Wise Society : Olimpiadi, valori e futuro: Mauro Berruto racconta lo sport che ci rende migliori
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Olimpiadi, valori e futuro: Mauro Berruto racconta lo sport che ci rende migliori

di Vincenzo Petraglia
7 Febbraio 2026

Dalla medaglia olimpica con l'Italvolley al teatro, un viaggio tra fallimenti, diversità e piccoli grandi capolavori quotidiani

Nel pieno delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, mentre lo sport torna al centro del racconto pubblico come linguaggio universale in grado di fare da monito alla società e alla politica, ispirando valori come la pace – in un tempo dominato dalla violenza e dalle guerre – e l’accettazione delle differenze, mentre proprio la mancanza di rispetto e la negazione della diversità la fanno da padrone, Wise Society ha voluto incontrare uno dei protagonisti più autorevoli e trasversali del pensiero sportivo contemporaneo: Mauro Berruto

Ex commissario tecnico della Nazionale italiana maschile di pallavolo, medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Londra 2012, filosofo di formazione, autore, divulgatore e uomo delle istituzioni (è stata sua l’iniziativa di far inserire nella Costituzione italiana il diritto allo sport, in un’accezione che guarda allo sport come strumento di valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico), Berruto porta in scena il 9 febbraio nella città olimpica, a Milano, al Teatro Carcano il lecture show “Capolavori – New Olympic Stories”, un racconto che intreccia sport, arte, filosofia e vita quotidiana. Una riflessione profonda sul significato dell’allenare e dell’allenarsi, non solo in campo ma anche nella vita.

Lo sport, racconta infatti Berruto, non è solo competizione o performance, ma uno spazio di crescita collettiva, un potente strumento di inclusione, ispirazione e costruzione di senso, soprattutto per i giovani

Mauro Berruto

Mauro Berruto porta in scena nel cuore della città olimpica, al Teatro Carcano, “Capolavori”, in cui parla di sport e non solo.

Com’è nato “Capolavori” e cosa racconta attraverso di esso?

Non sono un attore, ma una persona che racconta in un flusso narrativo ed emozionale accompagnato da storie, suoni, musica. È un percorso che si fonda sullo sport, non solo su quello d’eccellenza che conduce a una vittoria, ma su storie che hanno a che fare anche con altri mondi e ambiti di vita. Il mio obiettivo è dimostrare che si può parlare di capolavori non solo quando si vince una medaglia olimpica o, come nel caso dell’arte, quando un quadro finisce in un museo, ma in ogni ambito in cui ciascuno di noi riesce a realizzare il proprio potenziale. Il processo di trasformazione del proprio potenziale, quando si riesce a farlo emergere del tutto, è il nostro personale capolavoro. Questo vuole dire che il capolavoro è alla portata di ciascuno, in base ai propri personali talenti.

Lei è laureato in filosofia. Quanto questo ha influenzato la sua professione di allenatore?

Moltissimo! Mi sono specializzato in antropologia e il mio maestro è stato Francesco Remotti, un antropologo che ha scritto un libro straordinario, fondamentale, Contro l’identità. Mi ha insegnato come nelle differenze ci sia la bellezza, un tema, quello della diversità, mai così attuale! Di fronte al mio spettacolo ci si potrebbe chiedere cosa c’entra un pugile con un poeta, un pittore con un atleta e così via. C’entrano e molto. Le differenze sono per una squadra una grande ricchezza: ognuno mette qualcosa di proprio a disposizione degli altri e insieme si vince. Costruire una squadra ha molto a che fare con processi antropologici, con la costruzione dell’identità di gruppo…

Come avviene in maniera pazzesca nella pallavolo. Cosa le ha insegnato lo sport e nella fattispecie il volley?

La pallavolo ha una caratteristica particolare, che la differenzia da tutti gli altri sport di squadra: passarsi la palla è obbligatorio per regolamento. Non puoi toccarla due volte, devi passarla per forza. Negli altri sport di squadra spesso si guarda al campione come a colui che riesce a cambiare le sorti della partita da solo; bene, nella pallavolo questo non è possibile. È probabilmente lo sport più di squadra di tutti gli sport di squadra!

Mauro Berruto

Mauro Berruto è stato l’allenatore della nazionale italiana maschile di pallavolo che ha vinto, fra le altre, la medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Londra 2012.

Un insegnamento valido per tutti, in particolare i più giovani forse, spesso richiusi nella loro “bolla”…

Certamente. Insegna a non essere individualisti, a sentirsi più comunità. Ma insegna anche il valore del fallimento. Chiunque abbia fatto sport sa che la sconfitta è un processo necessario. Non c’è possibilità di migliorare senza errore. La crescita dipende da come si vive e si analizza l’errore per ripartire e migliorarsi. In altri mondi, invece, sbagliare è uno stigma, l’errore viene demonizzato. Chiediamo spesso ai giovani di non sbagliare mai, ma questo è un errore enorme. Non si diventa adulti senza sbagliare…

Lei si è battuto molto per far inserire nella nostra Costituzione il diritto allo sport…

Lo sport insegna a creare e definire la propria personalità. Il benessere psicofisico oggi è un tema centrale e riguarda tutti. In un Paese come il nostro, che continua a invecchiare aumentando l’aspettativa di vita, il movimento, diffondere fra le persone a tutti i livelli la cultura del movimento, diventa un vero sistema di welfare e di prevenzione. È fondamentale per i giovani, ma anche per gli over 60 e 70, perché aiuta a stare meglio, a invecchiare meglio e a ridurre i costi del sistema sanitario.

È dimostrato che di fronte a un investimento di un euro in sport e attività fisica, se ne risparmiano ben sette. È un qualcosa quindi che conviene a tutti: lo sport è decisivo prima dei 16 anni ed è fondamentale dopo i 65, ma in generale l’attività fisica dovrebbe essere presente sempre nelle nostre vite, in tutte le fasce d’età. Se da giovane accendi la cultura del movimento, te la porti dietro per tutta la vita!

Ora la sfida è trasformare il riconoscimento costituzionale in politiche concrete, capaci di incidere davvero nella vita delle persone. La mia visione è quella di passare dalla politica alle politiche: dalle affermazioni teoriche alle azioni che hanno un impatto reale sui cittadini. Lo sport, non solo quello professionistico, garantisce la salute psicofisica delle persone e regala ispirazione, valori, obiettivi e visioni. E le Olimpiadi, che abbiamo la fortuna di vivere in prima persona in questo periodo in Italia, sono la summa di tutto questo.

Vincenzo Petraglia

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Mauro Berruto

Coach sportivo e inspirational speaker
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