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Paolo Nespoli: vista dallo spazio la Terra non ha nessuno dei confini tracciati dall’uomo

C'è vita extraterrestre nell'universo? Si arriverà mai un giorno a poter vivere su un altro pianeta? Perché la Terra, vista dall'alto, mostra ancor di più tutta la sua fragilità e come non ci sia quasi più tempo per salvare il salvabile? A questi ed altri stimolanti interrogativi abbiamo cercato di dare una risposta con l'astronauta italiano reduce da ben tre missioni spaziali

Vincenzo Petraglia
23 Novembre 2020

Arriveremo mai a vivere su un altro pianeta? C’è vita extraterrestre nell’universo? Perché la Terra, vista dallo spazio, mostra ancor di più tutta la sua fragilità e i danni irreparabili che come esseri umani le stiamo causando? E come possiamo porre rimedio a tutto ciò per salvare il nostro stesso futuro?

A questi e molti altri affascinanti, ma, se vogliamo, anche inquietanti interrogativi abbiamo cercato di dare una risposta con l’aiuto di Paolo Nespoli, l’astronauta italiano dell’Agenzia spaziale europea che ha avuto l’onore di partecipare a ben tre missioni nello spazio e che proprio in questi giorni è uscito col libro tutto da leggere Farsi spazio, dedicato a come ciascuno di noi abbia la possibilità, se davvero lo vuole, di realizzare i propri sogni, anche quelli più straordinari, imparando innanzitutto a superare quei limiti, spesso soltanto immaginari, che non ci consentono di farlo. Parola del nostro AstroPaolo nazionale. Uno che di missioni impossibili ne sa qualcosa.

Paolo Nespoli

“Le uniche imprese veramente impossibili sono quelle che non si ha il coraggio di tentare”. Parola di Paolo Nespoli, l’astronauta italiano che ha partecipato a ben tre missioni spaziali realizzando importanti e complessi esperimenti per l’Agenzia spaziale europea.

È stato tre volte nello spazio. Come l’hanno cambiata queste esperienze e che insegnamenti ne ha tratto?

Una delle cose che si toccano con mano è come cambiare il punto di vista sulle cose, sulla vita, inevitabilemente le cambia. Si impara a relativizzare. Noi misuriamo la nostra esistenza attraverso metri umani, che sono ricavati da noi stessi, il che vuol dire che guardiamo le cose in un modo molto particolare. Il tempo, per esempio, noi lo misuriamo in secondi, minuti, ore, mesi, anni. Quando già parliamo di un secolo ci sembra un’eternità. Ma pensiamo quanto può valere un secolo all’interno di una dimensione che va oltre la Terra. Allo stesso modo se guardiamo una distanza di mille chilometri, che equivale a quella fra Milano a Palermo, a noi sembra tanto, eppure rispetto alle distanze cosmologiche mille chilometri sono davvero nulla, una distanza piccolissima. Siamo, dunque, in una scala completamente diversa.

Cambiare il punto di vista può aiutarci a trovare anche soluzioni alternative, a pensare più in grande, magari anche a realizzare sogni che in apparenza potrebbero sembrare impossibili, come racconta nel suo libro Farsi spazio

Certo. Siamo un po’ come un microbo che si guarda attorno e misura secondo la sua scala di misura: distanze, dimensioni, tempi sono molto antropocentrici e questo ci porta a muoverci e pensare in un modo assoluto, ma che è relativo soltanto a noi. Guardare le cose solo secondo il nostro punto di vista spesso ci blocca, a tutti i livelli, e ci impedisce talvolta di fare quel famoso salto oltre per realizzare qualcosa di importante. Durante l’anno incontro tanti ragazzi in giro per l’Italia e ciò che consiglio loro è di trovare il sogno che hanno dentro e impegnarsi fino a fondo per realizzarlo. Perchè qualsiasi sogno, anche il più semplice, ha la possibilità di portarti molto lontano. Non è importante cosa fai, ma come lo fai.

Qual è la consapevolezza più grande che le ha dato osservare la Terra dallo spazio?

Dallo spazio, i colleghi che mi hanno preceduto in missione, mi parlavano del cosiddetto “overview effect”, l’effetto cioè della veduta d’insieme, e in realtà da quattrocento chilometri di distanza la Terra la guardi diversamente da come te la immagini, hai una visione d’insieme del pianeta e, per esempio, non vedi i confini regionali o nazionali. Ciò che vedi è solamente i confini globali del nostro pianeta. Da lassù ti rendi conto anche della sua fragilità e di come dovremmo dare molta più attenzione all’impatto che come esseri umani abbiamo sull’ambiente e quindi sullo stato di salute del nostro pianeta, l’unica casa che abbiamo a nostra disposizione. Guardiamo soltanto al Covid, un qualcosa di infinitamente piccolo che ci ha messo letteralmente in ginocchio.

Dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande, lo spazio. Domande delle domande: esiste secondo lei la vita oltre che sulla Terra?

Mi hanno chiesto più volte negli anni se ho mai visto forme di vita extraterresti e la risposta è no. Se credo che possano esserci altre forme di vita nello spazio? Direi di sì, perché l’universo è così grande e noi siamo così piccoli… Diciamo che sarebbe sicuramente un peccato mortale pensare di essere soli in questo universo. Agli studenti faccio sempre un esempio: pensare al numero di granelli di sabbia che possono stare nel pugno di una mano. Già contare tutti quei granelli sarebbe un’impresa. Bene, bisognerebbere essere in grado di contare tutti i granelli di sabbia di tutte le spiagge del mondo per arrivare al numero dei pianeti che ci sono nell’universo. Capisce, dunque, quanto pensare che in tutta questa infinità di pianeti non esistano esseri viventi come noi sia una cosa piuttosto inverosimile!

Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi trent’anni dalle esplorazioni spaziali?

Siamo pronti per il passo lungo, quello di muoverci verso la Luna e verso Marte. Ora quando questo si farà è una bella domanda, è una questione di volere politico e investimento scientifico. Occorreranno risorse non indifferenti, per cui molto dipenderà da cosa succederà a livello politico internazionale nei prossimi anni.

Cosa ne pensa dei viaggi turistici nello spazio?

Sono molto favorevole, penso che sia arrivato il momento di far volare astronauti non professionisti.

Nella stazione spaziale internazionale si è mai sentito in pericolo?

Assolutamente no, mai. Sembra strano, ma direi che la vita nella stazione è quasi monotona nel suo non essere monotona. Lavori dodici ore al giorno, fai esperimenti complessi e difficili, ma è tutto super controllato e sicuro. Anzi, ogni tanto ti verrebbe da dire: rompiamo qualcosa e creiamo qualcuna delle situazioni d’emergenza per cui tanto abbiamo studiato!

Paolo Nespoli

Foto: ESA NASA

Le funzioni vitali cambiano a causa dell’assenza di gravità? Per esempio, ha ripercussioni sul rapporto sonno-veglia?

No, si dorme quanto lo si fa sulla Terra; l’unica cosa che può variare è la maggiore difficoltà ad addormentarsi in assenza di gravità. Ma, quando ci si addormenta, poi si dorme tranquilli.

Fluttuando nell’aria…

Esattamente, una situazione molto strana, visto che sulla Terra siamo abituati a dormire appoggiati a qualcosa, al nostro materasso. Sono stati messi a punto come dei bozzoli nei quali entrare per dormire, decidendo se farli galleggiare o ancorarli a una parete. A me personalmente piaceva non allacciare il mio bozzolo e lasciarlo galleggiare.

Tornando con i piedi per terra e all’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, cosa ci sta insegnando, o potrebbe insegnarci, il Coronavirus?

Credo che ci stia mostrando una cosa molto importante, quanto cioè siamo talmente preoccupati dei nostri confini terrestri, per difendere i quali costruiamo muri, dogane, controlli dei passaporti, che non ci rendiamo conto di quanto ciò assorba, inutilmente, una quantità incredibile di risorse ed energie. I nostri confini sono porosi e pertanto non assicurano alcuna chiusura o separazione, come il virus ha ampiamente dimostrato.

Di cosa avremmo secondo lei più bisogno per costruire una società un po’ più saggia, wise appunto?

Penso che manchi un’analisi più completa ed equilibrata delle nostre capacità e necessità e e di quelle del mondo che ci sta intorno. Guardando a ciò che abbiamo fatto finora, credo si possa dire che abbiamo tirato un po’ troppo la corda nella nostra direzione, ma in questo momento il mondo ci si sta ribellando contro. Forse è arrivato il momento di capire che dobbiamo fare un passo indietro e cercare di far dialogare in maniera più equa le nostre necessità con quelle del pianeta. Ne vale d’altronde del nostro futuro…

Vincenzo Petraglia

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Paolo Nespoli

Paolo Nespoli

Ingegnere ed ex astronauta
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