Wise Society : Guerra in Ucraina: quanto è reale la minaccia nucleare globale? Intervista al Nobel per la pace 2017
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Guerra in Ucraina: quanto è reale la minaccia nucleare globale? Intervista al Nobel per la pace 2017

di Vincenzo Petraglia
12 Marzo 2022

Con Susi Snyder, di Ican, l’organizzazione premiata cinque anni fa a Stoccolma per l'impegno profuso per l'abolizione delle armi nucleari, facciamo il punto sulla situazione attuale e i possibili scenari futuri. E sui pericoli concreti che corriamo

Uno degli strumenti più potenti nelle mani di Putin per tenere sotto scacco l’Europa e la Nato, quasi del tutto impotenti, se non nelle sanzioni economiche imposte al Cremlino, di fronte all’avanzata russa in Ucraina, è la minaccia di scatenare una guerra nucleare, dagli effetti potenzialmente catastrofici per il mondo intero. Una prospettiva neppure tanto lontana (lo stesso Governo italiano ha appena predisposto il nuovo Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari) vista la spregiudicatezza con cui l’autocrate russo sta portando avanti il suo progetto neoimperialistico di aggressione a un Paese sovrano, incurante di qualsiasi diritto internazionale.

Una situazione complicata e molto difficile da risolvere che parte, però, da lontano, e chiama in causa la responsabilità anche dei Paesi europei e della Nato che negli ultimi decenni non hanno fatto quanto avrebbero potuto e dovuto per mettere al bando definitivamente le armi nucleari e dar corso a un deciso quanto auspicato disarmo planetario.

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Foto: Egor Myznik / Unsplash

Percorso cominciato, fra alti e bassi, all’indomani della fine della Guerra fredda e che, nonostante la forte mobilitazione dell’opinione pubblica negli anni e i progressi fatti anche grazie ad alcuni trattati internazionali, oggi vede ancora la presenza nel mondo di oltre 13mila testate nucleari con Russia e Stati Uniti che ne possiedono più del 90% (rispettivamente 6.255 e 5.550). Oltre a questi ultimi sono ben sette gli altri Paesi che possiedono armi nucleari (Francia, Gran Bretagna, Cina, India, Pakistan, Corea del Nord e Israele), mentre l’Italia, seppure non ne produca direttamente, ospita sul suo territorio quaranta testate atomiche americane, in quanto aderente al programma di “condivisione nucleare” della Nato. 

L’ultimo grosso sforzo per liberare il mondo dalla minaccia atomica è stato fatto da ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons), l’organizzazione con sede a Ginevra che ha contribuito in maniera determinante alla predisposizione del TPNW (Trattato per la messa al bando delle armi nucleari), ratificato ad oggi da 50 Paesi, fra i quali non ci sono ancora né l’Italia né la massima parte dei Paesi europei ed occidentali.

Un impegno che è valso a ICAN l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace nel 2017. Abbiamo intervistato la coordinatrice del settore finanziario del movimento Susi Snyder, grande esperta in armi nucleari da oltre vent’anni impegnata nel campo, per fare il punto con lei sulla situazione attuale e sui possibili scenari futuri, anche alla luce della terribile guerra in atto in Ucraina, sulla quale incombe l’ombra del nucleare qualora, per l’esacerbarsi della situazione, si dovesse arrivare a uno scontro diretto fra Russia e Nato.

A che punto siamo in tema di armi nucleari? Qual è la situazione attuale?

Ci sono ancora nove Paesi – Cina, Francia, India, Israele, Corea del Nord, Pakistan, Federazione Russa, Regno Unito e Stati Uniti – che posseggono armi nucleari, per un totale di oltre 13mila armi nucleari nel mondo. Un numero pauroso, con Stati Uniti e Russia che ne detengono insieme oltre 11mila.

Le armi sono per lo più dispiegate nei Paesi che le possiedono, ad eccezione dei sottomarini armati, con testate nucleari che girano per il mondo in ogni momento, e degli Stati Uniti, che hanno collocato le proprie armi in punti strategici in nazioni quali Belgio, Germania, Italia (ce ne sono quaranta, ndr), Turchia e Paesi Bassi.

Nel 2020, questi governi hanno speso circa 72,6 miliardi di dollari per i loro arsenali nucleari, ben 137.666 dollari al minuto!

Perché, dopo il TPNW (Trattato per la messa al bando delle armi nucleari) e il Premio Nobel per la Pace nel 2017 a ICAN per l’impegno profuso per il disarmo nucleare, la situazione è ancora in stallo ed è anzi peggiorata?

Sempre più Paesi stanno aderendo per proibirle e sostenere l’eliminazione verificabile delle armi nucleari, possibilità offerta dal TPNW. 

