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Lavorazione del legno naturale: Oliviero Tomasoni illustra il mestiere del bio falegname

Il mestiere del bio-falegname, raccontato da Oliviero Tomasoni che, col legno, ha un rapporto davvero speciale. Dalla scelta delle essenze all'uso di materiali non tossici, le creazioni di Tomasoni sono un vero e proprio inno all'ambiente naturale.

Andrea Ballocchi
5 Ottobre 2020

Oliviero Tomasoni ha un rapporto decisamente speciale con gli alberi e con la lavorazione del legno, attività che svolge come bio falegname, questa è la qualifica con cui ama definirsi il titolare de “La Bottega del Legno”, la prima falegnameria lombarda che nel suo ciclo produttivo utilizza solo sostanze naturali.

Il percorso che l’ha portato da progettista industriale a creatore di mobili e arredi in legno massello è un’autentica conversione ecologica radicale, che guarda alla bioedilizia, quella vera. Ma non solo: è anche un profondo e appassionato conoscitore degli alberi, argomento di divulgazione che lui svolge anche attraverso una trasmissione tv.

La sua passione per le piante è fatta anche di passeggiate nei boschi, di Forest Bathing, di ascolto e di contatto autentico con querce, pini e non solo. Una sorta di “uomo che sussurra agli alberi”. Anzi, ne ascolta addirittura la loro musica, attraverso uno speciale strumento.

«Da 37 anni svolgo il lavoro di falegname, sin da subito occupandomi di lavorare legno massello e non truciolare o compensato in quanto privo di formaldeide». Così, a 27 anni ha deciso di cambiare vita e di dedicarsi a un mestiere antico quasi quanto l’uomo. Lavorare il legno, infatti, è una delle primissime attività manuali. Oggi questo mestiere è ancora vivo, ma è cambiato. Come lo spiega lo stesso Tomasoni.

Oliviero Tomasoni

Foto Oliviero Tomasoni / Facebook

Come nasce la sua passione per la lavorazione del legno ecologica?

«Direi che nasce come esito del mio percorso che nel tempo mi ha fatto conoscere e apprezzare l’agricoltura ecologica e che mi ha portato da anni ad alimentarmi solo con cibi di origine biologica. Nel 1989 ho partecipato alla creazione dei primi gruppi di bioedilizia in Italia e ho fondato la prima associazione biedile bresciana Bioarca, diventandone presidente. Qualche anno dopo l’avvio dell’attività di falegname ho indirizzato l’attività in maniera totalmente sostenibile, informandomi e scoprendo l’esistenza sul mercato di vernici e prodotti totalmente naturali per arredi 100% biologici. Le vernici tradizionali non solo sono ricche di sostanze che impattano sull’inquinamento e sulla qualità dell’aria indoor, ma anche la loro realizzazione implica un consumo energetico elevato e la conseguente creazione di emissioni. Le vernici naturali hanno prestazioni tecniche di pregio, oltre a essere biocompatibili».

C’è stato un episodio in particolare che ha segnato la svolta alla bio falegnameria?

Alveare esagonale di Oliviero Tomasoni

Foto di Oliviero Tomasoni

Sì, un episodio che mi ha portato a fare il salto definitivo. Anni fa, mi recai in falegnameria con una sensazione di immotivata tristezza. Piallando la prima asse dell’albero di noce che avevo scelto in Trentino, venne fuori una pallottola. Chiesi informazioni e dai racconti degli anziani del paese venni a scoprire che quell’albero era diventato il punto in cui, in tempo di guerra, venivano fucilati i disertori. Compresi che quel legno, quell’albero mi aveva trasmesso qualcosa, la prova – così penso – che mi avesse trasferito l’energia raccolta nel tempo, anche assimiliando quella umana. Da lì decisi di cambiare la mia maniera di pormi al lavoro sul legno. La pianta soffre, sente, è un essere vivente, assimila e trasmette energia. Sta a me riuscire a lavorarne il legno per trasmetterla a mia volta. Un esempio: ho realizzato un alveare esagonale, utilizzando solo materiali legati in qualche modo al pianeta delle api (rame, ottone, magneti) e lo stiamo sperimentando in alta montagna. Già oggi si è potuto percepire una maggiore tranquillità delle api.

