Wise Society : Camminare fa bene e aiuta a fare rete
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Camminare fa bene e aiuta a fare rete

La pratica di camminare fa bene anche per creare condivisione. Da qui nascono iniziative come Scuole in Cammino e la Rete nazionale Donne in cammino

Andrea Ballocchi
25 marzo 2019

Camminare è una pratica salutare, è scientificamente provato. Ma fa bene anche perché camminando si può essere in relazione con gli altri, ma anche con l’ambiente e il territorio, potendo così viverlo più intensamente. Da qui nascono diverse iniziative che si legano alla pratica del cammino e della maggiore conoscenza di quanto ci sta intorno. Due in particolare vanno segnalati: Scuole in Cammino, idea di Rete dei Cammini, e la Rete nazionale delle Donne in Cammino.

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Camminare è anche donna grazie alla Rete Nazionale Donne in cammino, Foto Pixabay

2020, ANNO NAZIONALE SCUOLE IN CAMMINO – L’Italia è un Paese ricco di storia, di arte, di cultura e il suo paesaggio è occasione per sempre nuove scoperte. Perché allora non permettere a bambini, ragazzi e giovani di scoprirlo? Nasce così “Scuole in cammino”, iniziativa promossa dalla Rete dei Cammini, associazione aperta agli Enti non profit che condividono gli obiettivi di tutelare e valorizzare i cammini di pellegrinaggio, patrimonio storico di cui l’Italia è ricca. Attiva in 12 regioni con 30 consociate, è il primo ente nazionale che dà voce e volto alle associazioni di volontari della tutela dei cammini. Tra tutti, la Via Francigena, che attraversa tutta l’Europa e ha in Italia, a Roma, la sua destinazione, ed è percorsa ogni anno da migliaia e migliaia di persone.
Ambra Garancini, presidente Rete dei Cammini, è impegnata nella promozione dell’Anno nazionale delle Scuole in Cammino, iniziativa che avrà avvio nel 2020, ma i cui lavori per la promozione e sviluppo fervono già da tempo. «Abbiamo fatto una prima campagna adesioni, che ha avuto positivi riscontri specie nel Nord Italia e ora proseguiamo nella raccolta». Tutte le scuole che hanno aderito saranno inserite in una lista che verrà presentata nella Giornata nazionale dei Cammini francigeni. «In tale occasione ragioneremo su come coinvolgere giovani e giovanissimi, perché il tema e la pratica del cammino sia maggiormente calibrato sul mondo scuola». Si parte dal presupposto che camminare faccia bene ed è per questo che la Rete sostiene il progetto Salute in Cammino, nato nel Biellese, e che vede nel Comune di Callabiana (Biella) un fiore all’occhiello, premiato lo scorso anno con l’Oscar della Salute. Nel piccolo (140 abitanti) paese biellese è stata realizzata una “Scuola di Cammino” ed è da quest’idea che si sviluppa l’obiettivo di renderla una pratica nazionale.
«Scuole in Cammino intende sviluppare la pratica del cammino in modo costante, non come semplice passeggiata, ma seguendo un determinato percorso, meglio se innestato in un sentiero storico locale, promuovendo un atto salutare e conoscendo il patrimonio del proprio territorio. La sua lettura attraverso il movimento slow è salutare, stando all’aria aperta». L’auspicio della Rete dei Cammini è di arrivare a sviluppare una consuetudine e magari far sì che nelle scuole si organizzino uscite di più giorni, studiando il patrimonio storico-paesaggistico e ambientale. A livello scolastico c’è chi l’ha sperimentato con successo persino all’Università: è il caso del Il Laboratorio del Cammino (LdC), network di studenti e ricercatori del Politecnico di Torino, motivati a usare il cammino per innovare metodi, strumenti e contenuti dell’urbanistica, valutando quanto c’è di bello – e di degradato e quindi da rigenerare – del territorio.

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Camminare è un’ottima pratica salutare e consente di metteresi in relazione con gli altri, Foto: Pixabay

RETE NAZIONALE DELLE DONNE IN CAMMINO – Da una rete all’altra, si arriva a un’iniziativa che nasce per promuovere il genio femminile nel mondo dei cammini. È la Rete Nazionale Donne in cammino, di cui è promotrice Ilaria Canali, responsabile di Comunicazione in Cammino, che ci racconta il presupposto alla base dell’avvio dell’iniziativa. «Nell’ambito dei cammini esistono associazioni, enti che gestiscono progetti e coordinano lavori a livello locale e nazionale, ma era difficile avere una rappresentanza in grado di incidere nelle decisioni e anche di sperimentare idee innovative di fare progettazione con un taglio dedicato alle donne, più attento all’educazione, ai giovani, cercando di coinvolgere anche una fascia d’età più vicina anche a bambini e ragazzi».

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