Wise Society : Simon Sinek: «Le aziende devono dare priorità alle persone se vogliono durare nel tempo»
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Simon Sinek: «Le aziende devono dare priorità alle persone se vogliono durare nel tempo»

Il teorizzatore del “Gioco infinito”, che rivoluziona il concetto di business e concorrenza aziendale spiega come creare organizzazioni coese, solide e capaci di essere più creative e innovative delle altre

Vincenzo Petraglia
7 novembre 2019

Il suo ultimo libro s’intitola Infinitive Game e rivoluziona il concetto di business e concorrenza aziendale. Un cambio di paradigma che Simon Sinek, etnografo e autore di svariati bestseller, sta promuovendo a livello globale, incontrando leader e organizzazioni a cui insegna come ispirare le persone. Wise Society ha partecipato a Wobi 2019 dove Simon Sinek era ospite raccogliendo le domande che gli sono state poste sul palco e dal pubblico.

Nel suo ultimo libro parla di “Gioco infinito”. Cosa intende esattamente?

Siamo stati sempre abituati a pensare che in un gioco o in una qualsiasi sfida ci sia sempre un vincitore e un vinto, ma non necessariamente dev’essere così, anche perché questo approccio tradizionale a volte fa male all’innovazione e alla cooperazione. I giocatori finiti giocano per battere le persone intorno a loro, i giocatori infiniti giocano, invece, per essere migliori di loro stessi e degli altri.

Si spieghi meglio…

Nel business si parla di concorrenti. Ci sono e ci sarannno sempre, ma nel gioco infinito di cui parlo il vero concorrente non è rappresentato dagli altri, ma da noi stessi. Gli altri in qualche modo diventano il benchmark a cui guardare per migliorare noi stessi. Il che può voler dire migliorare il nostro prodotto rispetto a quello dell’anno scorso o migliorarsi come azienda o come leader. I competitor, secondo questo nuovo approccio, non sono più qualcosa da odiare, sconfiggere, abbattere, ma qualcuno da rispettare e magari ammirare. Cambiando il punto di vista sulla concorrenza, avremo una visione anche migliore di noi stessi, perchè i punti di forza dei competitor sono i nostri punti di debolezza e viceversa. Il gioco infinito diventa, quindi, uno stimolo continuo a migliorarsi.

Un approccio che scardina in effetti convinzioni più che consolidate.

Se trattiamo il nostro business come in un evento sportivo, dove c’è sempre un vincitore e un perdente, ci sarà un declino della fiducia, della cooperazione e dell’innovazione. Il capitalismo moderno si è rotto, non è più quello teorizzato duecento anni fa, ci porta ad agire solo per il breve termine. Spesso si fanno cose che si sa non essere giuste per i clienti e per le persone in generale, ma utili soltanto agli azionisti. Questo tipo di mentalità porta a conseguenze negative. Abbiamo, invece, bisogno di cooperazione fra le persone, di leader disposti a fare scelte e a portare avanti valori che mettono in discussione il vecchio modo di intendere il business.

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“Abbiamo bisogno di leader disposti a fare scelte e a portare avanti valori che mettono in discussione il vecchio modo di intendere il business”, ha spiegato Simon Sinek. Image by iStock

Che altre qualità devono avere i veri leader?

I grandi leader sono quelli che pensano al di là del breve termine, che provano a mettere in campo azioni che non riguardano soltanto il prossimo trimestre o le prossime elezioni, ma la prossima generazione. Un leader che cerca di vincere un gioco in cui non si vince sbaglia, dovrebbe invece cercare di portare avanti una visione a lungo termine e creare un’azienda che possa vivere il più a lungo possibile. Bisogna sempre considerare lo scopo finale, e deve essere uno scopo alto. Pensiamo a Steve Jobs. Lui ha fondato la Apple avendo una chiara visione di lungo termine: rendere la società e le persone libere tramite la tecnologia. Questa si chiama vision, o meglio ancora una giusta causa che travalica la semplice logica dei numeri e dei risultati chiesti nel breve termine dagli azionisti, che come si sa mettono pressione per raggiungere deterinati obiettivi in tempi brevi. I buoni leader poi sono in grado di costruire organizzazioni in cui le persone si sentono motivate, ispirate, in condizioni che gli permettono di dare il loro meglio, contribuendo così a costruire anche un mondo migliore a tutti i livelli. Leadership non significa essere numeri uno, ma farsi seguire dagli altri. I cattivi leader pensano che mettere la loro gente l’uno contro l’altro li renda più forti, così spesso fomentano concorrenza interna e mancanza di sicurezza psicologica, tramite minacce, ritorsioni, licenziamenti. Niente di più sbagliato ovvviamente.

