Wise Society : Cammino di Celestino: l’itinerario fra natura selvaggia ed eremi arroccati

Cammino di Celestino: l’itinerario fra natura selvaggia ed eremi arroccati

di Paola Greco
17 Agosto 2022

Il percorso ripercorre in sei tappe i luoghi di Pietro da Morrone, poi diventato Celestino V. Meta di tanti pellegrini, il cammino è percorso anche da tutti quelli che desiderano scoprire le meraviglie dell'Abruzzo

“Domus Christi”: “Casa di Dio”, è così che il poeta Francesco Petrarca descriveva la montagna madre d’Abruzzo, la Maiella. Nel corso dei secoli tanti sono stati gli eremiti che sono venuti tra queste montagne a cercare Dio: nel silenzio delle verdi valli, tra le faggete secolari e i suoi corsi d’acqua torrentizi. Ad oggi, sono quaranta, o forse più, i luoghi di culto arroccati nei posti più solitari e impervi del Parco Nazionale della Maiella che, dal 2021, rientra nel sistema di Geoparchi mondiali dell’Unesco: quasi tutti sono eremi, o antichi monasteri.

Cammino di Celestino: valle dell'orfento

Foto: camminodicelestino.com  © Parco Maiella (L. Del Monaco) – Majambiente

Pietro Da Morrone: il santo eremita della Maiella

Tra le tante figure spirituali che si sono rifugiati in questa natura selvaggia, ce n’è una in particolare che è stata strappata all’anonimato, pur contro il suo volere. Si tratta dell’eremita Pietro da Morrone, divenuto Papa sul finire del 1200 col nome di Celestino V, la cui imperitura memoria si deve a Dante che lo collocò nel suo Inferno degli ignavi come “colui che fece per viltade il gran rifiuto”. Pietro, monaco ed eremita, trascorrerà circa sessant’anni tra le montagne della Maiella. E a lui si deve il recupero di molti eremi e luoghi di culto presenti sul territorio.

La perdonanza celestiana

Contrariamente a quello che scriveva Dante, Pietro da Morrone è venerato come santo dalla Chiesa Cattolica, ed è tra le altre cose compatrono de L’Aquila, dove ogni anno, dal 1294, si festeggia la “Perdonanza” a fine agosto: una sorta di Giubileo ante litteram ideato da quest’uomo rivoluzionario ed anticonformista. Nei 4 mesi in cui fu Papa, infatti, trovò il tempo di emanare la “Bolla del Perdono”, che garantiva l’indulgenza plenaria a tutti i fedeli, confessati e comunicati, che avessero varcato la soglia della Basilica di Collemaggio a L’Aquila, durante i vespri del 28 e del 29 agosto. Questa tradizione è viva ancora oggi, da allora, tanto che la “Perdonanza Celestiniana” è iscritta nella “Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale della umanità” dell’UNESCO.

Cammino di Celestino: tappa

Foto Camminodicelestino.com © Parco Maiella (L. Del Monaco) – Majambiente

Il Cammino di Celestino

Pietro da Morrone, prima di diventare il primo Papa ad aver rinunciato al soglio pontificio, era un eremita, la cui storia, con tutto il suo carico umano e spirituale, è parte integrante del patrimonio identitario abruzzese. È per questo che nel 2018 il Parco Nazionale della Maiella ha voluto istituire il “Cammino di Celestino”: un percorso, al momento, di 90 km che collega gli eremi in cui Pietro si ritirò durante la sua lunga vita.

Sono sei tappe, che si snodano da Sulmona (AQ), fino a Serramonacesca (PE) e sono collegate dalla Rete Sentieristica Ufficiale del Parco, ricalcando i sentieri, spesso semplici mulattiere, che molto probabilmente utilizzava lo stesso Pietro per spostarsi da un eremo all’altro, generalmente quando il suo nome attirava tanti pellegrini da rendere il posto troppo affollato per i gusti dell’eremita. Ovviamente, ci sono vari modi per affrontare il Cammino: zaino in spalla, da Sulmona a Serramonacesca, con meta a fine giornata sempre in un borgo o comunque in una zona abitata del Parco. Oppure, per gli escursionisti meno allenati, è possibile avvicinarsi con la macchina alle diverse tappe e percorrere solo brevi, ma non meno suggestivi, tratti a piedi.

