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Rebus Covid-19: ciò che conosciamo e quello che ancora non sappiamo

Di questo virus si sa ancora poco. Ma una cosa è certa: può avere conseguenze molto serie nel lungo periodo per i soggetti contagiati e poi guariti. Ne abbiamo parlato con il professor Enzo Soresi, primario emerito di pneumologia all'Ospedale Ca’ Granda – Niguarda di Milano ed esperto della materia

Vincenzo Petraglia
28 Ottobre 2020

Siamo nel pieno della seconda ondata della pandemia e settimana dopo settimana medici e scienziati comprendono qualche elemento in più di questo terribile virus. Ma quali sono le conseguenze del Covid-19 nel lungo termine? Cioè, una volta guariti, finisce tutto lì o gli strascichi possono manifestarsi anche negli anni a venire e compromettere la salute dell’organismo o il funzionamento di specifici organi? Mancando studi specifici, essendo una malattia così giovane, ancora non si sa molto, ma cerchiamo di capirne un po’ di più con l’aiuto del professor Enzo Soresi, primario emerito di pneumologia all’Ospedale Ca’ Granda – Niguarda di Milano, specialista in anatomia patologica, malattie respiratorie e oncologia clinica e autore di svariati libri, quali, ultimo in ordine di tempo, Come ringiovanire invecchiando (Utet, 2019).

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Il professor Enzo Soresi, primario emerito di Pneumologia all’Ospedale Ca’ Granda – Niguarda di Milano, spiega cosa dobbiamo aspettarci dal Covid-19.

Da pneumologo, cos’è che di questo Sars-CoV-2 l’ha sorpresa e la sconcerta di più?

Come anatomo patologo ho vissuto nel 1968 la pandemia della influenza denominata Hong Kong che fece 22.000 morti in Italia; le cause prevalenti dei decessi erano le polmoniti batteriche che portavano all’exitus i pazienti più a rischio quali diabetici, cardiopatici, bronchitici cronici ed anziani o defedati. Nel caso del Covid-19 si tratta, invece, di morti per polmoniti infiammatorie che non rispondono a terapie antibiotiche e che inoltre favoriscono microembolie polmonari. Il fatto che in alcuni pazienti si arrivi all’insufficienza respiratoria con necessità di assistenza in terapia intensiva è legato a questa doppia patologia che va affrontata con strategie terapeutiche tempestive.

Il Covid-19 potrebbe favorire l’insorgenza in futuro di tumori ai polmoni nelle persone guarite che hanno riportato danni di una certa importanza e cicatrici permanenti ai polmoni a causa dell’infezione?

La possibilità che cicatrici o danni polmonari possano favorire l’insorgenza di tumori polmonari esiste ma è un problema relativo che chiaramente interessa maggiormente i fumatori. Come pneumologo comunque, grazie alla Tac polmonare, questo è un tipo di prevenzione che da oltre vent’anni propongo ai miei pazienti a rischio tumorale con ottimi risultati per quanto riguarda la possibilità di guarigione e la diagnosi precoce.

Quali altre possibili conseguenze nel lungo termine per i pazienti che si sono ammalati in maniera più grave di Sars-CoV-2? Quali altri organi o funzioni possono presentare danni permanenti nel lungo periodo?

I danni polmonari che questo virus induce sono a carico del tessuto definito interstizio polmonare; le interstiziopatie sono malattie infiammatorie sostenute dalle citochine, in particolare dalla interleuchina 6, liberata dalle cellule immunitarie, in eccesso, a causa del Covid. A seconda dell’entità del danno si potranno avere problemi variabili individualmente di insufficienza respiratoria con deficit di ossigenazione. Importante quindi, per chi ha subito danni polmonari, fare esami di funzionalità respiratoria (spirometria più transfert alveolo capillare e test del cammino) e proporre riabilitazione respiratoria dove necessario. Personalmente da anni alleno i miei pazienti con danni respiratori con lo Spirotiger, strumento molto efficace ed usato in ambito sportivo per potenziare la capacita respiratoria negli atleti.

Sono conseguenze che possono aversi indipendentemente dall’età?

Stante l’attuale longevità è naturale che l’età sia un fattore importante se consideriamo lo stesso grado di invalidità indotto dal Covid a un ventenne o a un ottantenne…

In genere quanto dura il periodo di riabilitazione dopo un ricovero in terapia intensiva per Covid-19 e in cosa consiste?

