Il fuoriclasse dello slalom spiega perché si cresce più nelle cadute che nelle vittorie e cosa può insegnare oggi la filosofia dei Giochi alle nuove generazioni
Giorgio Rocca è stato uno dei protagonisti assoluti dello sci alpino italiano: 11 vittorie in Coppa del Mondo, 22 podi complessivi, 3 bronzi mondiali, 2 Olimpiadi e una stagione – quella del 2005 – entrata nella storia con 5 vittorie consecutive in Slalom. Secondo solo ad Alberto Tomba per numero di successi nella specialità, è stato anche portabandiera ai Mondiali di Bormio. Un’atleta innamorato della montagna, che gli ha ispirato da sempre stili di vita sostenibili e rispettosi della natura e dell’ambiente. Come dimostra anche oggi, non a caso scelto come brand ambassador di Ecolamp, il consorzio attivo dal 2004 nella gestione responsabile dei RAEE, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Una partnership a prima vista forse poco affine, ma che invece gioca sul concetto della “seconda manche”, che sia nello sci che nel mondo dei rifiuti rappresenta l’occasione per rimediare, migliorare, dare valore a ogni gesto. Un concept che dà anche il titolo (“C’è sempre una seconda manche. Dai una seconda possibilità ai tuoi RAEE”) allo spot al centro della campagna radiofonica promossa da Ecolamp dedicata al corretto riciclo dei RAEE, on air nelle due settimane delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026.
Wise Society ha incontrato Giorgio Rocca per parlare di ambiente e montagna, di sport e nuove generazioni, e dell’unicità dello spirito olimpico, che proprio in questo periodo – in un modo sempre più violento e aggressivo come quello in cui viviamo – affascina con i suoi principi e valori forti e che può veramente essere di stimolo verso il cambiamento, per una società più equa e sostenibile.

Giorgio Rocca è stato uno dei protagonisti assoluti dello sci alpino italiano, con ben 11 vittorie in Coppa del Mondo e molti altri trofei in bacheca.
RAEE e sport, uno strano connubio…
Io sono un uomo di montagna, ho un’esigenza particolare di rispetto per la montagna e per la sostenibilità. Mi piace vedere persone educate, attente al riciclo. Ho quattro figli e abbiamo sempre insegnato loro l’importanza di riciclare, è molto in linea con il mio modo di vivere. La campagna promossa da RAEE mira a sensibilizzare le persone verso questi temi e la seconda manche significa proprio questo: ridare vita, dare un senso a un oggetto che non viene buttato, ma riutilizzato, per contribuire in qualche modo a proteggere e migliorare il nostro mondo. Riciclare correttamente i RAEE, come tutti gli altri rifiuti riciclabili, è un gesto semplice ma importante che permette di recuperare risorse preziose e proteggere l’ambiente.
Spesso non si sa proprio come smaltire i rifiuti elettrici ed elettronici. Cosa possiamo dire al riguardo?
Che bisogna portarli nei posti giusti per rigenerarli. Spesso restano ammucchiati per anni in casa, pensiamo soltanto ai vecchi cellulari, ai cavi, agli auricolari e quant’altro. In realtà forse in pochi sanno che questi rifiuti si possono portare e lasciare nei negozi che li vendono affinché possano essere riciclati: è un gesto semplice, ma fondamentale.
Nella sua vita come cerca di essere sostenibile?
Cerco di farlo anche nei piccoli gesti quotidiani: per esempio, mi muovo con i mezzi pubblici, cerco di non sprecare inutilmente le risorse, rispetto l’ambiente che mi circonda. Credo anche sia molto importante creare cultura tra i bambini quando sono molto piccoli, perché il futuro è nelle loro mani.

Il campione azzurro con il suo team della GR Mountain, progetto che unisce sport, natura, sostenibilità ed esperienze esclusive in montagna.
Il rapporto con la montagna forse aiuta tanto a essere più sostenibili.
Assolutamente! Quando vivi in un contesto naturale sei naturalmente portato a rispettare l’ambiente. La montagna è un qualcosa di stupendo, ti apre alla bellezza e ti insegna il rispetto, il silenzio, il rapporto profondo con te stesso e i tuoi limiti…
Cosa ti ha insegnato lo sport e qual è l’insegnamento più grande che può dare ai giovani di oggi?
Lo sport insegna le regole del gruppo, il rispetto degli orari, dei compagni e degli avversari. Insegna un modo diverso di vivere. Io mi sento molto fortunato ad aver praticato uno sport come lo sci, all’aria aperta, in posti bellissimi, con condizioni meteo sempre diverse. Lo sci è uno sport che si pratica in qualsiasi condizione, anche quando il tempo è brutto o nevica, e questo fortifica il proprio essere. Non finirò mai di ringraziare i miei genitori che mi hanno dato la possibilità di fare sport!

Lo Slalom Speciale ha sempre rappresentato la specialità preferita di Giorgio Rocca, che nel 2025 è stato capace, entrando nella storia, di mettere a segno ben 5 vittorie consecutive in Coppa del mondo in una disciplina che richiede precisione, forza mentale e coordinazione perfetta.
Oggigiorno – e i social hanno probabilmente contribuito ad acuire tutto ciò – si cerca di mostrarsi sempre “belli e vincenti”, si parla di performance e di successo, ma poco di cadute e fallimenti, forse importanti quanto, se non addirittura di più, le vittorie…
In una carriera sportiva in genere si perde molte volte di più di quanto non si vinca. Le sconfitte ti costringono a guardarti dentro, a capire cosa puoi migliorare. Le vittorie sono bellissime, ma sono le cadute che ti fanno crescere davvero. La sconfitta fortifica, se ci si confronta in modo sano con quello che è successo e si riparte. I ragazzi che fanno sport sviluppano più autocontrollo, più consapevolezza di potercela fare, di trovare soluzioni. Si impara dagli errori, ci si allena per migliorare. Questo dà una marcia in più. Per questo consiglio a tutti i ragazzi di fare sport.
Qual è secondo lei l’essenza dello spirito olimpico?
Ai Giochi c’è la performance, certo, ma c’è anche molto senso di famiglia. Le Olimpiadi sono multietniche, impari ad apprezzare gli avversari, la diversità, il rispetto. Vedi atleti che arrivano da Paesi più poveri, dove non hanno le nostre strutture o possibilità di allenamento. E li rispetti ancora di più, per tutto l’impegno suppletivo che ci mettono per poter dare il meglio di sé.
Vincenzo Petraglia

