Wise Society : I 150 anni di cure dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma
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I 150 anni di cure dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma

L'Ospedale detto del Papa ogni anno assiste 28 mila bambini ricoverati e offre oltre 1.9 milioni di prestazioni ambulatoriali ai più piccoli

Fabio Di Todaro
29 marzo 2019

«Il futuro è una storia di bambini»: è questo lo slogan scelto per le celebrazioni dei 150 anni di vita dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, il primo vero ospedale pediatrico italiano.

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Con i suoi 607 posti letto l’Ospedale Peditrico Bambino Gesù di Roma è l’unica struttura europea in grado di rispondere a tutte le esigenze trapiantologiche in età pediatrica: cuore, midollo, cornea, compresa l’attività di trapianto da vivente che riguarda fegato e rene. Foto: Flickr

IL BAMBINO GESU’ 150 ANNI DOPO – La crescita delle strutture del Bambino Gesù «insegue» lo sviluppo in campo clinico e scientifico di quello che è oggi uno dei poli pediatrici più importanti d’Europa, punto di riferimento per la salute di bambini e ragazzi provenienti da tutta Italia e dall’estero. L’assistenza sanitaria dell’Ospedale Peditrico Bambino Gesù, articolata sui quattro poli di ricovero e cura, conta attualmente un totale di 607 posti letto. Ogni anno ci sono oltre 28mila ricoveri, 29mila procedure chirurgiche e interventistiche, 84mila accessi al Pronto Soccorso, oltre 1.9 milioni di prestazioni ambulatoriali: una delle casistiche pediatriche più significative a livello europeo. L’orizzonte di intervento dell’Ospedale – unica struttura europea in grado di rispondere a tutte le esigenze trapiantologiche in età pediatrica: cuore, midollo, cornea, compresa l’attività di trapianto da vivente che riguarda fegato e rene – supera il territorio di Roma e del Lazio: il 29 per cento di pazienti ricoverati proviene da altre Regioni, mentre il 15 per cento è di nazionalità straniera. Il Bambin Gesù è presente anche a livello mondiale, con interventi di assistenza e cooperazione internazionale. In Cambogia, Repubblica Centrafricana, Giordania, Siria, India, Tanzania, Georgia, Russia, Cina ed Etiopia sono attivi progetti di collaborazione con strutture ospedaliere e universitarie che prevedono attività di formazione e assistenza clinico-chirurgica. L’impegno per le periferie non dimentica la città di Roma, dove l’Ospedale della Santa Sede è presente con una Unità sanitaria mobile nelle parrocchie e nei quartieri più disagiati.

UN FUTURO PER I BAMBINI – «Il futuro del Bambino Gesù – afferma la presidente Mariella Enoc – è contenuto nella memoria viva delle nostre radici. Tra le malattie che affliggevano le bambine ricoverate in via delle Zoccolette c’era la clorosi, una forma di anemia e carenza di ferro provocata dalla malnutrizione. Oggi questa malattia, da cui è partita storicamente la pediatria, è scomparsa. Possiamo considerarla un simbolo della strada compiuta non solo dalla medicina ma anche dall’ospedale il cui obiettivo, ieri, come oggi e anche domani, deve essere far scomparire le malattie che colpiscono i bambini, trovando un nome e una cura a quelle che non ancora lo hanno. Il Bambino Gesù è nato da un’idea alta di carità a cui si è mantenuta fedele in 150 anni e, ora come allora, la forma più alta di carità è la scienza, la competenza dell’assistenza, la ricerca senza soste».

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Il primo nucleo dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma nacque il 19 marzo 1869, in una piccola stanza di via delle Zoccolette, a due passi dal Tevere, dove furono accolte le prime quattro bambine affidate alla cura di due medici e delle suore Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, Foto: Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

UNA STORIA DI BAMBINI – Quella dell’ospedale è una storia che nasce da un dono di bambini per altri bambini. A Roma, come nel resto d’Italia nella seconda metà dell’Ottocento, i piccoli malati venivano spesso ricoverati, senza attenzioni specifiche, nelle stesse corsie d’ospedale degli adulti. La duchessa Arabella Salviati, colpita dalla condizione di disagio in cui versavano i piccoli e poveri infermi della città, maturò l’idea di un ospedale per i bambini sul modello dell’Hopital des Enfants Malades di Parigi. Il progetto fu sostenuto dal marito, il duca Scipione, e incoraggiato dall’entusiasmo generoso dei piccoli Salviati che in occasione del compleanno della mamma, le regalarono il «dindarolo» (conservato oggi in una teca dell’ospedale) con i loro risparmi per destinarli al progetto. Il 19 marzo 1869, in una piccola stanza di via delle Zoccolette, a due passi dal Tevere, furono accolte le prime quattro bambine affidate alla cura di due medici e delle suore Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli. Nacque così il primo nucleo dell’Ospedale intitolato al Bambino Gesù per espressa concessione di papa Pio IX, che su un documento conservato nell’archivio storico dell’ospedale scrisse: «Dio benedica il buon pensiero, lo consolidi e perfezioni».

L’OSPEDALE «DEL PAPA» – A Roma il Bambino Gesù è noto come l’ospedale «del Papa», il segno di un legame speciale avviato nel 1924 quando la famiglia Salviati, per il crescere delle dimensioni e del servizio prestato e nell’ottica di garantirne un futuro stabile, donò l’ospedale, comprensivo della struttura di S. Marinella, a Papa Pio XI. Nel frattempo, infatti, il Bambino Gesù si era ingrandito acquisendo nuovi spazi. Nel 1887 dalla sede di via delle Zoccolette si trasferisce sul colle del Gianicolo, in una parte dell’antico convento di Sant’Onofrio. Nel 1917, la Regina Elena di Savoia affidò alla duchessa Maria Salviati la colonia di Santa Marinella, Villa Iolanda, che venne riadattata per la cura dei bambini malati di tubercolosi. Nel corso del tempo, i Pontefici hanno sempre visitato l’ospedale, a cominciare da Papa Giovanni XXIII nel 1958. Nel 1978 Paolo VI affidò all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù una vasta area a Palidoro, sul litorale romano, con tre padiglioni gestiti dalla Pontificia Opera di Assistenza. Nacque così la sede di Palidoro che, nell’arco di pochi anni, si sarebbe affermata come centro di assistenza medico chirurgica di avanguardia. Nel 2012 l’Ospedale ha completato la sua attuale strutturazione con la creazione di un nuovo ampio polo nella zona extraterritoriale adiacente la basilica di San Paolo Fuori le Mura, dove sono stati collocati i servizi ambulatoriali e i laboratori per le indagini genetiche e cellulari.

Twitter @fabioditodaro

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