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Pasquale Forte: «Sono un custode della Terra»

Capitano d'industria e agricoltore biodinamico, l'ingegner Forte considera la "restituzione" uno dei motori della sua esistenza

Rosa Olivieri
17 Settembre 2021

In Toscana, nelle campagne di San Quirico d’Orcia lungo la via Francigena, nel cuore della Val d’Orcia patrimonio dell’Unesco, a fine luglio 2021 è tornata a vivere la Cappella di Vitaleta. Realizzata alla fine del 500 nel luogo di un’apparizione, la Cappella era stata abbandonata nella seconda metà dell’800 con il trasferimento della statua della Madonna attribuita ad Andrea della Robbia a San Quirico. A restituire la Cappella alla sua bellezza è stato Pasquale Forte, ingegnere d’origine calabrese, fondatore della Eldor Corporation, impresa leader nel settore dell’automotive che, innamorato della Val d’Orcia, vi si è trasferito dando vita al Podere Forte, azienda agricola biodinamica, sotto la cui egida ricade la Cappella di Vitaleta.

«Ogni volta che entravo nella Cappella, parte di un appezzamento che ho acquistato nel 2018, mi dolevo di vederla in uno stato di abbandono. Così ho deciso di provvedere al restauro e di riaprirla ai pellegrini che transitano sul pezzo di via Francigena che da Pienza porta a San Quirico d’Orcia», racconta soddisfatto l’ingegnere Forte che tutto attorno alla Cappella coltiva il grano con cui produce la pasta di grano duro del Podere Forte e il pane del cestino dell’Osteria Perillà, locale stellato di Rocca d’Orcia che rientra nelle attività satellite dello stesso Podere.

Pasquale Forte

Foto Gabriele Forti

Ingegner Forte, anche nella coltura del grano seguite le indicazioni dell’agricoltura biodinamica di Rudolf Steiner?

Naturalmente. Lavoriamo su rotazione quadriennali, dei 200 ettari destinati al grano, a rotazione il 25% è a riposo, il 25% è destinato a colture da rinnovo e nel restante 50% si fa alternanza tra grani antichi e leguminacee. Ci stiamo impegnando, perché per riportare alla vita un suolo rovinato dalla chimica servono almeno 20 anni.

 Cosa l’ha spinta verso l’agricoltura biodinamica?

Da quando nel 1997 ho cominciato a fare l’agricoltore in Toscana ho capito che dovevo cambiare registro mettendo da parte la standardizzazione per diventare un custode della terra. Anche se sulla carta la proprietà di quella terra è mia, di fatto l’ho soltanto presa in prestito e ho il dovere di preservarla per le future generazioni. Un dovere che tutti dovrebbero fare proprio coltivando tutta la terra almeno in biologico per evitare l’erosione del suolo.

Con il raccolto dei suoi vigneti produce vino dalle etichette pluripremiate. Qual è il suo segreto?

Molto è merito del terreno, poi c’è la sapienza dell’uomo che è in grado di interpretare gli umori e le caratteristiche del luogo. Detto questo è difficile fare vino cattivo in un luogo di per sé molto buono.

Oggi lei è un capitano d’azienda con una laurea honoris causa al Politecnico di Milano in ingegneria elettronica e una vita da agricoltore. Cosa l’ha spinta nella vita?

La mia storia è simile a quella di tante altre persone. Nasco nel 1948 in Calabria da una famiglia di agricoltori che poi per necessità si trasferirono al Nord. Anche se ero molto piccolo quando lasciai il Sud, ricordo ancora l’odore dell’origano spontaneo che cresceva in campagna. Ho studiato da radiotecnico alle scuole serali perché di giorno dovevo lavorare, e a 24 anni ho fondato la mia azienda che lavora nel campo dell’automotive. Ho sempre coltivato l’amore per l’innovazione che pratico anche al Podere Forte dove cerco di migliorare il lavoro delle persone cercando di alleviare la loro fatica.

