Wise Society : Cosa fare e vedere in Abruzzo: 5 luoghi imperdibili tra natura, arte e avventura

Cosa fare e vedere in Abruzzo: 5 luoghi imperdibili tra natura, arte e avventura

di Vincenzo Petraglia
7 Agosto 2025
SPECIALE : Vacanze sostenibili fra natura e patrimonio culturale

Dalla Costa dei Trabocchi ai borghi più alti d’Italia, tra parchi nazionali, tradizioni antiche e paesaggi mozzafiato: guida completa ai migliori posti da visitare in Abruzzo per chi cerca emozioni autentiche e sostenibili

L’Abruzzo è una terra sorprendente. Spesso trascurata dai grandi circuiti turistici internazionali, offre un concentrato di bellezza selvaggia, autentica, che poche altre regioni italiane possono vantare. Il suo grande tesoro è la natura: con tre parchi nazionali (il Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise; il Parco della Maiella e quello del Gran Sasso e Monti della Laga), una riserva marina e numerose aree protette, è uno dei territori più verdi d’Europa. Un mondo caratterizzato da una grande varietà di ambienti: le spiagge dorate dell’Adriatico lasciano spazio a colline punteggiate da borghi, chiese e abbazie medievali, per poi trasformarsi in altipiani lunari e cime che sfiorano i 3mila metri di altitudine, come il maestoso Corno Grande, nel parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

L’Abruzzo è la meta perfetta per chi vuole vivere un viaggio a ritmo lento, tra natura incontaminata, esperienze outdoor, cultura enogastronomica e arte diffusa. Qui, l’autenticità è il leitmotiv del viaggio, non una strategia di marketing, ma un modo di vivere. Scopriamo allora cosa vedere in Abruzzo.

Punta Aderci, Costa dei Trabocchi

La splendida spiaggia di Punta Aderci, che si incontra lungo la Costa dei Trabocchi (foto: VP)

Costa dei Trabocchi: cosa fare e vedere fra bici, mare e storia

La Costa dei Trabocchi è uno dei tratti marini più suggestivi dell’intera costa adriatica lungo il quale si susseguono splendide spiagge sabbiose o di ciottoli. Si estende da Ortona a San Salvo e prende il nome dalle antiche macchine da pesca in legno sospese sul mare: i trabocchi. Più che strumenti di lavoro, questi ingegnosi pontili sembrano creature mitologiche, costruite con reti, corde e legno di recupero. Oggi diversi di essi stono stati trasformati in suggestivi ristoranti sospesi sul mare in cui degustare le numerose specialità locali (fra tutti, il Brodetto alla Vastese, zuppa di pesce fresco cotto in un ampio tegame di terracotta, con pomodori freschi, olio extravergine, aglio e peperoncino). Fra tutti, il Trabocco turchino, descritto da Gabriele D’Annunzio nel suo libro Trionfo della morte, o, ancora, i trabocchi Trave, Punta TufanoPunta Fornace e Cungarelle.

L’esperienza qui è profondamente slow: si può percorrere la Via Verde dei Trabocchi, ciclovia di 43 chilometri realizzata sul tracciato ferroviario dismesso, pedalando costeggiando il mare e attraversando gallerie, viadotti avendo sullo sfondo scorci da cartolina.

Le spiagge selvagge di Punta Aderci e il Lecceto di Torino di Sangro

Lungo il percorso si possono fare molteplici soste per godere di alcune delle spiagge più belle della zona, molte delle quali raggiungibili solo a piedi o in bici. Fra tutte, a Vasto, quelle di Punta PennaPunta Aderci, quest’ultima ai piedi di uno spettacolare balcone panoramico naturale che dà il nome all’omonima riserva naturale: un promontorio selvaggio, lambito da acque turchesi e circondato da colline fiorite e dune sabbiose punteggiate da macchia mediterranea.

Anche l’immediato entroterra riserva luoghi ed esperienze di grande fascino, del quale si può andare alla scoperta sempre in sella a una bici con 300 km di percorsi che dalla costa si addentrano nelle colline circostanti (per info: Rete ciclabile trabocchi), con 15 percorsi segnalati attraversando strade secondarie poco trafficate, sentieri interpoderali, tratti su asfalto, sterrato o terra battuta, e seguendo il corso di fiumi e valli. Fra tutti, la Riserva naturale Lecceto di Torino di Sangro, un’area protetta di grande valore botanico, faunistico e paesaggistico. Si tratta di uno dei rari boschi litoranei relitti dell’Adriatico, dove dominano le querce, come il leccio, la roverella e il cerro, con un sottobosco ricco di specie mediterranee come lentisco, mirto, liquirizia e rose pendule. 

