopo la nascita della Corporate Sustainable Reporting Directive (CSRD) mediante cui la Commissione Europea ha definito per la prima volta un quadro comune di rendicontazione per i dati non finanziari, aprendo alla necessità di una rendicontazione in chiave ESG.

Se dovessimo quindi scrivere una job description per il ruolo di carbon manager, suonerebbe più o meno così: il Carbon Manager è responsabile della definizione, implementazione e monitoraggio delle strategie aziendali per la riduzione delle emissioni di gas serra. Lavora in stretto coordinamento con i reparti tecnici, finanziari e strategici per garantire il raggiungimento degli obiettivi climatici dell’organizzazione, in linea con standard internazionali (come ad esempio il GHG Protocol, SBTi e così via) e normative vigenti. Si tratta quindi di una figura chiave nei processi di transizione ecologica e reporting ESG.

Cosa fa un carbon manager: le sue mansioni

Ma cosa fa un carbon manager, in concreto? Fra le sue responsabilità principali, citiamo:

  • Misurazione delle emissioni Scope 1, 2 e 3 secondo GHG Protocol.
  • Elaborazione dell’inventario carbonico annuale e verifica dei dati raccolti.
  • Definizione degli obiettivi di decarbonizzazione, inclusi target SBTi, roadmap 2030–2050 e strategie Net Zero.
  • Analisi degli scenari climatici, valutazioni di rischio e impatti per l’azienda (climate risk assessment).
  • Sviluppo di piani di riduzione delle emissioni, incluse efficienza energetica, cambiamenti nei processi produttivi, soluzioni low carbon, energie rinnovabili e circolarità.
  • Coordinamento di progetti di transizione energetica, anche in collaborazione con i team di sostenibilità, ingegneria ed energia.
  • Gestione dei sistemi di carbon accounting e utilizzo di software di monitoraggio (LCA tool, carbon management platform).
  • Reporting ESG e climatologico, con preparazione di materiali per bilancio di sostenibilità, CSRD, Carbon Disclosure Project (CDP) e altri framework internazionali.
  • Monitoraggio normativo sulle politiche climatiche europee e internazionali (ETS, CBAM, RED III, Corporate Sustainability Due Diligence, ecc.).
  • Valutazione e selezione di carbon credits o progetti di compensazione certificati (VCS, Gold Standard) nei casi in cui siano necessari.
  • Formazione interna, sensibilizzazione del personale sui temi della decarbonizzazione e supporto ai reparti coinvolti.
  • Relazioni con stakeholder interni ed esterni, inclusi auditor, enti certificatori, consulenti e partner industriali.

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Come si diventa carbon manager: i corsi attivati

Da tutto quello detto finora, appare chiaro che nel corso degli anni sia nata la necessità di concretizzare un percorso di studi per diventare carbon manager, i cui requisiti – come appena elencato – comprendono diversi aspetti. Come illustra Forever Bambù, promulgatore di un corso dedicato, si tratta di una figura che valuta soluzioni di compensazione effettiva e reale su suolo italiano, occupandosi di carbon footprint ma anche della modalità di stesura del Bilancio di Sostenibilità, oltre che puntare a ottenere il rating ESG. La stessa Forever Bambù organizza un corso per apprendere i rudimenti della professione: composto da 55 Moduli per oltre 12 ore di formazione, il percorso formativo tocca molteplici aspetti, spaziando dalla conoscenza delle norme in materia di efficienza energetica e di sostenibilità ambientale a come migliorare la sostenibilità della propria azienda, nonché comunicarla in modo efficace.

Ci sono poi altre iniziative che in qualche modo intersecano il percorso del carbon manager in Italia. A livello universitario è da segnalare il master in Sustainability Management organizzato dalla Sda Bocconi School of Management, volto a formare la figura del sustainability manager, anch’essa una professione molto richiesta fra i green jobs.

Affine al percorso di carbon manager va annoverato il percorso in Sustainability and impact leaders organizzato dal Polimi – Graduate School of management. Fornire competenze, illustrare e approfondire l’integrazione delle azioni di Carbon Management con le strategie di efficienza energetica e le azioni di Asset Management in ottica di sostenibilità integrata è invece la finalità che si pone il corso di Bureau Veritas in Carbon management.

Carbon manager

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Come scegliere un corso per diventare carbon manager

Insomma, le possibilità formative sicuramente non mancano e i corsi per diventare carbon manager, soprattutto negli ultimi anni, si stanno moltiplicando. Come valutare, però, quelli più adatti e valevoli? Ecco qualche aspetto da tenere in considerazione. 

  • Riconoscimento formale / certificazione: scegliere corsi legati a standard normativi o prassi riconosciute (es. ISO, UNI/PdR 109.1) può aumentare la credibilità professionale.
  • Contenuti pratici e tecnici: misurazione delle emissioni (Scope 1-2-3), LCA (Life Cycle Assessment), carbon footprint di prodotto/organizzazione, reporting ESG, normative ambientali — sono competenze chiave che dovrebbero essere affrontate durante il corso
  • Flessibilità e modalità: alcuni corsi sono brevi e modulabili (es. moduli base), altri più completi — a seconda del tuo livello di partenza e degli obiettivi. Scegli quello più adatto a te in base alle conoscenze che già possiedi
  • Orientamento alla funzione aziendale: se vuoi operare come Carbon Manager — cioè implementare politiche di decarbonizzazione, gestire emissioni e sostenibilità — cerca programmi adatti a figure manageriali o consulenziali.

Sostenibilità: un percorso che paga, in tutti i sensi

Nel processo di carbon management – il cui mercato oggi ha raggiunto 11,3 miliardi di dollari, ma che nel 2028 è previsto al raddoppio o quasi, raggiungendo i 30,8 miliardi secondo MarketsandMarkets – il professionista chiamato a occuparsene dovrà considerare molteplici aspetti. Tra questi, dovrà essere consapevole che la sostenibilità si combina con crescita e profitto, accrescendoli. Lo rivela un’analisi di McKinsey che, esaminando il rendimento totale per gli azionisti (TSR), performance finanziaria e rating ESG di 2.269 società pubbliche, ha messo in evidenza le aziende che raggiungono una crescita e una redditività migliori rispetto ai loro concorrenti, migliorando al tempo stesso la sostenibilità e i fattori ESG, superano i loro concorrenti in termini di TSR di ben due punti percentuali.

Andrea Ballocchi

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