Wise Society : Kristian Ghedina, lo sci, la velocità e lo sport come scuola di vita
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Kristian Ghedina, lo sci, la velocità e lo sport come scuola di vita

di Vincenzo Petraglia
10 Febbraio 2026

Nel clou delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina, con uno dei più grandi discesisti di sempre per parlare dei valori intramontabili dello sport e di come essi possano cambiare il mondo

Cosa resta dello sport quando finiscono le gare, si spengono i riflettori e il cronometro smette di contare e cosa lo sport – mentre siamo nel pieno dello svolgimento delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 – può insegnare agli esseri umani? Ai giovani certamente, ma a ognuno di noi, a tutti i livelli, persone comuni, ma anche politici e governanti in un periodo non facile come quello che stiamo vivendo caratterizzato da violenza, guerre, individualismo

Wise Society ha incontrato  Kristian Ghedina, campione assoluto dello sci alpino degli anni Novanta, con 13 vittorie in Coppa del Mondo, tra cui le celebri discese di Cortina, Wengen, Val Gardena, Beaver Creek e Kitzbühel, e impegnato in molti progetti e uno dei volti olimpici di Eurosport per commentare proprio le gare di sci alpino dei Giochi di Milano Cortina. Una chiacchierata che va ben oltre le discese leggendarie e le vittorie che hanno segnato un’epoca, ma che diventa anche una riflessione profonda sullo spirito olimpico, sulla gestione della pressione, sul valore delle cadute e su ciò che lo sport può ancora insegnare e ispirare.

Kristian Ghedina

Kristian Ghedina è stato uno dei grandi protagonisti dello sci alpino degli anni Novanta, con 13 vittorie in Coppa del Mondo.

Dalle Olimpiadi al libro “Ghedo”, passando per il docufilm “Kristian Ghedina: Storie di Sci”

Volto olimpico di Eurosport, che trasmette i Giochi Invernali di Milano Cortina 2026 in diretta integrale su HBO Max, Kristian Ghedina porta sul piccolo schermo la sua esperienza commentando le gare di sci alpino dentro e fuori dalle piste con uno sguardo tecnico, ma anche profondamente umano, di chi ha vissuto in prima persona l’adrenalina e la pressione del cancelletto di partenza. Con lui e sulle piste di Bormio e Cortina, la bicampionessa olimpica di sci alpino Tina Maze e l’ex sciatrice alpina Francesca Marsaglia. 

Il campione veneto, dopo essere uscito da poco in libreria con il libro “Ghedo. Non ho fretta ma vado veloce” (2025, Ed. Minerva), scritto con Lorenzo Fabiano, in cui racconta vittorie, sconfitte, passioni e scelte di vita, ma soprattutto cosa significhi oggi crescere, competere lealmente e restare fedeli a se stessi, è anche protagonista in questo periodo di “Kristian Ghedina: Storie di Sci”.

Un docufilm diretto da Paolo Galassi, disponibile in esclusiva su Prime Video dal 6 febbraio, in cui l’ex sciatore accompagna lo spettatore in un viaggio tra sport, territori e grandi imprese dello sci italiano, da Cortina 1956 fino alle piste dei Giochi 2026, raccontando aneddoti, personaggi e l’evoluzione tecnica e atletica di questo sport. Tra interviste a campioni, organizzatori e istituzioni, e una riflessione sulla sicurezza e sull’innovazione tecnologica, il docufilm celebra la passione, la disciplina e la storia delle montagne italiane, offrendo uno sguardo unico sulle Olimpiadi invernali attraverso l’esperienza di uno dei più grandi discesisti di sempre.

Dalle piste alla televisione come volto olimpico di Eurosport. Cosa si prova a essere dall’altra parte?

Avevo già collaborato con Eurosport in passato, seguendo la Coppa del Mondo e i Mondiali, e poi anche con Sky come inviato, ma seguire le Olimpiadi in questo ruolo è qualcosa di speciale: significa poter raccontare lo sport certamente dal punto di vista tecnico, ma anche attraverso le storie, gli episodi, le emozioni che stanno dietro a ogni gara. È questo che fa davvero appassionare le persone. Ancora oggi mi emoziono tantissimo davanti a un grande risultato: quando vedi un atleta o una squadra riuscire in un’impresa, rivivi automaticamente quei momenti, torni con la mente a quando eri tu al cancelletto di partenza. È un’emozione che non se ne va mai…

Milano Cortina 2026 arriva in un momento storico complesso. Che valore possono avere oggi le Olimpiadi per il Paese e soprattutto per i giovani?

Le Olimpiadi portano con sé valori intramontabili. Lo sport insegna la disciplina, il rispetto delle regole, il sacrificio, la capacità di rinunciare a qualcosa oggi per costruire qualcosa domani, e soprattutto il rispetto per gli avversari. Non è detto che tutti arrivino ai massimi livelli, ciò che conta davvero è fare bene quello che si è scelto di fare: allenarsi con impegno, dare il massimo, mettersi alla prova ogni giorno. Sono lezioni fondamentali per la vita, soprattutto per i giovani, in un periodo storico come questo, in cui c’è bisogno di esempi positivi, di comunità e di valori condivisi.