175 ettari abitati da esemplari di Testuggine terrestre (Testudo hermanni): unica popolazione in natura dell’Abruzzo, simbolo ufficiale della riserva, da volpi, tassi e caprioli, oltre a svariate specie di uccelli, tra cui capinera, rigogolo, codibugnolo, gruccione, picchi e tordi.

Uno dei sentieri che attraversa la riserva conduce al Cimitero militare britannico di Torino di Sangro, uno dei principali cimiteri militari britannici in Italia. Un luogo di grandissima suggestione con lapidi di marmo bianco disposte in maniera semicircolare, creando un’atmosfera di solenne tranquillità. Vi sono ospitate le tombe di 2.542 soldati del Commonwealth, tra cui britannici, neozelandesi, indiani, sudafricani, australiani e canadesi, caduti durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare nella battaglia nel novembre-dicembre 1943 per lo sfondamento della Linea Gustav, la linea difensiva tedesca eretta a partire da Ortona fino al Tirreno, passando per Cassino, per rallentare l’avanzata degli Alleati dal sud verso Roma.

cimitero

Il Cimitero militare britannico di Torino di Sangro (foto: VP)

Fra borghi, abbazie ed esperienze

Non solo natura. Sono molti anche i luoghi dell’arte in quest’angolo d’Abruzzo. Fra le cittadine più interessanti da visitare c’è sicuramente Vasto, dalla cui sommità si gode una delle più belle viste sul “Golfo d’oro“, così chiamato per la sabbia dorata e per la caratteristica luce dorata che si crea al tramonto. Nella parte alta della città la Loggia Amblingh, il Palazzo d’Avalos e il giardino napoletano, la Cattedrale di San Giuseppe e il Castello Caldoresco, fortezza medievale oggi proprietà privata. 

A Ortona, invece, i fiori all’occhiello sono il rinascimentale Palazzo Farnese, la Cattedrale di San Tommaso, che dal 1258 custodisce le spoglie dell’apostolo, e il Castello Aragonese: con la sua possente sagoma quattrocentesca domina il mare. Nella frazione di San Donato merita una sosta il Cimitero Militare Canadese, realizzato nel 1945 con le tombe disposte su file parallele a ospitare i 1.665 caduti del dicembre 1943. 

A metà strada da Vasto e Ortona , l’Abbazia di San Giovanni in Venere è uno dei luoghi più suggestivi e ricchi di storia della Costa dei Trabocchi. Costruita nel XII secolo su un precedente tempio romano dedicato alla dea Venere (di cui rimane ancora oggi una fonte ritenuta miracolosa, a lungo meta di pellegrinaggi per invocare la fertilità), l’abbazia si erge su una collina a 107 metri sul livello del mare, offrendo una splendida vista panoramica sul Golfo di Venere e sulla vallata del fiume Sangro. Splendidi il chiostro duecentesco e la cripta, che conserva colonne romane e affreschi del XIII secolo,

Il territorio offre anche molte opportunità per fare esperienze autentiche a contatto con la popolazione locale. Si va dalle masterclass gastronomiche, alle degustazioni di vini (fra tutti, il Cerasuolo d’Abruzzo Doc) e prodotti locali (come la Ventricina del Vastese, salume presidio Slow Food), incontrando anche piccoli produttori locali, ascoltando le loro storie, toccando con mano come portano avanti con passione le loro produzioni, oltre a svariate attività outdoor come escursioni in luoghi segreti del territorio e sport quali kayak, immersioni, vela, trekking, passeggiate in bici. Sul sito Trabocchi Active è possibile scegliere il tipo di esperienze più vicine ai propri interessi.

San Vito Chietino, Trabocco Capo Turchino

San Vito Chietino, Trabocco Capo Turchino (crediti: Archivio CARSA Edizioni, foto: Riccardo Lucidi)

Campo Imperatore e Gran Sasso: il cuore selvaggio d’Abruzzo

Ci sono luoghi che sembrano sospesi tra cielo e terra. Campo Imperatore è uno di questi. Conosciuto anche come il “Piccolo Tibet”, questo vastissimo altopiano situato a oltre 2000 metri di quota, ai piedi del Gran Sasso, è uno dei luoghi più affascinanti e remoti d’Italia. In inverno diventa regno di sciatori e ciaspolatori, ma è in estate che mostra il suo volto più autentico: un mare di erba dorata attraversato da mandrie e cavalli selvaggi, con lo sfondo delle vette rocciose del Corno Grande (2912 metri di altitudine) e del Monte Camicia (2564 metri), parte del Massiccio del Gran Sasso.