Prima tappa: Sulmona, la Badia di Santo Spirito del Morrone, Eremo di Sant’Onofrio e Borgo di Pacentro

Il percorso è un po’ come se partisse dalla fine della storia dell’eremita: infatti da Badia di Santo Spirito del Morrone, vicino Sulmona, il più grande complesso che i Celestini abbiano lasciato in Abruzzo, si procede alla volta del vicino eremo di Sant’Onofrio, incastonato sul pendio roccioso del monte Morrone, dove Pietro ricevette la notizia della sua nomina a pontefice. Era il 1294, aveva già 79 anni, non pochissimi oggi figurarsi all’epoca, ed è per questo forse che il suo ultimo eremo, che si trova sulla montagna per cui lui stesso sarà conosciuto, è relativamente facile da raggiungere: nel pezzo più duro è necessario, infatti, affrontare un breve sentiero in salita per un dislivello di circa 100 metri che, inerpicandosi sul Morrone, giunge all’ingresso della chiesa.

La struttura originaria fu quasi completamente distrutta durante la seconda guerra mondiale e ricostruita in seguito, ma conserva ancora un soffitto ligneo del ‘400 e notevoli affreschi medievali, oltre, naturalmente, all’altare di pietra bianca dove, pare, fu consacrato Celestino V. Ancora intatta, inoltre, la grotta dove fra Pietro era solito ritirarsi in preghiera e la lastra gelida su cui dormiva. Da qui si parte alla volta del borgo medievale di Pacentro, tra campi coltivati e muretti a secco.

Seconda tappa: da Pacentro a Caramanico Terme

Il grandioso panorama della seconda tappa ripaga della fatica, mai comunque eccessiva. Attraverso il Passo di San Leonardo, infatti, si attraversa il borgo di Roccacaramanico per poi approdare finalmente a Caramanico Terme, che rappresenta il terzo stop del Cammino di Celestino

Terza tappa: Caramanico Terme, eremo di Sant’Onofrio dell’Orfento ed Eremo di San Giovanni dell’Orfento

Qui vale la pena prendersi del tempo per perdersi – si fa per dire – nella Valle dell’Orfento, il cuore pulsante della Maiella: una delle aree a più alta biodiversità di tutta Europa. Ci sono vari sentieri, tutti immersi in una natura lussureggiante, con varie pozze d’acqua. Il fiume nel corso dei secoli ha intagliato la roccia, creando un fitto bosco in cui filtra a fatica la luce del sole, conferendo alla vegetazione un intenso colore verde. All’interno della Valle si trova l’eremo di Sant’Onofrio dell’Orfento, addossato ad una parete rocciosa, secondo la tradizione costruttiva degli eremi della Maiella.

Gli affacci sulla Valle dell’Orfento, per arrivare poi all’eremo di San Giovanni, sono sempre più spettacolari. Questo è sicuramente uno dei più suggestivi della regione: collocato sopra una grotta, interamente incastonato in una parete rocciosa, San Giovanni all’Orfento è l’eremo che fra Pietro ha più amato, per il silenzio e la rigogliosa natura. Visitare questo posto di preghiera però, non è un’esperienza per tutti, benché magnifica, a causa della sua entrata: per accedere alla grotta, infatti l’unica possibilità è quella di salire delle strettissime scale scolpite nella parete rocciosa e quindi strisciare con la pancia a terra lungo un passaggio sospeso nella roccia a qualche metro da terra. Per chi non senta di avere doti da funambulo, l’eremo è comunque visibile anche dal basso, in tutto il suo splendore.