Susi Snyder di ICAN

Susi Snyder di ICAN

I governi di tutto il mondo riconoscono che non ci sono mani sicure per le armi peggiori oggi in circolazione, tuttavia alcuni capi di governo hanno costantemente rifiutato qualsiasi forma di cooperazione multilaterale e hanno fatto marcia indietro ritirandosi da accordi come il trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) del 1987 o l’accordo sul nucleare iraniano del 2015.

Sfortunatamente, queste azioni non erano rappresentative della volontà della popolazione. Anche nei Paesi che hanno armi nucleari o che le ospitano, l’opinione pubblica è costantemente a favore dell’abolizione delle armi nucleari. Ci vuole tempo per costruire istituzioni e norme internazionali. Eppure il TPNW è in vigore e ha superato una soglia di ratifica di oltre il 25% dei membri dell’Onu. 

Ma perché secondo lei la maggioranza dei Paesi occidentali non ha firmato il trattato?

Questa è una domanda che sarebbe meglio fare direttamente a loro.  Le popolazioni dei Paesi occidentali vogliono che il trattato sia firmato. Migliaia di parlamentari hanno chiesto ai loro governi di firmare, in alcuni Paesi hanno persino incaricato il governo di aderire al trattato. Ma ci sono altre forze in gioco e ancora molti si aggrappano al vecchio pensiero che le armi nucleari possano essere utili

Ciò che l’invasione russa dell’Ucraina ci mostra è che le armi nucleari non sono utili. Sono strumenti dei tiranni e impediscono un sostegno e una risposta adeguati. Sono illegali, immorali e i governi dovranno decidere: o dovranno avercele tutti  o nessuno. 

Dato che quasi tutti i governi del mondo sono già d’accordo sul fatto che nessuno dovrebbe averle, l’unica azione logica è che nessuno le abbia. E, fortunatamente, c’è un trattato che aiuta a perseguire concretamente questo obiettivo. 

A pesare in modo determinanti è anche il potere, ancora troppo forte, della lobby delle armi…

Indubbiamente. La lobby delle armi spinge per ottenere più contratti e spende fondi significativi per incoraggiare i decisori ad assegnare loro i contratti.

Quali sono i maggiori rischi legati al nucleare che l’umanità corre?

Le armi nucleari sono prima di tutto armi. Quando un’arma nucleare colpisce ha un impatto di esplosione – onda d’urto e calore – di incommensurabile potenza. Questo crea una palla di fuoco, che può estendersi per chilometri (a seconda delle dimensioni della bomba), generando tempeste di fuoco e sollevando polvere e fuliggine nell’aria.

La polvere radioattiva delle bombe detonanti sale nell’atmosfera e si diffonde su vaste aree del mondo e dove cade – si parla del cosiddetto fenomeno del fallout – provoca livelli di radiazioni mortali.  A seconda del numero di armi usate e dei luoghi dove vengono usate, uno scontro nucleare che coinvolga anche solo una parte degli arsenali mondiali potrebbe generare quello che viene definito un “inverno nucleare”, dove polvere e fuliggine potrebbero cioè formare  uno scudo impermeabile alla luce del sole che avrebbe l’effetto di far precipitare le temperature con conseguenze distruttive sulla vita delle specie animali e vegetali. Un rischio che riguarderebbe anche i Paesi lontani dal conflitto.

manifestante contro le armi nucleari

Foto: Martin Ollman

Gli scienziati del clima, tra cui Alan Robock e Brian Toon, hanno stimato che ciò potrebbe mettere a rischio quasi due miliardi di persone. Ben due miliardi di persone, utilizzando solo una frazione degli arsenali nucleari attuali!

Il comitato internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa ha chiarito che non c’è modo di prepararsi adeguatamente per l’uso di qualsiasi arma nucleare in un’area popolata. Non ci può essere un vero aiuto efficace per coloro che sopravvivono e, come dimostrano i nostri amici sopravvissuti ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, i sopravvissuti ci sono, ma il mondo da cui emergono è un mondo devastato.

La gente oggi si preoccupa di come la pandemia ha colpito le catene di approvvigionamento e fatto salire l’inflazione, ecco l’ordine di grandezza di quanto potrebbe generare un conflitto nucleare sarebbe nettamente superiore e i danni, devastanti, provocati dalle armi nucleari potrebbero perdurare per generazioni.