Borghi e castelli medievali

Qui il viaggio è un ritorno all’essenziale. I sentieri che percorrono questa parte del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga si perdono tra pascoli e antichi tratturi, costellati di rifugi spartani e borghi in pietra e viuzze lastricante come Santo Stefano di Sessanio (primo borgo diffuso d’Italia) e Castel del Monte.

A Rocca Calascio si trova una delle rocche medievali più alte degli Appennini (a 1400 metri di quota), dove si arriva solo a piedi, dopo un sentiero che conduce a un luogo davvero unico, che domina la vastità del paesaggio circostante e in alcuni momenti della giornata, soprattutto al tramonto, può trasformarsi in un’esperienza quasi mistica. Non a caso scelto come location per pellicole di successo quali Il nome della rosa e Ladyhawke.

Trekking fra boschi, laghi e vette rocciose

Il Parco è un vero paradiso per gli amanti del trekking e offre alcune delle escursioni più spettacolari dell’Appennino, adatte sia agli escursionisti esperti sia a chi cerca passeggiate più tranquille immerse nella natura. Tra i percorso più amati spicca il Sentiero del Corno Grande (via normale da Campo Imperatore): un percorso impegnativo di circa 6-7 km, con un dislivello di 800 metri, che richiede 5-6 ore complessive tra andata e ritorno, offrendo panorami davvero mozzafiato da quella che è la vetta più alta degli Appennini.

Per chi preferisce boschi e fauna locale, il Sentiero del Cervo si sviluppa su circa 10 km con un livello di difficoltà medio, perfetto per escursionisti con media esperienza, mentre il percorso attraverso la faggeta del Veltro, di circa 8 km e difficoltà medio-alta, regala un’autentica immersione nel verde. Non mancano itinerari più accessibili, come quello che collega il Rifugio Racollo al Pizzo Intermesoli: un’escursione di 7 km con dislivello contenuto, ideale per famiglie e appassionati di natura, o la tranquilla Valle dell’Inferno che conduce al Lago di Campotosto, un percorso facile di circa 6 km adatto a tutti, perfetto per una giornata di relax tra ruscelli e boschi. 

Gran Sasso

Il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga offre paesaggi naturali di grande impatto (foto: Sterling Lanier / Unsplash)

Parco Nazionale della Maiella: natura e sentieri dell’anima

Meno noto del Gran Sasso, il Parco Nazionale della Maiella è forse ancora più affascinante per chi cerca autenticità e silenzio. La Maiella è la “montagna madre”, luogo sacro e misterioso fin dall’antichità. Qui si intrecciano natura, spiritualità e storia: centinaia di eremi rupestri nascosti tra gole e paesaggi rocciosi, grotte frequentate da santi ed eremiti, e panorami e atmosfere che invitano alla contemplazione.

Percorsi all’insegnante della natura e della spiritualità

Non è un caso che Celestino V, vissuto nel XIII secolo e noto per la sua scelta di vita eremitica e per essere stato Papa per pochi mesi, trovò proprio fra questi monti l’ispirazione per la sua vita di preghiera e meditazione. Chi volesse ripercorrere i suoi luoghi, può seguire proprio le tappe del famoso Cammino di Celestino. Numerosi sentieri del parco conducono ai luoghi a lui legati, come l’Eremo di Santo Spirito a Majella, uno dei più suggestivi e antichi eremi d’Europa, incastonato in una grotta naturale su una parete rocciosa a circa 1000 metri di altitudine. Percorrere questi sentieri significa immergersi non solo nella natura selvaggia, ma anche nella storia spirituale di un uomo che ha lasciato un segno profondo nella tradizione religiosa e culturale dell’Abruzzo.

Tra i molti altri sentieri che attraversano il Parco, anche quello per il Monte Amaro, la vetta più alta della Maiella con i suoi 2793 metri di altitudine, tra i più impegnativi (14 km di cammino e oltre 1000 metri di dislivello) della Maiella, ma in grado di regalare una delle viste più ampie sull’Appennino. Più accessibile, ma altrettanto affascinante, è il percorso nella Valle dell’Orfento, dove il sentiero (10 km di lunghezza) segue il corso del fiume tra gole e boschi rigogliosi. Il sentiero ad anello della Pietra delle Ficarelle e la passeggiata nel Bosco di Sant’Antonio sono invece ideali per chi desidera scoprire la montagna in modo più rilassato, tra faggete secolari custodi di una ricchissima biodiversità.

Sport e borghi da scoprire

Non solo trekking. La Maiella è anche un paradiso per molte altre attività outdoor: escursioni in bici, canyoning (per esempio nelle Gole dell’Orta), arrampicata e (in inverno) ciaspolate. 