Quarta tappa: Roccamorice, Eremo di Santo Spirito a Maiella, Eremo di San Bartolomeo in Legio

Il cammino prosegue alla volta dell’eremo di Santo Spirito a Maiella: un articolato complesso monastico, addossato alla parete rocciosa, come fosse stretto nell’abbraccio della montagna. La chiesa cinquecentesca è stata costruita sul nucleo più antico, l’eremo dove Pietro si raccoglieva in preghiera e viveva. Qui le piccole celle dei monaci si aprivano lungo uno stretto corridoio. Col tempo, Santo Spirito si ampliò con la costruzione di due oratori e svariate celle per ospitare il numero crescente di pellegrini. Col tempo, i monaci eremiti entrarono a far parte dell’Ordine di San Benedetto e l’antico eremo diventò un monastero in piena regola. È questo un luogo di grande fascino, che si affaccia sul suggestivo Vallone di Santo Spirito.

Sempre a Roccamorice, a poca distanza dall’eremo di Santo Spirito a Maiella, è possibile visitare San Bartolomeo in Legio: costruito su un versante roccioso del Vallone dello Spirito, sotto un ampio tetto di roccia, è raggiungibile attraverso due sentieri. Il primo è il più emozionante, perché, scendendo da Valle Giumentina, famosa per l’Ecomuseo del Paleolitico e i ritrovamenti fossili, permette di vedere l’eremo sul versante opposto mimetizzato nella roccia: da lì si scende a valle per un ripido sentiero per poi risalire, fino al centro della balconata attraverso una delle due gradinate scolpite nella roccia.

Il secondo percorso, scendendo da Roccamorice, termina con una breve ma suggestiva galleria scavata nella pietra che immette direttamente nel camminamento antistante all’oratorio. Sulla facciata vi sono due tabelloni affrescati del XIII secolo: una Madonna col Bambino e un Cristo benedicente. L’oratorio è quasi interamente incastonato nella roccia. Una porticina a sinistra dell’altare immette nella parte abitativa dell’eremo.

Eremo di San Bartolomeo in Legio

Eremo di San Bartolomeo in Legio – Foto Paola Greco

Quinta tappa: Eremo di Grotta Sant’Angelo, Santuario del Volto Santo

Il sentiero non è particolarmente impegnativo e permette di godere di una natura rigogliosa e di un bellissimo panorama su Maiella, Morrone e Gran Sasso.
L’eremo è incastonato all’interno di pareti verticali molto alte, al di sotto delle cave di pietra del Vallone di Sant’Angelo. È costituito da guglie naturali all’interno delle alte pareti di un canyon e al suo interno è custodita una statua dedicata a San Michele Arcangelo, a cui la grotta è dedicata, risalente al XIII secolo. La grotta è larga circa 22 metri e profonda 8 metri. Non è un eremo di grande valore, e nemmeno particolarmente suggestivo, soprattutto se paragonato agli altri, ma la spoglia bellezza della grotta vale il viaggio.

È consigliata, a questo punto del viaggio, una piccola deviazione per visitare il Santuario del Volto Santo, da 400 anni meta di pellegrini da ogni parte del mondo: dal 1646, infatti, il Volto Santo è esposto alla venerazione dei fedeli. Conservato in una teca, il piccolo panno riporta l’immagine di un viso maschile, riconosciuto come il vero Volto di Gesù Cristo. Si tratta di una reliquia unica al mondo, in quanto i lineamenti sono visibili da entrambi i lati alla stessa identica maniera. Degli studi alla fine degli anni ’70 hanno evidenziato come il Volto della Sindone di Torino e quello di Manoppello combaciassero perfettamente: si ipotizza infatti che entrambi i tessuti siano stati adagiati sulla salma di Gesù.