Kristian Ghedina

Ghedina negli anni ’90 è stato protagonista di discese leggendarie e vittorie che hanno segnato un’epoca.

Se dovesse spiegare a un giovane, in un periodo in cui si parla sempre più spesso di disagio e fragilità giovanile, perché vale la pena fare sport oggi, cosa gli direbbe?

È una cosa che dico spesso anche ai miei figli: lo sport è profondamente formativo: ti aiuta a crescere, ti dà coordinazione, disciplina e senso della responsabilità. Se poi fai sport di squadra impari ancora di più: a rispettare le regole, a collaborare con gli altri, a essere puntuale, a mantenere gli impegni. Sono aspetti basilari che valgono nello sport ma anche nella vita di tutti i giorni. In una squadra, se non arrivi in orario, la partita comincia lo stesso e tu resti fuori: è una lezione semplice, ma fondamentale.

Come si gestisce la pressione di giocarsi tutto in pochi secondi?

Ognuno la vive a modo suo, perché ognuno è diverso. Quello che ho imparato negli anni – anche grazie a un padre severo, ma molto educativo – è che il positivo alimenta il positivo. Bisogna cercare di restare sempre costruttivi e dare il massimo di sé per arrivare al risultato. Se ti abbatti subito alle prime sconfitte, diventa tutto più difficile.

Il libro GHEDO

Il libro di Ghedina (2025, Ed. Minerva) è un avvincente viaggio fra vittorie, sconfitte, scelte di vita e riflessioni su come crescere grazie allo sport e restare fedeli a se stessi,

Quando sei al cancelletto di partenza la pressione e la tensione sono inevitabilmente alte: sai di avere gli occhi di tutti addosso, le aspettative, il peso del momento.

È un po’ come preparare un esame all’università: la tensione c’è sempre, ma se ti sei preparato bene, in modo completo, la affronti meglio.

Nello sci come nella vita conta lavorare bene sotto ogni aspetto: fisico, tecnico e psicologico. Più sei preparato, più sei in grado di affrontare la gara e le sfide che arrivano.

Se a un esame non hai studiato, la tensione è quadrupla; nello sport, però, la posta in gioco è ancora più alta: una caduta può costarti una gara, una stagione, a volte una carriera. La nostra carriera dura dieci, dodici anni e spesso si hanno chance che, se non si è in grado di cogliere quando si presentano, poi non si ripetono più: per questo la preparazione e l’equilibrio mentale sono fondamentali…

È vero che si impara più dalle sconfitte che dalle vittorie? E perché spesso facciamo fatica ad accettarlo, soprattutto in Italia dove il fallimento viene in genere molto stigmatizzato?

Le sconfitte sono fondamentali nel percorso di un atleta. Spesso è proprio dalle cadute più grandi che nascono le vittorie più importanti. Una sconfitta o una caduta ti fanno capire dove sta il limite, cosa va migliorato. È un po’ come andare in bicicletta: chi è che non è mai caduto? Impari davvero quando cadi… Il problema è che facciamo fatica ad accettarlo perché la sconfitta viene vista come un fallimento definitivo, mentre dovrebbe essere considerata una tappa del percorso.

Qual è stato, a livello personale, il momento più difficile che ha dovuto superare?

Il primo è stato quando è mancata mia madre: avevo 15 anni, un anno prima di entrare in Nazionale. Non è stato facile, molti al mio posto avrebbero mollato, io invece ho tenuto duro e ho continuato. La seconda è stata l’incidente d’auto nel 1991: avevo 21 anni, stavo iniziando a vincere le mie prime gare importanti e ne sono uscito in una condizione in cui sembravo più morto che vivo. Alla fine non ho perso stagioni, ma ci ho messo tre anni e mezzo per tornare sul podio. È stato un percorso lungo, duro, ma fondamentale per quello che sono diventato.

Kristian Ghedina

L’ex atleta veneto è uno dei volti più amati di sempre dello sci azzurro.

Cosa ci dice del suo libro “Ghedo. Non ho fretta ma vado veloce”? Perché dovremmo leggerlo?

Perché racconta tanti episodi di vita vissuta che possono essere d’esempio e di stimolo, soprattutto per i giovani. Non parlo solo della mia carriera sportiva e delle gare, ma anche di tutto ciò che c’è stato intorno: la mia famiglia, mia madre, l’importanza del team, delle persone che ti accompagnano nel percorso. È un libro che invita a riflettere…

Il suo pronostico per le Olimpiadi in termini di medaglie per la Nazionale azzurra?

Siamo partiti bene e credo che ci siano le condizioni per fare molto bene. Superare il record di Lillehammer è un obiettivo possibile: le 20 medaglie sono un traguardo raggiungibile. Poi, come sempre nello sport, serviranno anche un po’ di fortuna e la capacità di sfruttare al meglio le occasioni. Speriamo davvero di riuscirci…

Vincenzo Petraglia

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