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Silvio Garattini: “Nella vita non è mai troppo tardi per guadagnare salute”

di Vincenzo Petraglia
8 Marzo 2026
SPECIALE : I segreti della longevità

Dalle nuove "malattie tecnologiche", a cui sono sempre più esposte le nuove generazioni, alle regole per salvaguardare il corpo e mantenere giovane il cervello. I consigli di uno dei più autorevoli scienziati italiani, con i suoi 97 anni, lui stesso esempio di longevità sana

Rallentare i processi di invecchiamento per vivere sempre più a lungo è uno dei sogni più grandi dell’essere umano e non è un caso che sempre più la medicina e la scienza si concentrino proprio sul tema della longevità o, meglio ancora, dell’healthy ageing, dell’invecchiamento sano. Perché se è vero, che per esempio, l’Italia è uno dei paesi più longevi al mondo, è anche vero che buona parte degli anziani non gode di buona salute e deve convivere quotidianamente con malattie spesso anche invalidanti.

Cosa possiamo fare dunque per cercare di invecchiare bene, puntando quindi anche a una buona qualità della vita? Ne abbiamo parlato con uno dei massimi esperti del tema e uno dei nostri scienziati più apprezzati nel mondo, lui stesso, con i suoi 97 anni, esempio di longevità sana, Silvio Garattini. Fondatore nel 1961 dell’Istituto Mario Negri, eccellenza mondiale nel campo della ricerca farmacologica, ha di recente pubblicato l’interessante libro “Non è mai troppo tardi. La salute è una scelta quotidiana” (2026, Ed. Piemme), in cui mostra con il rigore scientifico che da sempre lo caratterizza quali sono i comportamenti che influenzano la qualità e la durata della vita. Comportamenti che andrebbero adottati, in un’ottica di prevenzione, sin da quando si è giovani, ma sui quali si può sempre intervenire in modo virtuoso, a qualsiasi età, anche in età avanzata, apportando benefici concreti e misurabili alla propria salute.

Silvio Garattini

Silvio Garattini, 97 anni, ha fondato nel 1961 l’Istituto Mario Negri, eccellenza mondiale nel campo della ricerca farmacologica.

Il suo ultimo libro si intitola “Non è mai troppo tardi”: perché questo titolo?

Il titolo del nuovo libro si riferisce al fatto che cambiare cattive abitudini di vita e guadagnare salute si può fare a qualsiasi età, anche in età avanzata.

Sempre?

Sì. Possiamo fare qualche esempio. Un fumatore che ha fattore di rischio per ben 27 malattie può a qualsiasi età, quando smette, recuperare in relativamente pochi anni un rischio simile a chi non ha mai fumato. Un esperimento che abbiamo sviluppato si è occupato di 2.000 ottantenni che sono stati seguiti per 15 anni. Il fattore di rischio più importante che ha accelerato la comparsa della demenza senile è stata la mancanza di rapporti sociali e cioè l’isolamento che molte persone effettuano non appena hanno i primi sintomi di perdita di memoria o di difficoltà al movimento. Occorre reagire. Ciò vale anche per molti altri fattori.

Quali sono i pilastri del benessere e di una vita lunga e sana?

Li conosciamo tutti ma li pratichiamo molto poco. Occorre evitare tutte le forme di dipendenza, dal fumo, dall’alcol, dalle droghe e dai giochi d’azzardo, mantenere il peso corporeo ideale, realizzare attività motoria, almeno 7 ore di sonno al giorno, una alimentazione che sia varia e moderata e un buon livello di cultura perchè la bassa scolarità determina povertà e quindi scarso interesse per la propria salute. Nell’ambito delle buone abitudini di vita occorre ricordare l’importanza delle vaccinazioni e l’utilizzo degli screening per avere il più presto possibile diagnosi di tumore.

I geni quindi contano meno degli stili di vita?

Certamente il Dna è importante per la durata di vita, ma oggi sappiamo attraverso l’epigenetica che il Dna può essere modificato da una serie di fattori.

L’Italia è tra i paesi più longevi al mondo, ma non è tutto ora quello che luccica…

Abbiamo una lunga durata di vita, ma se analizziamo ciò che ci dovrebbe interessare e cioè la durata di vita sana scendiamo al 15° posto. La durata totale è all’apice delle popolazioni più longeve nell’ordine di 83,4 anni, mentre la durata di vita sana arriva ai 65 anni con un periodo quindi di almeno 20 anni in cui abbiamo malattie e cattiva qualità di vita.

Lei è un esempio di longevità in salute. Qual è la sua giornata tipo, le sue abitudini alimentari, di riposo e quant’altro?

La mia giornata tipo cerca di riflettere le buone abitudini di vita. Dormo circa 8 ore al giorno, non ho mai fumato, non bevo alcol, ho una dieta varia e cerco di mangiare relativamente poco, seguendo i consigli dei nostri nonni che dicevano “È bene alzarsi da tavola con un po’ di fame”.

Come si mantiene vivo il cervello? Lei come fa per esempio?

È molto importante mantenere vivo il cervello. Non sono mai andato in pensione e continuo a lavorare tutti i giorni, scrivo articoli e libri, rilascio interviste e partecipo a conferenze in giro per l’Italia. Mantenere vivo il cervello significa avere molti rapporti sociali, far lavorare molto il cervello per dilazionare la perdita di capacità cognitive.

copertina libro "Non è mai troppo tardi"

Nel suo libro Garattini mostra i comportamenti che influenzano la qualità e la durata della vita, sui quali si può intervenire in modo virtuoso anche in età avanzata, ottenendo benefici concreti e misurabili sulla propria salute.

Il sovraccarico di stimoli e tecnologia (computer, smartphone, social network, IA…) sono deleteri per la nostra salute fisica e mentale?

L’impiego delle tecnologie aiuta certamente molte delle nostre attività ma non dobbiamo divenirne dipendenti, dobbiamo usarle con buon senso per evitare che il nostro cervello diminuisca le sue capacità di memoria e la connessione fra avvenimenti e problemi diversi. L’eccesso di attenzione alle risposte date dalla tecnologia determina inoltre una scarsa abitudine a controllarne la veridicità.

I nostri giovani rischiano, proprio a causa del forte uso di dispositivi tecnologici, di sviluppare patologie proprie di questa nostra epoca, autentiche “malattie tecnologiche”?

Molti giovani divengono dipendenti dei dispositivi tecnologici e quindi non hanno più tempo per pensare in modo autonomo, per studiare nuovi campi di sapere. Iniziando presto l’uso delle tecnologie anche il cervello assume strutture e connessioni che possono essere definite malattie tecnologiche. Sarebbe molto importante che la scuola educasse all’uso dei dispositivi tecnologici. Purtroppo in questo senso c’è una carenza totale come per l’educazione alla salute.

Vincenzo Petraglia

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Silvio Garattini

Medico-scienziato, fondatore Istituto Mario Negri
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