La certificazione "Friend of the Earth" ha portato in passerella a Milano 13 brand che hanno fatto della responsabilità ambientale il loro manifesto
Viviamo in un tempo nel quale la Terra chiede aiuto a gran voce e dove non bastano più slogan e buone intenzioni. Serve agire, insieme. È da questa urgenza che nasce Sustainable Friends, la community italiana che vuole rendere la sostenibilità qualcosa di concreto, quotidiano, accessibile a tutti. L’idea è semplice ma potente: creare un luogo — digitale ma con radici nel mondo reale — dove cittadini, scuole, imprese e associazioni possano incontrarsi, proporre iniziative, scambiarsi idee e collaborare per un futuro più verde. Perché non c’è cambiamento senza partecipazione.
Dietro il progetto c’è anche la World Sustainability Organization, che ha sviluppato le certificazioni “Friend of the Sea” e “Friend of the Earth”, marchi che garantiscono pratiche rispettose dell’ambiente in mare e sulla terra. Insomma, non solo parole, ma strumenti veri per chi vuole contribuire a un mondo più giusto e vivibile. Per passare, finalmente, dal dire al fare.

La sfilata milanese “Beyond the Claim – The Makers Matter”.
Beyond the Claim: un chiaro messaggio per il mondo della moda
Sono molte le iniziative promosse da Sustainable Friends in tal senso. Fra queste, “Beyond the Claim – The Makers Matter”, un evento che durante la scorsa Settimana della Moda di Milano ha portato in passerella 13 brand selezionati per il loro impegno verso un’industria tessile più responsabile. Un’occasione che sottolinea la necessità di un maggiore e più concreto impegno da parte del mondo del fashion per una moda più sostenibile.
Location dell’evento è stato l’Istituto dei Ciechi di Milano, che ha accolto le collezioni Spring Summer 2026 di marchi provenienti da tutto il mondo: dal Brasile agli Stati Uniti, dal Kosovo alla Svizzera, passando per Albania, Cipro, Spagna e Regno Unito. Tra i protagonisti, una forte presenza brasiliana sponsorizzata da ApexBrasil attraverso il programma Texbrasil: Alina Amaral, Ana de Jour, Celeste, Ludimila Heringer, Natural Cotton Color e Villa Dharma hanno mostrato come l’eccellenza creativa possa sposarsi con pratiche etiche certificate. Accanto ad essi, realtà come Handmade Bukura, 99 Brown, LBF, Lagrimas de Brasil, Zoe Klose, Shirvanna, IlKan.Ko ed Esmee.

Sono stati 13 i brand sostenibili che hanno sfilato nella città meneghina.
La certificazione “Friend of the Earth” per una moda più etica
Ma cosa rende questi brand diversi? La certificazione “Friend of the Earth”, gestita dalla World Sustainability Organization, fondata nel 2014 da Paolo Bray, è un riconoscimento internazionale che garantisce standard rigorosi lungo tutta la filiera produttiva.
La certificazione, disponibile nei livelli Silver e Gold, valuta dieci aree chiave attraverso audit indipendenti: dall’origine delle materie prime alla gestione dell’energia, dal controllo delle emissioni alla responsabilità sociale. Il risultato è una tracciabilità completa che permette ai consumatori di sapere esattamente cosa stanno acquistando e quale impatto ha sul pianeta.
La forza del programma sta anche nel suo allineamento con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, impattando direttamente su 10 obiettivi di sviluppo sostenibile: produzione responsabile, efficienza energetica, protezione degli ecosistemi, uguaglianza di genere e condizioni lavorative eque. Dietro questi numeri ci sono persone, comunità e territori che beneficiano di un approccio più giusto alla produzione.
Un modello accessibile per tutti
Una caratteristica distintiva di Friend of the Earth è la sua accessibilità. Piccole, medie e grandi aziende possono accedere alla certificazione, con flessibilità economica e operativa. I brand possono certificare intere collezioni o specifiche linee di prodotti, rendendo il percorso verso la sostenibilità graduabile e realistico. Non si tratta di imporre standard irraggiungibili, ma di accompagnare le aziende in un processo di miglioramento continuo che sta coinvolgendo un numero crescente di marchi in tutto il mondo.
In un’epoca in cui il greenwashing sembra la soluzione più immediata, eventi come “Beyond the Claim” dimostrano che è possibile andare oltre le dichiarazioni. Le sfilate organizzate da Friend of the Earth diventano celebrazioni dell‘innovazione etica, affiancate da fiere dedicate, collaborazioni con stilisti e network tra designers, produttori e consumatori consapevoli. Un ecosistema che sostiene chi ha scelto di fare della sostenibilità il cuore del proprio business.

I brand certificati “Friend of the Earth” hanno tra i propri capisaldi la trasparenza della filiera.
Moda sostenibile vs. Fast fashion
Mentre il fast fashion continua a inquinare in modo massiccio il pianeta e si interroga – si spera decisamente molto più velocemente di quanto di fatto stia facendo – sul suo modello, questi brand hanno già trovato una risposta: prolungare il ciclo di vita dei materiali, ridurre i rifiuti, minimizzare gli impatti ambientali. Obiettivi ambiziosi che diventano quotidianità quando si lavora con materie prime certificate e processi verificati, è così che la moda sostenibile diventa un movimento globale che può e deve ridefinire l’industria.
Scegliere di supportare questi brand significa molto più che acquistare un capo d’abbigliamento: significa sostenere un futuro in cui profitto e responsabilità procedono di pari passo verso un’economia più equa e un pianeta più sano.
Dina de Fina

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