Podere Forte

Anche alla Eldor applica criteri di sostenibilità?

Lo faccio dappertutto! Nella vita prima devi essere, poi devi fare e soltanto alla fine, eventualmente, puoi avere e se hai devi condividere. Al momento alla Eldor siamo certificati Uni En Iso 14001 (certificazione che ha anche il Podere Forte) e abbiamo un programma per arrivare entro il 2035 alla neutralità delle emissioni di Co2 in tutte le nostre filiali, dalla Cina in poi.

Nonostante tutto lei rimane una persona semplice che vive con grande naturalezza tra la gente della Val d’Orcia. Come è riuscito a non farsi cambiare dal successo?

La semplicità è una delle cose che mi ha sempre contraddistinto. Voglio rimanere così, sono convinto che sia sempre meglio fare un passo indietro e non uno avanti. Sono un uomo consapevole che non deve dimostrare alcunché e piuttosto che avere qualcuno al mio servizio, voglio essere al servizio degli altri.

Quali sono i suoi obiettivi futuri?

In agricoltura continuare a migliorare la salubrità dei suoli e della flora e della fauna che lì vive. Nei prossimi 10 anni ho in programma tantissimi progetti di miglioramento ambientale per dare maggiore sostenibilità, è previsto di incrementare l’utilizzo dei droni per i trattamenti delle piante, e l’impianto di nuove vigne per arrivare a 40 ettari vitati per rendere la cantina profittevole perché, è bene ricordarlo, la sostenibilità economica è importante.

Val d'Orcia

Foto Shutterstock

Una delle conseguenze di questo tipo di conduzione agricola è avere prodotti dal prezzo più elevato che, per forza di cosa, non sono destinati alle masse. Come si esce da questo circolo vizioso?

Personalmente credo che ogni umano avrebbe diritto di mangiare cose sane e buone. Serve una educazione alimentare che insegni a ognuno a sostenere economicamente i propri consumi, anche per il bene della Terra. Un esempio: la carne rossa può essere consumata una sola volta la mese, la carne bianca una volta la settimana mentre negli altri giorni si possono consumare proteine vegetali. Basti pensare che una volta le famiglie destinavano il 30% del loro budget all’alimentazione mentre oggi solo il 5% va ai consumi alimentari perché si ricorre ai discount e si preferisce l’ostentazione di altri beni. Ma il cibo che costa poco arriva da produzione intensive.

A chi dovrebbe spettare questo compito educativo?

L’educazione è sempre compito di uno Stato che deve dare un indirizzo culturale e sociale ai propri cittadini che, in questo modo, si ammalerebbero meno alleggerendo il bilancio della Sanità pubblica. Il singolo, invece, da solo non può fare più di tanto.

Il singolo che vuol mangiare meglio ma non ha possibilità economiche si scontra con la realtà di far quadrare il bilancio familiare.

È vero. Speriamo che qualcosa cambi.

Rosa Olivieri

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Pasquale Forte

Pasquale Forte

Fondatore, Presidente e CEO presso Eldor Corporation S.p.A.
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2 risposte a Pasquale Forte: «Sono un custode della Terra»

  1. Seguo da tempo il lavoro di Pasquale Forte e sono felice che gli abbiate dedicato un articolo/intervista. Forte dice e sostiene cose importanti: una buona alimentazione garantisce maggior salubrità con un risparmio per la salute pubblica e la garanzia di concorrere a preservare la salute della terra e la bellezza dei nostri paesaggi.

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    Seguo da tempo il lavoro di Pasquale Forte e sono felice che gli abbiate dedicato un articolo/intervista. Forte dice e sostiene cose importanti: una buona alimentazione garantisce maggior salubrità con un risparmio per la salute pubblica e la garanzia di concorrere a preservare la salute della terra e la bellezza dei nostri paesaggi.

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