Non tutte le aziende e i top manager hanno il coraggio di Steve Jobs…

Ci sono aziende e ceo che credono che il loro lavoro sia massimizzare il profitto a scapito dei propri dipendenti e della clientela. Ma bisogna capire che sono superati, appartengono al passato. Non è un caso che le realtà con questo tipo di approccio hanno oggi grosse difficoltà sia in termini di innovazione che di identifcazione, motivazione e fiducia da parte delle persone che ne fanno parte. Molte di esse sono fallite e hanno chiuso i battenti, quelle che hanno resistito alla crisi e vanno bene sono le organizzazioni più visionarie e che hanno saputo e sanno guardare nel lungo termine. La priorità va data alle persone, non ai numeri arbitrari dettati dai soli azionisti, ciò crea realtà coese, solide, capaci di essere creative e innovative. Se crediamo che solo i numeri siano importanti si perde di vista la causa giusta, il senso, la vision a lungo termine. Mi rendo conto che da soli è difficile portare avanti un discorso del genere, perchè siamo costantemente stressati dalle logiche tradizionali della concorrenza e dei risultati da portare a casa nel breve termine. Ecco perchè è importante creare partnership, unirsi con leader che la pensano come noi. Insieme si acquisisce maggiore coraggio e diventa più facile fare scelte coraggiose per dar vita a organizzazioni migliori, che a loro volta stimoleranno le persone a fidarsi di più reciprocamente e a essere individui migliori, con la conseguenza di alimentare, insieme, una rivoluzione economico-organizzativa e culturale di cui questo mondo ha fortemente bisogno.

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Simon Sinek sul palco del Wobi, World Business Forum 2019 di Milano, Foto: redazione Wise Society

Quanto è importante la fiducia reciproca in un’organizzazione in salute?

Fondamentale direi. Solo se ci fidiamo e ci occupiamo degli altri possiamo sopravvivere. Lavorare in un team basato sulla fiducia significa dire “Mi sono sbagliato, ho fatto un errore”. Non ci deve essere la paura di dire le cose, non ci devono essere taglieggiamenti o umiliazioni. Se non c’è fiducia si nascondono gli errori, le persone saranno sotto stress e non chiederanno mai aiuto. E ciò creerà alla lunga un circolo vizioso e autodistruttivo. Quando le persone sanno, invece, di potersi esprimere al cento per cento e di poter dire le cose, lavorano decisamente meglio, collaborano di più e sono più efficienti e hanno più creatività. È un dato di fatto. In questo circolo vituoso ovviamente rivestono un ruolo fondamentale leader capaci di creare il giusto ambiente lavorativo e di stabilire obiettivi e priorità che vanno oltre i semplici numeri dettati dagli azionisti. D’altronde bisogna capire che se si vuole che la propria organizzazione possa durare nel tempo è necessario darle il tempo di cui ha bisogno per crescere. Un po’ come avviene quando si vuole perdere peso: si può scegliere di assumere farmaci, e ciò consentirà di dimagrire velocemente ma a scapito della salute, oppure dimagrire più lentamente andando in palestra e facendo attività fisica, faticando e sudando, a tutto beneficio ovviamente del nostro benessere. Il business deve mettere in discussione gli investimenti centrati solo sul breve termine e focalizzarsi su quelli a lungo termine, che non creano necessariamente ritorno economico immediato, ma danno certamente maggiore longevità e consistenza all’organizzazione e di conseguenza alla società.

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