Wise Society : La fotografia come strumento per salvare il mondo

La fotografia come strumento per salvare il mondo

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11 Gennaio 2026

Andrea Dominizi ha 17 anni ed è il vincitore, per la sezione giovani, del prestigioso premio "Wildlife Photographer of the Year": ci racconta la sua visione e tutti i timori della sua generazione per il futuro

Andrea Dominizi ha 17 anni ed è il vincitore, per la sezione giovani, del prestigioso premio internazionale Wildlife Photographer of the Year, di cui sono esposte, fino al 25 gennaio a Milano presso Museo della Permanente di Milano, 100 immagini premiate dal Natural History Museum di Londra e proposte in contemporanea mondiale grazie all’organizzazione dell’associazione culturale Radicediunopercento.

insetto in natura

La foto di Andrea Dominizi vincitrice del prestigioso “Young Wildlife Photographer of the Year” (ph. Courtesy Wildlife Photographer of the Year).

Rappresentate di una generazione che sente particolarmente le tematiche ambientali (anche perché continuando di questo passo, non si sa che tipo di futuro possano avere i ragazzi della sua età a causa di cambiamenti climatici, eventi meteorologici estremi, scioglimento dei ghiacciai, innalzamento dei mari, perdita di biodiversità e quant’altro), Andrea è nato a Velletri e nello scatto vincitore del “Young Wildlife Photographer of the Year” (il primo italiano ad aggiudicarsi questo riconoscimento!) racconta, in tutta la sua drammaticità, la distruzione e la perdita di habitat, a causa delle attività umane, nei Monti Lepini, le alture calcaree che si trovano tra le province di Latina, Roma e Frosinone, nel Lazio, oggetto nel corso dei decenni un importante sfruttamento forestale.

La fotografia, che si intitola After the destruction e che è scelta tra le oltre 60.636 candidature arrivate da 113 paesi, mostra un coleottero della specie Morimus asper in un’area in passato usata per tagliare i faggi secolari. Grazie al gioco prospettico utilizzato, l’immagine fa sembrare il minuscolo coleottero grande quanto i mezzi meccanici, sottolineando così visivamente come il contributo di questi organismi all’ecosistema sia molto più grande e importante delle loro dimensioni fisiche.

La distruzione degli habitat forestali compromette, infatti, non solo la sopravvivenza dei coleotteri saproxilici (che hanno una funzione cruciale nella decomposizione del legno morto, dato che quando scavano gallerie nel materiale ligneo fanno entrare i funghi che aiutano a scomporre il legno e a riciclare i nutrienti), ma anche quella di molte specie che dipendono da questi ambienti.

Ogni fotografia ha un suo messaggio più o meno manifesto. Quale quello della foto con cui sei stato premiato?

Con quella foto volevo portare l’attenzione di chi la guardasse sul problema della perdita degli habitat naturali ad opera dell’essere umano, rappresentato dalla macchina con braccio taglialegna sullo sfondo. Questo utilizzando una categoria di animali a me molto cara ma che non gode di un’ottima reputazione, ossia gli artropodi, in questo caso “rappresentati” da questa cerambice.

In generale cosa rappresenta per te la fotografia?

Un modo per poter vivere appieno le mie altre passioni: oltre a fare fotografia naturalistica, mi piace moltissimo infatti quella sportiva e delle performance musicali live, specialmente se apprezzo anche a livello musicale il soggetto. Fotografando riesco infatti a immortalare spezzoni di quei momenti in una maniera totalmente personale, riuscendo così a vivere il momento ma aggiungendo una mia personale componente creativa.

Poi ovvio, il momento me lo godo anche tramite gli occhi e basta, e non solamente attraverso il mirino, ma riuscire ad unire le due cose per me è la massima esaltazione di un momento, proprio per questo adoro la fotografia: posso unire questa mia grande passione alle altre mie passioni, anzi, se non è presente alla base un qualcosa che mi interessa e mi piace non scatto proprio, andando così ad “amplificare” la bellezza del momento.

Ci sono poi casi dove non è però il momento a essere bello, come magari quando scatto soggetti morti: anche qui entra in gioco la forza della fotografia e tramite le mie intuizioni posso creare un qualcosa dalla morte. Se questo qualcosa è efficace, riesce a trasformarsi in racconto, tutto partendo sempre da un qualcosa di esistente e mostrandolo a modo mio.

In sintesi penso dunque che ciò che più adoro della fotografia è la possibilità di mostrare delle cose vere, esistenti e non inventate, in una maniera totalmente personale, veicolando così un messaggio o, come già detto, rendendo il momento ancora più godibile.