Sono state fatte diverse stime sull’impatto che una guerra nucleare potrebbe avere in termini di vittime. Alcune parlano di 85 milioni di persone in pochissimo tempo…

Una guerra nucleare comporterebbe realisticamente l’utilizzo di molte armi nucleari che andrebbero a colpire molte città di un Paese creando un’enorme catastrofe umanitaria, sostanzialmente impossibile da affrontare per qualsiasi sistema sanitario

Ma anche se solo un’arma nucleare di medie dimensioni (100 chilotoni) venisse fatta esplodere, per esempio sopra Londra oggi, l’impatto immediato sulla salute sarebbe catastrofico. Si stima che 258.680 persone potrebbero morire immediatamente e altre 892.760 potrebbero essere ferite.

Significa, quindi, considerando che la popolazione londinese è di circa 9,3 milioni di abitanti, che una persona su otto a Londra sarebbe interessata dalle conseguenze molto gravi di una possibile esplosione di un’arma nucleare di medie dimensioni. Stessa cosa per Mosca, che ha una popolazione di oltre 12,5 milioni di persone: l’esplosione di una singola arma nucleare di medie dimensioni potrebbe generare la morte di 251.800 persone e il ferimento di 1.098.310 individui. Una persona su nove dunque a Mosca sarebbe uccisa o ferita

manifestante contro le armi nucleari

Foto: ICAN, Aude Catimel

Tornando al TPNW, quali sono i prossimi step in agenda?

La prima riunione degli Stati parte del TPNW avrà luogo quest’anno, in Austria. Con la minaccia di guerra nucleare di queste ultime settimane, tutti i governi dovrebbero partecipare a questa conferenza delle Nazioni Unite per discutere le opzioni e le opportunità per assicurarsi che una minaccia del genere venga finalmente azzerata. È l’unica possibile azione responsabile. 

Il sostegno al trattato continuerà ad aumentare nel tempo man mano che le sue norme diventeranno più radicate e la pressione per conformarsi ad esse si intensificherà. Alcuni Paesi che inizialmente erano riluttanti a salire a bordo – sia perché temevano problemi con i loro alleati sia perché si aggrappavano all’errata convinzione che le armi nucleari potessero portare maggiore sicurezza – alla fine si sentiranno costretti a rivalutare la loro posizione man mano che l’adesione al trattato si allargherà e un numero sempre maggiore di parlamentari e cittadini chiederà di agire.

Questo è stato il caso di altri trattati. Per esempio, la Francia e la Cina si sono opposte al Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) quando è stato negoziato nel 1968, ma hanno deciso di aderirvi decenni dopo. Il mondo sta cambiando rapidamente e i leader di oggi non rimarranno al potere per sempre.

Se un giorno le armi nucleari dovessero essere, come tutti ci auguriamo, finalmente smantellate, cosa ne sarà di esse? Come verrebbero smaltite?

Abbiamo già esperienza nello smaltimento di migliaia di armi nucleari e c’è un preciso processo per farlo. L’arma viene separata dal sistema di lancio (missile, bomba, eccetera), le parti vengono lavorate per assicurarsi che non possano essere usate di nuovo, le componenti radioattive vengono separate e usate in centrali nucleari o trattate per renderle inutilizzabili per le armi nucleari. 

Le armi nucleari purtroppo non sono le uniche armi pericolose in circolazione…

Purtroppo no, ci sono le armi biologiche, le armi chimiche, le mine antiuomo e le munizioni a grappolo, tutte vietate a causa del loro impatto indiscriminato. Le armi nucleari sono armi di distruzione di massa, progettate per distruggere le città…

Alcune di queste armi vietate, pare vengano utilizzate anche in Ucraina. Come vede questa situazione e con quali scenari all’orizzonte?

L’invasione illegale dell’Ucraina da parte della Russia è una violazione della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. Si deve arrivare prima possibile a un cessate il fuoco e la Russia deve essere ritenuta responsabile di questa azione e deve pertanto lasciare immediatamente l’Ucraina, perché questa guerra è totalmente illegittima e sta creando un disastro umanitario.  

cerimonia consegna premio nobel per la pace 2017

Cerimonia di consegna ad ICAN del Premio Nobel per la Pace 2017 (foto: Jo Straube).

Le minacce di usare armi nucleari su chiunque possa interferire con il conflitto mostrano come queste armi non possono e non devono essere nelle mani di alcun Paese, nemmeno di un membro del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, incaricato di mantenere la pace e la sicurezza internazionale.

La guerra in Ucraina sta dimostrando una volta di più come le armi nucleari non sono affatto, come erroneamente si è portati a credere, una maggiore sicurezza per il mondo; sono invece una grande e concreta minaccia che impedisce di agire e difendere la democrazia, perché le armi nucleari diventano un’arma di ricatto potentissima di fronte alla quale non si può fare poi molto se si vuole evitare il rischio di scatenare una guerra atomica.

Vincenzo Petraglia

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Susi Snyder

Financial sector coordinator ICAN
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