Avendo vissuto l’esperienza della malattia indotta da questo virus, dimesso dall’Ospedale San Gerardo di Monza dopo due settimane di degenza, riuscivo a malapena a salire un gradino. Avevo inoltre perso sei chilogrammi di peso prevalentemente con perdita di massa magra muscolare. Per mia fortuna non avevo danni respiratori e, quindi, mi riabilitai semplicemente camminando e facendo scale più volte al giorno. Inoltre potenziai l’alimentazione assumendo proteine nobili (carne bianca di tutti i tipi, pesce, uova, formaggi freschi, frutta, verdura e cereali integrali). Per chi fosse interessato a questo tema suggerisco la lettura del mio libro Mitocondrio mon amour, che affronta l’importanza di questo batterio per la salute del nostro organismo.

L’inquinamento, sia atmosferico esterno che quello indoor delle nostre abitazioni e luoghi di lavoro, gioca qualche ruolo nella diffusione di questo virus?

L’inquinamento sicuramente favorisce il ristagno e la diffusione di questo ed altri virus ed induce nel contempo infiammazione delle vie respiratorie. Il Covid-19 scatenando proprio polmoniti infiammatorie trova di conseguenza un terreno più fertile.

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Foto: Adam Nieścioruk / Unsplash

C’è correlazione fra il fumo e le forme più severe di Covid-19 e in generale i fumatori sono più esposti agli attacchi più aggressivi del virus?

Poiché il fumo induce infiammazione cronica delle vie respiratorie, è evidente che il fumatore paga maggiori danni sia quando si ammala di forme virali che quando si ammala di forme batteriche. Se inoltre il fumatore presenta già danni broncopolmonari a carico dell’interstizio il Covid li potrà solo peggiorare.

La politica fa il suo lavoro cercando di rassicurare circa l’arrivo del vaccino, ma diciamo esattamente come stanno le cose: dal momento in cui sarà disponibile, quanto bisognerà aspettare perché tutti possano poi essere vaccinati?

Ogni nuovo vaccino, per essere validato in clinica, deve avere un percorso sperimentale che dura circa due anni. Nel caso del Covid-19 si sono, per fortuna, bruciate le tappe e fra qualche mese alcuni vaccini verranno messi in commercio. Chiaramente andranno privilegiate le persone più a rischio e poi progressivamente le generazioni più giovani, calcolando che bambini e adolescenti, avendo una potente immunità innata, difficilmente si ammalano e, quindi, non avrebbe senso vaccinarli.

Cosa consiglia per i difficili mesi che ci attendono?

Quello che si sta facendo in Italia verso la seconda ondata del virus, al fine di non distruggere la nostra economia, mi pare corretto. Darei comunque maggiore potere alle regioni allo scopo di prendere provvedimenti correlati alla diffusione del virus. Capisaldi rimangono, comunque, mascherine e distanziamento sociale.

In giro vengono dispensati molti, forse troppi consigli, talvolta contrastanti fra loro. Come orientarsi? Possiamo dare delle linee guida generali per provare a fare del nostro meglio per proteggerci e proteggere dal virus?

Per assurdo contro questo virus non conviene assumere immunostimolanti, visto che sono proprio le cellule immunitarie, colpite dal virus, a liberare citochine infiammatorie; di conseguenza non è opportuno stimolarle troppo. Utile, invece, potenziare l’immunità innata che rappresenta il 95% delle nostre difese con una alimentazione ricca di frutta e verdura e povera di zuccheri e sale e, nel contempo, svolgere moderata attività fisica. Un integratore salito alla ribalta per merito della professoressa Elena Campione dell’Ospedale Gemelli di Roma, è la lattoferrina, proteina del latte materno con cui il neonato si nutre fin dalla nascita. Somministrando questo integratore ai pazienti Covid si sono ottenuti ottimi risultati sul tempo di duplicazione del virus con precoce negativizzazione dei pazienti malati. Per chi non trovasse la lattoferrina liposomiale con cui si è svolta la sperimentazione, può sostituirla con bustine di colostro che ne contiene adeguata quantità. Caratteristica di questo integratore è potenziare l’immunità innata. Un altro integratore interessante è l’estratto di pelargonium sidoides, potente attivatore del macrofago, cellula che gioca un ruolo fondamentale nelle nostre difese contro virus e batteri. Consolidata è pure l’assunzione di vitamine C e D.

Vincenzo Petraglia

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