La fotografia può essere un’arma importante di sensibilizzazione dell’opinione pubblica nei confronti di tematiche importanti. Tu verso quali tematiche ti senti più sensibile e al servizio delle quali vorresti mettere sempre di più la tua arte?

Con il tempo vorrei poter iniziare a scattare per sensibilizzare sulle tematiche ambientali, sempre mantenendo però uno stile creativo e non puramente documentativo. Assieme al tema della tutela ambientale mi interesserebbe però anche, in futuro, poter scattare per mostrare la varietà culturale del pianeta, sensibilizzando sulle differenze tra persone, ma in maniera positiva, dato che l’attuale condotta dell’essere umano, oltre a star causando innumerevoli problemi alla natura, ne sta creando anche a sé stesso, come quelli derivanti dai cambiamenti climatici o dalle guerre. O, ancora, quelli derivanti dall’eccessiva globalizzazione, che rischia di far sparire le culture locali in nome di un progresso diffuso, che non dovrebbe a mio parare cancellare il passato.

Andrea Dominizi

Andrea Dominizi è il primo italiano a vincere lo “Young Wildlife Photographer of the Year”, con uno scatto che racconta, in tutta la sua drammaticità, la perdita di habitat nei Monti Lepini.

Tu sei molto giovane: cosa chiede la tua generazione al mondo degli adulti? Quali sono le cose che più vorresti cambiare nella società attuale?

Penso che un pensiero comune alla mia generazione sia quello di voler poter beneficiare di più considerazione, in quanto si nota come spesso fino a 30 anni non si viene nemmeno considerati autorevoli, e per quanto sia una fascia di età più grande della mia, questa problematica appartiene a molti giovani, che invece vorrebbero cercare un dialogo con gli adulti. Purtroppo non vengono presi in considerazione in nome di una mancata autorità, che non è detto l’età dia in automatico però…

Una mia speranza di cambiamento in questa società invece riguarda, oltre alle risposte più ovvie riguardanti la pace e il rispetto dei diritti di qualunque persona, il poter tornare ad avere un contatto più autentico con la natura, e non usarla solo come modo per fuggire, in maniera forse anche inconsapevole, da una società sempre più opprimente.

E proprio in questo processo le persone adulte sono fondamentali, perché un bambino cresce come lo si educa, e se durante l’infanzia e l’adolescenza non riesce a conoscere la natura in maniera autentica difficilmente ci riuscirà quando sarà anch’egli adulto. Quindi questo chiederei: di sensibilizzare sulla natura, farla conoscere e farla vivere, dato che, per quanto ormai abbiamo abbandonato lo stato selvaggio, sempre da essa deriviamo, e non è sano distaccarsene in maniera totale.

Cosa pensi che la generazione adulta proprio non sappia di voi giovanissimi e quali sono secondo te le etichette, gli stereotipi più grandi che ha nei vostri confronti?

Per quello che vedo tra le persone che conosco, noto che spesso si tende a sottovalutare i giovani, descrivendoli come una sorta di lobotomizzati senza opinioni e totalmente assoggettati al cellulare. Solamente che, per quanto ci sia il problema dell’eccessivo uso dei social per esempio, problema dentro al quale mi metto anch’io, ciò che noto è che in realtà moltissimi hanno una coscienza sociale molto sviluppata, con una grande attenzione alle tematiche ambientali per esempio, probabilmente perché siamo la prima generazione che da quando è nata ne sente parlare costantemente ed è consapevole che potrebbe vivere un’età adulta segnata da condizioni quasi invivibili.

Anzi, vedo purtroppo una sorta di disillusione in moltissimi miei coetanei verso il futuro, derivata da tanti fattori che rendono il futuro sempre più incerto, e proprio l’uso dei social rende più facile osservare ciò, potendosi connettere con tutto il mondo. Quindi direi di non avere un’opinione troppo estrema e disfattista, anche se, ovviamente, ci saranno sempre soggetti irrispettosi e disinteressati a tutto, ma quelli ci sono in qualunque gruppo sociale di qualunque età e di qualunque epoca dopotutto.

Un sogno che vorresti realizzare?

Viaggiare il più possibile, vedendo il più possibile, prima che sia troppo tardi. Dato che ormai molte specie animali vanno inesorabilmente verso l’estinzione, le società umane vengono spinte sempre di più verso l’omologazione totale di cui parlavo prima e il clima geopolitico si fa sempre più teso, ho la sincera paura di non poter godere del mondo dove viviamo come vorrei. Proprio per questo vorrei poter iniziare il prima possibile a esplorare di più il pianeta, dato che abbiamo un mondo stupendo, del quale trovo sia un peccato imperdonabile non godere appieno.

Vincenzo Petraglia

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