Da non sottovalutare neppure i borghi, custodi di pietra depositari di storie millenarie. Tra questi, Pacentro, con le sue case le une addossate alle altre, il castello medievale e una vista spettacolare sulla Valle Peligna; Roccamorice, punto di partenza ideale per raggiungere alcuni degli eremi celestiniani; Caramanico Terme, con il suo centro storico punteggiato di portali in pietra e chiese di fondazione medievale e celebre per le sue acque termali; Abbateggio, un ricorrersi di case in pietra in uno scenario naturalistico di grande fascino, noto per la Sagra del farro, che si tiene ogni anno in agosto, in concomitanza con la festa di San Lorenzo, patrono della cittadina. Sia da Abbateggio che da Caramanico Terme si può raggiungere tramite percorsi di trekking non molto impegnativi il Eremo di San Bartolomeo in Legio, fra i più suggestivi del Parco.

Maiella

Il Parco nazionale della Maiella è una delle aree più selvagge dell’Abruzzo (foto: Patrick / Unsplash)

Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: tuffo nella grande bellezza

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, esteso su una superficie di oltre 50.000 ettari, venne istituito nel 1923 ed è il più antico d’Italia. Oltre un secolo di tutela per un territorio che sembra uscito da un romanzo epico: vette, fra le quali spiccano il Monte Meta (2.242 metri), il Monte Petroso (2.247 metri) e il Monte Marsicano (2.251 metri), montagne che offrono panorami mozzafiato sull’Appennino centrale, foreste millenarie, laghi glaciali, fiumi limpidi, animali rari come l’orso bruno marsicano, simbolo del Parco, il lupo appenninico, il camoscio d’Abruzzo e l’aquila reale. Una ricchezza che lo rendono una delle zone più importanti per la conservazione della fauna selvatica in Europa.

La magia della Camosciara e del Lago Vivo

Moltissime le escursioni, ideali per un turismo slow a contatto con la natura. Fra tutte, quella alla Camosciara, uno dei luoghi simbolo dell’intera area protetta e una delle zone più spettacolari dell’Appennino. Questo anfiteatro naturale di rocce calcaree e fitte faggete prende il nome dal camoscio d’Abruzzo, che qui trova uno dei suoi habitat più protetti. La Camosciara è accessibile con facili sentieri, adatti anche a famiglie con bambini, che partono dal parcheggio dell’area turistica nei pressi di Civitella Alfedena e conducono, in meno di un’ora, alle suggestive Cascate delle Ninfe e delle Tre Cannelle. 

Un’altra escursione molto bella è anche quella al Lago Vivo, uno dei luoghi più affascinanti e selvaggi del Parco, situato a circa 1600 metri di altitudine nel comune di Barrea. A differenza dei laghi glaciali o artificiali, è un lago naturale di origine carsica, chiamato “vivo” proprio perché il suo livello cambia con le stagioni, seguendo il ciclo delle piogge e delle nevi. Si raggiunge con un’escursione tra le più belle del parco, lungo un sentiero che si snoda tra faggete, radure e panorami aperti sul gruppo del Monte Meta. La camminata richiede circa 2 ore e mezzo di salita (con partenza da Passo del Diavolo), per un totale di circa 10 km andata e ritorno. Il lago, circondato da alte pareti montuose, è anche un ottimo punto di avvistamento per la fauna selvatica, in particolare cervi, aquile reali e, se si è fortunati, l’orso marsicano.

Paesi immersi nella natura lussureggiante

Oltre alla natura incontaminata, il Parco è punteggiato da piccoli borghi storici immersi nel verde, custodi di antiche tradizioni pastorali. Fra tutti, Pescasseroli, vivace centro turistico e culturale, porta d’ingresso ideale per scoprire il parco, con le sue vie lastricate e i diversi sentieri che vi partono per inoltrarsi tra i boschi secolari circostanti. A pochi chilometri, Opi si erge maestoso su uno sperone roccioso, regalando panorami mozzafiato sulla Valle Fondillo, mentre Barrea affascina con il suo castello e la vista sul lago dalle acque turchesi. Ci sono poi Civitella Alfedena e Villetta Barrea, che offrono un contatto ravvicinato con la fauna selvatica: qui cervi, lupi e persino l’elusivo orso marsicano si lasciano intravedere tra i boschi. Ma è Scanno il gioiello più fotografato, celebre per il suo lago a forma di cuore e per l’atmosfera sospesa tra tradizione e poesia, immortalata da grandi fotografi come Cartier-Bresson. 

