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Alessandro Tursi: “La bicicletta è la chiave della transizione ecologica”

12 Gennaio 2021

Per la bicicletta, il 2020 da poco concluso è stato un anno eccezionale. Con circa 2 milioni di prodotti venduti, è stato un mezzo attrattivo, non solo per gli incentivi dettati dal post pandemia Covid-19: «l’impennata di acquisti non va attribuita esclusivamente al bonus bici. Infatti, già a maggio, al termine del lockdown c’è stato un primo importante afflusso di persone per acquistare la bici. L’allontanamento forzato dall’auto ha fatto scattare una discontinuità che ha permesso di rompere alcune abitudini legate all’uso dell’auto. Così sono nate piacevoli consuetudini riguardanti l’uso della bici per recarsi al lavoro, magari in combinazione con il treno oppure per usarla nello sbrigare commissioni».

Così spiega il successo della bici, il presidente della Fiab – federazione italiana ambiente bicicletta, Alessandro Tursi, mettendo in luce anche un altro aspetto: nella rinnovata attenzione degli italiani per la bici, è conseguita anche una precisa volontà politica, nazionale e locale che ha incoraggiato questa nuova tendenza.

Alessandro Tursi, presidente di Fiab

Alessandro Tursi, presidente di FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta)

Presidente Tursi, che ruolo avrà la bicicletta e come dovrebbe essere incentivata la mobilità ciclistica?

La bicicletta va considerata come un attrezzo multifunzione perché è in grado di risolvere diversi aspetti tutti correlati: la mobilità ciclistica riduce la congestione cittadina, permette il distanziamento sociale richiesto per motivi sanitari, favorisce l’attività fisica che comporta benefici e benessere psico-fisico. La bici è l’unico mezzo possibile per risolvere il traffico, un’ottima alternativa considerando che due terzi degli spostamenti in auto in città sono inferiori ai 5 km. Se poi pensiamo alle potenzialità offerte dalle bici pieghevoli, che permettono di muoversi in combinazione con i mezzi pubblici. C’è poi la possibilità offerta dalle e-bike, le bici a pedalata assistita, ideali in molte località cittadine e non solo ubicate in area collinare, che caratterizza (41%) il territorio italiano. Anche la diffusione delle cargo-bike si sta cominciando a sentire.

Proprio le cargo-bike sono state contemplate nella legge Bilancio per un incentivo. Potrebbe essere un ulteriore stimolo per lo sviluppo di questo mezzo per il traffico merci?

Certamente. Anzi, questa proposta è la dimostrazione che la bicicletta è entrata nelle idee del Governo come di un mezzo polivalente. La cargo-bike è da considerare alla stregua della seconda auto: si possono trasportare merci, ma può essere impiegata per accompagnare i figli a scuola. Per ora il “bonus cargo-bike” è riservato alle imprese come credito d’imposta, utile quindi per le consegne specie in città. Ma questo credo stimolerà ulteriormente il mercato, aumentandone la richiesta, con conseguente riduzione dei prezzi e una più sostanziosa diffusione. Stiamo parlando sempre di un veicolo che ha costi irrisori in manutenzione, specie se confrontati con un veicolo a motore. La ciclo-logistica diventa così una nuova strada alternativa e preferibile al traffico merci, specie cittadino, riducendo il numero di furgoni, traffico e inquinamento.

Il legame tra bicicletta e città si rafforza, quindi?

Assolutamente sì. Se dovessimo tracciare un profilo storico del XIX, XX e XXI secolo, il primo è stato il secolo degli imperi, il secondo degli Stati e quello che stiamo vivendo è e sarà sempre di più il secolo delle città. Per la prima volta nella storia dell’uomo, nei contesti urbani vivono più persone che al di fuori. Se più della metà degli esseri umani vive in città significa dover ottimizzare gli spazi, riducendo quanto più possibile l’uso e la presenza dell’auto. La bici è fondamentale in quanto salva spazio pubblico e non consuma suolo. Il modello “15 minuti” lanciato da Parigi è ormai un’opzione sempre più interessante e imitabile.
Inoltre sta prendendo piede, oltre alle piste ciclabili, le corsie ciclabili e la “casa avanzata”, tutti stratagemmi utili per dare spazio alle bici in città.