Sesta tappa: Serramonacesca, Eremo di Sant’Onofrio, Abbazia di San Liberatore a Maiella

Il sentiero per giungere all’Eremo di Sant’Onofrio a Serramonacesca non è particolarmente pesante e dona scorci sul vallone sottostante e sulla Val Pescara e, se si è fortunati, nei giorni limpidi si arriva a vedere anche il mare. Come di consuetudine sulla Maiella, la costruzione si adatta alla montagna, sfruttando delle cavità naturali intorno a cui poi si dispone, a completamento, la parte in muratura. Si percepisce un netto contrasto tra la parte antica e quella nuova, realizzata nel secolo scorso grazie alla manodopera di alcuni fedeli. Inconsueto l’altare, anch’esso ristrutturato, su cui si erge una particolare statua di Sant’Onofrio, raffigurato come un eremita, coperto solo dei lunghi capelli e della barba. Nella parte posta dietro l’altare si accede al nucleo dell’eremo vero e proprio, in cui sono stati ritrovati resti di sepolture. Sono visibili inoltre diverse canalizzazioni scavate nella roccia, che servivano a raccogliere le acque di scolo dalla parete.

Sempre a Serramonacesca, si può poi visitare l’imponente abbazia di San Liberatore a Maiella, uno dei più importanti esempi di architettura romanica abruzzese, con la sua facciata esterna in pietra concia della Maiella, il campanile, i contrafforti e l’abside.
Rimanendo all’interno del parco che circonda l’abbazia, è possibile prendere un sentiero facilissimo e molto breve, che porta in un attimo nel bel mezzo delle gole del fiume Alento. In pochissimi minuti si arriva alle Tombe Rupestri scavate nella roccia, probabilmente realizzate da un gruppo di eremiti che stanziarono nella zona tra l’VIII e il IX secolo. Del complesso fanno parte tre tombe, che ricordano quelle delle catacombe cristiane, una piccola nicchia e una cappella.

Abbazia di San Liberatore a Maiella

Abbazia di San Liberatore a Maiella – Foto Paola Greco

Cammino di Celestino: la Charta Peregrini

Come qualunque Cammino che si rispetti, anche quello di Celestino ha una Charta Peregrini: una sorta di passaporto che certifica con un apposito timbro il passaggio in tutte le tappe del percorso. È possibile richiederla gratuitamente nei centri informazione del Parco, presenti lungo il percorso, mentre per ricevere il timbro degli eremi non abitati sarà sufficiente mostrare nel successivo centro informazioni una foto che vi ritragga di fronte all’eremo.

Il Cammino Grande di Celestino

Il Cammino di Celestino negli ultimi due anni e mezzo ha riscosso un notevole apprezzamento da parte di Camminatori (oltre 2500 provenienti da tutta Italia).
Per questo a novembre 2021 il Parco Nazionale della Maiella ha annunciato di voler estendere il Cammino per farlo diventare il Cammino Grande di Celestino. Un progetto ambizioso che vede l’aggiunta di numerose tappe e il coinvolgimento di 4 Regioni e oltre 60 comuni, per un tracciato di oltre 570 km, che inglobi il primo Cammino, di 90 km. Il tracciato passerà per Collemaggio dell’Aquila, dove Pietro fu incoronato, si collegherà alla Via Francigena che con molta probabilità fu intrapresa dall’eremita nel 1273 per raggiungere il Concilio di Lione II, in Francia, dove chiese il riconoscimento del suo ordine.

Si giungerà fino a Vieste dove Celestino, dimessosi da Papa e inseguito dagli uomini del nuovo Papa, Bonifacio VIII, intendeva imbarcarsi per la Dalmazia. In tal modo, il Cammino Grande concentrerà su un medesimo itinerario tre riconoscimenti Unesco: il Geopark Maiella e i due “patrimoni culturali immateriali dell’umanità” abruzzesi: la Perdonanza Celestiniana e la Transumanza.

E proprio a fine giugno 2022 è stata presentata a Sulmona, nella sede del Parco della Maiella, l’apertura alla prima parte del progetto. Per ora il percorso si svilupperà su 225 km, dall’Aquila a Ortona, comprendendo ovviamente il primo Cammino di Celestino: quindi, partendo dalla città della Perdonanza Celestiniana, attraverserà, oltre al Parco della Maiella, anche il territorio del Parco naturale regionale del Sirente-Velino.

Paola Greco

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