Orso

L’orso bruno marsicano è il simbolo del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (foto: Bobby Mc Leod / Unsplash)

Parco Sirente-Velino, fra natura selvaggia e arte contemporanea

Il Parco naturale regionale Sirente-Velino è un vero scrigno di bellezze naturali, culturali e paesaggistiche dell’Abruzzo, tra le province dell’Aquila e di Rieti, in Lazio. Meno conosciuto di altre aree protette più blasonate, si estende su una superficie di circa 30.000 ettari e prende il nome dai due massicci montuosi che dominano il territorio: il Sirente (2.349 metri) e il Velino (2.487 metri), la seconda vetta più alta del Lazio. Un paradiso per gli amanti della montagna e della natura, con vaste foreste di faggio, abete e pini, per godere in modo slow di paesaggi ricchi di biodiversità abitati da specie animali quali il lupo appenninico, il camoscio d’Abruzzo, il gatto selvatico e numerosi rapaci

Profondi canyon, street art e osservatori astronomici

Fra i luoghi imperdibili del parco, le Gole di Celano, un profondo canyon scavato dal fiume Vera, intorno al quale si snodano diversi percorsi di trekking tra imponenti pareti rocciose e boschi rigogliosi. Luogo ideale anche per appassionati di mountain bike e arrampicata. L’area è inoltre un paradiso per il birdwatching e la fotografia naturalistica, grazie alla presenza di diverse specie di rapaci come falchi e aquile, che sorvolano questi spazi incontaminati.

Poco lontano si trova il suggestivo borgo di Aielli, molto poco conosciuto, ma un luogo assolutamente da scoprire. Abitato da circa mille abitanti, è arroccato a 1.021 metri d’altitudine e rappresenta un esempio virtuoso di come l’arte e la cultura possano salvare una comunità dall’oblio e dallo spopolamento. Come? grazie a decine di murales firmati da street artist italiani e internazionali, realizzati negli anni grazie al festival di street art Borgo Universo, che hanno trasformato i muri delle case in “tele vive”, opere che parlano di ecologia, scienza, astronomia, tradizione e memoria.

Ad Aielli si trova, all’interno di una torre del Trecento, anche l’Osservatorio astronomico “Torre delle Stelle”, aperto al pubblico anche con percorsi divulgativi perfetti per le famiglie e per gli amanti del cielo notturno, con annesso Museo del Cielo, che ospita un planetario in grado di proiettare 3.000 stelle su una cupola di sei metri di diametro, e una biblioteca con oltre 500 volumi a carattere scientifico.

A meno di 20 chilometri si trova Ovindoli, piccolo centro in inverno noto per gli sport invernali e in estate punto di partenza ideale per molti percorsi a piedi, come quelli nella Valle d’Arano, dove si snodano suggestivi sentieri tra maestosi boschi di faggi e abeti.

camoscio

Grazie al progetto europeo “Life Coornata”, oggi la popolazione di camosci d’Abruzzo è notevolmente aumentata

Grotte fiabesche, siti archeologici e centri per il recupero di animali

I posti da non perdere nel Parco naturale regionale Sirente-Velino sono molti. Fra tutti, le Grotte di Stiffe, grotte carsiche che offrono un percorso sotterraneo ricco di stalattiti, stalagmiti e cascate d’acqua che creano un’atmosfera fiabesca. La visita guidata permette di esplorare cunicoli e cavità illuminate, scoprendo le meraviglie geologiche e ascoltando il suono rilassante delle acque che scorrono.

Nel territorio del Comune di Massa d’Albe, ai piedi del Monte Velino, si trova invece il sito archeologico di Alba Fucens, l’antica città fondata dai Romani nel IV secolo a.C. che conserva ancora importanti vestigia: passeggiare tra le rovine della città significa immergersi in un viaggio nel tempo immersi in un contesto paesaggistico di grande bellezza.

Nel cuore dell’Altipiano delle Rocche, merita una visita anche il caratteristico borgo medievale di Rovere, che ospita l’Area Faunistica del Camoscio d’Abruzzo, un’oasi di recupero e protezione dedicata a questa specie simbolo della fauna appenninica: si sviluppa su uno sperone roccioso, con boschi e praterie alle porte del paese, habitat naturale per camosci che vivono liberi e protetti. Qui è possibile ammirare da vicino esemplari di questo meraviglioso animale che all’indomani della Seconda Guerra Mondiale rischiò l’estinzione, con appena 40 esemplari rimasti in natura. Grazie al progetto di recupero europeo “Life Coornata” oggi la popolazione si camosci d’Abruzzo è notevolmente aumentata, diffondendosi in tutti i parchi dell’Abruzzo.

Vincenzo Petraglia

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