Wise Society : Benessere sostenibile: l’Happy Planet Index misura la felicità equa nel mondo

Benessere sostenibile: l’Happy Planet Index misura la felicità equa nel mondo

di Andrea Ballocchi
17 Maggio 2024

Aspettativa di vita, benessere percepito, impronta ecologica: su questi tre fattori è strutturato l'indice che misura quanto le nazioni stiano facendo nel raggiungere il benessere sostenibile

Per misurare il benessere sostenibile è stato predisposto un indice specifico. Si chiama Happy Planet Index (HPI) e – sorpresa – non vede premiati i Paesi più ricchi, ma quelli più sostenibili e in grado di garantire un benessere alla popolazione vivente e alle generazioni future. Per questo le nazioni occidentali, benestanti e con reddito elevato, tendono sì ad avere punteggi alti in termini di aspettativa di vita e benessere, ma scontano costi ambientali elevati. Combinare aspettativa di vita lunga, benessere auto dichiarato e impronta ecologica (i tre fattori chiave dell’HPI) è più arduo di quanto si pensi. Per questo nessun Paese al mondo offre alti livelli di felicità, contando anche su un’impronta ecologica bassa: ma, soprattutto, nessun Paese ottiene buoni risultati in tutti e tre gli indicatori. In cima alla classifica c’è lo Stato insulare di Vanuatu, in Oceania, seguito da Svezia, El Salvador, Costa Rica e Nicaragua. E l’Italia? È in buona posizione.

Famiglia felice

Foto Shutterstock

Cos’è l’Happy Planet Index

L’Happy Planet Index misura quanto bene le nazioni stanno facendo nel raggiungere il benessere sostenibile. In altre parole, «quanto riescono a supportare i loro abitanti affinché vivano una vita buona adesso, garantendo allo stesso tempo che gli altri possano fare lo stesso in futuro». Si basa su un’idea semplice: il risultato finale per le società dovrebbe essere il benessere equo e sostenibile per tutti.

Utilizza diversi parametri, tra cui – in campo ambientale – tiene conto delle ultime stime del Programma ambientale delle Nazioni Unite per le necessarie riduzioni globali delle emissioni di gas serra e definisce un livello massimo equo di emissioni di 3,17 tonnellate di CO₂ pro capite – tetto massimo per uno spazio di consumo equo.

Uno sguardo alla classifica dell’Happy Planet Index

I dati pubblicati nel rapporto di quest’anno arrivano fino al 2021. In quell’anno, nessun Paese ha raggiunto un benessere sostenibile, ovvero alti livelli di aspettativa di vita e benessere auto dichiarato all’interno di uno spazio di consumo equo. Tuttavia, alcuni Paesi si avvicinano più di altri, suggerendo che una buona vita è possibile e a portata di mano, senza che paghi pegno la Terra.

Primo posto: Vanuatu e il caso virtuoso dell’America Latina

Lo conferma il caso di Vanuatu, un Paese verde (è ricoperto per tre quarti da foreste pluviali e praterie). Pur avendo un’aspettativa di vita di poco più di 70 anni, e un punteggio di benessere auto-riferito di 7,1 su 10, il tutto con un’impronta di carbonio ben al di sotto della quota equa a livello globale di 3,17 tonnellate di CO₂e pro capite. Come si spiega il successo di questo Paese, oltre che sia un paradiso dal punto di vista botanico?

Gli esperti locali intervistati hanno parlato dell’importanza di comunità affiatate e della continuazione delle tradizioni dell’isola come importanti per l’elevato benessere della nazione. Tutto ciò si è intrecciato con un moderno sistema democratico che ha goduto di pace sin dall’indipendenza nel 1980. A livello di sostenibilità ambientale, «negli ultimi anni, Vanuatu ha preso le questioni ambientali molto più seriamente della maggior parte dei Paesi con livelli di reddito simili».

Tutti questi fattori, uniti a un ecological footprint basso, portano questo Paese a svettare sulla Svezia, che pure può contare un’aspettativa di vita e un benessere auto dichiarato molto più elevati (rispettivamente 83 anni e 7,4 su 10), ma paga un’impronta di carbonio pro capite è più di tre volte maggiore.

Ecco, allora, che si spiega anche il successo dei Paesi dell’America Latina: esso dimostra «che è possibile costruire un’economia che offra un benessere relativamente elevato e una lunga aspettativa di vita, senza avere una grande impronta ecologica», si legge nel report HPI. La Costa Rica, per esempio, quarto paese in cima alla classifica, ha un’impronta ecologica pro capite che è solo un terzo di quella degli Stati Uniti, mentre i punteggi relativi al benessere e all’aspettativa di vita sono leggermente più alti rispetto agli Stati Uniti.

Ai vertici della classifica ci sono El Salvador (terzo), Nicaragua (quinto), Panama (ottavo), Cile (decimo), Honduras (13esimo), Guatemala (16esimo). Tutti questi paesi, in una certa misura, hanno consapevolmente e intenzionalmente dato priorità al benessere sostenibile dei propri cittadini rispetto alla semplice crescita economica, per esempio eliminando gradualmente i combustibili fossili nella produzione di elettricità o investendo nei servizi pubblici più dei paesi vicini.

La top 10 dell'Happy Planet Index

Immagine: happy planet index

Happy Planet Index in Europa e Italia

Alcune regioni del mondo hanno visto miglioramenti nei punteggi complessivi dell’Happy Planet Index, tra cui l’Europa occidentale, l’Europa orientale e l’Africa. Proprio l’Europa conta diversi Paesi ai vertici della classifica. Oltre alla già citata Svezia, troviamo Danimarca (sesta), Spagna (settima), Francia (ottava), Portogallo (11esimo), Paesi Bassi e Norvegia (rispettivamente 14esimi e 15esima).

L’Italia si trova nella fascia appena inferiore, al 18esimo posto nel mondo. Vanta un’ottima aspettativa di vita (82,9 anni, decimo Paese al mondo), ha un discreto livello di benessere (6,5/10), che incide negativamente, insieme all’impronta ecologica sensibile, con 8,49 tonnellate di CO₂e pro capite, valore che la pongono 99esima su 147.

Tabella Happy Planet Index

Immagine: Happy Planet Index

Il PIL non porta la felicità e il benessere vale molto più del denaro

Le critiche al prodotto interno lordo sono ben consolidate, eppure esso, insieme alla crescita economica che misura, definisce ancora la politica. Questa focalizzazione ristretta è fuorviante. Abbiamo l’arduo compito di ridurre le nostre emissioni per prevenire il più terribile caos climatico, e dobbiamo raggiungere questo obiettivo di fronte a una crescente disuguaglianza e a una crescente insoddisfazione. L’evidenza è che la crescita non facilita affatto questo compito. Semmai, per quei paesi che hanno già livelli elevati di PIL, ciò rende tutto più difficile. Dei dieci paesi con il PIL pro capite più elevato, sei hanno punteggi HPI inferiori alla media.

La ricerca suggerisce, inoltre, che nella maggior parte dei paesi ragionevolmente sviluppati, circostanze materiali come ricchezza e possedimenti giocano solo un piccolo ruolo nel determinare i livelli di benessere. Naturalmente, l’aumento dei consumi, compreso cibo sano, assistenza sanitaria di qualità e attività ricreative, porta il benessere fino a un certo punto. Tuttavia, andando oltre, avere aggiunto reddito o consumare di più non porta ad ulteriori aumenti di benessere.


Se vuoi saperne di più sull’Happy Planet Index puoi dare un’occhiata al report completo sul sito ufficiale


Andrea Ballocchi

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