Come si è evoluto nel tempo il mestiere del falegname?

È evoluto sì, ma in peggio. Oggi abbiamo falegnami che non concepiscono il lavoro manuale. Si è persa la manualità, ma anche la cultura. Ho avuto la fortuna di imparare il mestiere in bottega, da un piccolo falegname che prendeva il legno privilegiando alberi che sarebbero stati comunque tagliati per far spazio ai lavori agricoli o per necessità edilizie. Si è perso molto il legame tra il falegname e gli alberi, tra lavoro e natura.

È un mestiere proiettato al futuro?

Direi di sì, anche se è un po’ più problematico oggi rispetto solo a quando ho cominciato io, sia dal punto di vista legislativo che dalle effettive possibilità e investimenti necessari.

Cucina in legno di Oliviero Tomasoni

Foto Oliviero Tomasoni

Parliamo degli alberi: ogni mobile ha il suo legno?

Certamente. Nella nostra falegnameria utilizziamo diversi tipi, spaziando dalla quercia al frassino, dal pino cembro al noce. Da poco abbiamo introdotto l’acacia, che è infestante, ma anche la paulonia, che considero il legno del futuro. Ogni albero ha una precisa energia, in quanto legato a uno specifico pianeta. A parte questo il legno ha ottime caratteristiche, quali la capacità di regolazione dell’umidità ambientale: la assorbe quando è in eccesso la dona quando è in difetto. Inoltre, non si carica elettrostaticamente, purifica l’ambiente e lo rende unico. Per conservare ed espletare queste proprietà non deve essere rivestito con vernici sintetiche, che occludono i pori e non permettendo più all’albero di “respirare”.

E per la zona notte o giorno?

A proposito, io tendo a considerare un altro fattore considerevole nella mia attività di arredo: il feng shui. Dal punto di vista energetico tengo conto dell’ambiente in cui si va a collocare un determinato mobile. Per esempio: nel realizzare un letto, considero che per riposare bene serve essere… accolti in qualche modo come i bimbi tra le braccia materne. Quindi abbiamo bisogno di legno che abbia una valenza Yin più alta, quindi legati alla luna o comunque a un pianeta “femminile” come Venere, in modo da recuperare energia.
Quando invece si è nella zona giorno si ha bisogno di elementi energetici, caratterizzanti dallo yang.

Un albero particolarmente vocato al futuro?

Oliviero tomasoni che lavora il legno

Foto Oliviero Tomasoni / Facebook

Direi la Paulownia. Originario dell’Asia, in particolare Giappone (dove è utilizzato addirittura per costruire case) e Cina, è caratterizzato da una rapidissima crescita: un albero di 8 anni può arrivare già a un diametro di 30-40 cm. È un legno caratterizzato dalla resistenza e dalla leggerezza (anche del 40%), non per niente è soprannominato “legno-alluminio”. Anche in Italia è coltivato e andrà a sostituire progressivamente il pioppo proprio grazie alle sue performance. Ha un impianto fogliare molto ampio. Ha una grande capacità di assorbire polveri sottili e non solo: secondo Coldiretti, ogni albero riesce ad “intercettare” ogni anno dalle 28 alle 32 tonnellate di anidride carbonica. È vero, non è un albero autoctono, ma dal punto di vista anche ambientale e produttivo è molto interessante.

Come decide l’acquisto del legno per le sue produzioni?

A volte contatto gli agricoltori che devono tagliare le piante sui terreni su cui si va a costruire. In quel caso richiedo di tagliarli in luna calante, in quanto si trovano nel periodo di riposo del ciclo vegetativo e c’è meno risalita della linfa, la porosità del legno è ridotta. Generalmente mi fornisco di legno proveniente da foreste certificate PEFC. Evito legname proveniente da specie esotiche perché non è mai certa la loro provenienza. Infine, preferisco legna essiccata naturalmente anziché a forno. L’essicazione è importante perché priva il legno delle sostanze proteiche di cui sono ghiotti i parassiti.

È premiante la scelta della lavorazione del legno naturale?

Oggi sì, è una nicchia di mercato in voga, anche perché è legata alla bioedilizia che sta vivendo un buon momento.

Andrea Ballocchi

© Riproduzione riservata
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