Bicicletta

Foto di Greg Boll / Unsplash

Green Deal, Recovery Fund e bici: quale attenzione deve porre l’Italia alla mobilità ciclabile, sfruttando anche il sostegno economico offerto dall’UE?

Quello che occorre è una stabilizzazione pluriennale degli investimenti. Un problema dello sviluppo della mobilità ciclistica in Italia è l’improvvisazione e lo stimolo degli incentivi. Questi ultimi vanno bene, però creano shock di mercato, un po’ come accaduto col fotovoltaico alcuni anni fa. Servono invece investimenti sulle infrastrutture, ben programmati che diano priorità a interventi pianificati. A questo proposito, Fiab spinge particolarmente sullo sviluppo dei Bici Plan, piani della mobilità ciclistica urbana, con cui realizzare ciclabili dove servono.
Invece per incentivare l’acquisto di bici, si potrebbe anche pensare, più che a bonus, a riduzioni strutturali dell’Iva.
Nel Recovery Plan italiano si parla di transizione ecologica (cui dovrebbero essere allocati circa 70 miliardi) al cui interno si parla di mobilità sostenibile. In entrambi questi aspetti la bici vi entra in pieno.

Quindi, possiamo dirlo: la bici è lo strumento principe della transizione ecologica?

La diffusione della bicicletta significa meno auto, meno consumo di suolo. La bici inoltre aiuta la salute e il benessere, un suo più ampio impiego riduce gli incidenti stradali, e poi soprattutto contribuisce a un minore dispendio energetico, soprattutto da combustibili fossili, con una sensibile riduzione anche in termini di emissioni evitate. E anche le e-bike richiedono un consumo energetico minimo, certamente inferiore alle auto elettriche.

Questo mezzo è anche uno strumento di inclusione sociale. Lo si nota specialmente nelle economie in via di sviluppo. Penso, per esempio, a Bogotà. Nella capitale-megalopoli della Colombia, dove vivono circa 8 milioni di abitanti, sono stati costruiti in pochi anni 300 km di piste ciclabili per consentire alle persone di spostarsi dalle periferie al centro anche per poter vendere i propri prodotti nei mercati. L’aggiunta di ciclabili ha corrisposto alla chiusura delle strade alle auto e la conversione dei parcheggi.

Cicloturismo: il 2021 che anno sarà?

È ragionevole pensare a un’impennata di spostamenti a partire già da maggio/giugno, anche per la ragionevole certezza di una diffusione più ampia di persone vaccinate, ma non solo. Sarà un’estate dettata da una enorme voglia di recuperare il tempo perduto.
Parlare di boom del cicloturismo ormai è un dato di fatto. Già l’anno scorso se ne parlava, come già peraltro si era assistito di un deciso crescendo negli anni immediatamente precedenti. Quello in bici è una forma di turismo che interessa soprattutto i centri minori, nella scoperta di luoghi e di un modo di muoversi più sostenibile, dal punto di vista ambientale ma anche economico, oltre che slow.
Se vogliamo, nel 2020 il cicloturismo è esploso, insieme a forme di turismo lento e attivo. Quindi ci attendiamo per quest’anno il consolidamento di un fenomeno ormai strutturale, non più passeggero: pensiamo già a quanto accade in Europa dove i numeri del turismo in bici sono colossali (44 miliardi di euro nel solo 2012).

cicloturismo

Foto di David Marcu / Unsplash

Come si muoverà Fiab per promuovere bici e mobilità ciclistica?

Fiab sarà attiva su più fronti: innanzitutto proseguiremo la campagna “Prima la bici” promossa per incentivare gli spostamenti quotidiani in bici e per sostenere anche la spesa quotidiana in negozi di prossimità, riscoprendo il commercio di vicinato e mettendo in luce come la bici sia un’alleata del commercio – non il contrario. Inoltre continueremo, in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria, a promuovere, anche durante i mesi invernali, la buona pratica del bike-to-school. Favoriremo la mobilità casa-lavoro, presso le aziende, private e pubbliche, anche in combinazione con il trasporto pubblico. Insomma, sarà un anno all’insegna della bici.

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